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Guida interpretativa del MCMI, Millon Clinical Multiaxial Inventory. Recensione

Il volume rappresenta il primo contributo volto a esplorare in modo dettagliato il questionario di personalità costruito da T. Millon nel 1977 - Recensione

Di Angela Niro

Pubblicato il 16 Mar. 2015

Aggiornato il 14 Mar. 2016 10:34

 

La semplicità d’uso, la ridotta numerosità di item e del tempo di somministrazione, il basso rischio di simulazione e la migliore efficacia nel favorire l’inquadramento diagnostico rispetto all’Asse II del DSM, sono alcuni dei vantaggi che incoraggiano il suo utilizzo.

Guida Interpretativa del MCMI (Millon Clinical Multiaxial Inventory) scritto da James Choca ed Eric Van Denburg rappresenta il primo contributo volto a esplorare in modo dettagliato e accorto il questionario di personalità costruito da Theodore Millon nel 1977. Il volume s’introduce nel panorama testistico come un valido aiuto per i professionisti operanti nel campo della salute mentale interessati a conoscere e sondare le potenzialità di questo inventario di personalità.

Una rassegna particolareggiata di ricerche illustra qualità e limiti del MCMI attraverso dieci capitoli, informando il lettore delle fasi che hanno condotto dalla costruzione e standardizzazione e revisione, fino al suo utilizzo per l’interpretazione della personalità e della psicopatologia.

Gli autori colgono nel segno l’obiettivo di facilitare la comprensione della misurazione della personalità presentando uno strumento snello e di semplice utilizzo e con una teoria sottostante particolarmente utile per la diagnosi psicologica. Una visione teorica che concepisce alla base della personalità tre polarità: piacere/dolore, attività/passività, sé/altro che danno vita ad un insieme di convinzioni su di sé e sul mondo, modi di pensare, di sentire e di comportarsi tipici dell’uomo. Le variazioni patologiche sono qui descritte come il frutto di stili di coping non adattivi della personalità che impediscono il superamento della natura conflittuale dei rapporti tra individuo e ambiente.

La raccolta di dati clinici rilevanti è stata sempre oggetto di riflessione di molti studiosi, si pensi che le prime descrizioni di personalità possono essere fatte risalire ad Ippocrate, sin da allora probabilmente le peculiari qualità dei disturbi mentali e la necessità di un’interpretazione diagnostica obiettiva hanno ostacolato questa operazione rendendola ancora più difficoltosa per i disturbi di personalità. Nel maremagnum di tutte le misurazioni esistenti, un passo in avanti fu compiuto da Theodore Millon e i suoi collaboratori attraverso la costruzione di uno strumento olistico che è in grado di includere in un solo questionario tutti i disturbi di personalità del Diagnostic and Statistical  Manual of Mental Disorder (DSM).

La prima edizione del questionario fu rivista in modo da essere correlata al manuale diagnostico più utilizzato al mondo. Nello specifico la seconda revisione ha avuto lo scopo di adeguare lo strumento ai criteri elaborati per il DSM IV e per la misurazione della personalità depressiva e del disturbo da stress post-traumatico. Tutte le versioni del test offrono la possibilità di una misurazione coerente dei tratti di personalità e dell’eventuale presenza di psicopatologia.

È doveroso ricordare che l’inventario fu costruito per essere usato con pazienti psichiatrici. Infatti, Millon non raccomanda il suo utilizzo con individui che non siano pazienti con psicopatologie. Il test utilizza punteggi base rate ancorati alla prevalenza di attributi nella popolazione psichiatrica. Questi punteggi forniscono informazioni sulla probabilità che un dato soggetto sia simile al gruppo di pazienti psichiatrici che si pensa abbiano un particolare tratto o attributo. Tuttavia, James Choca ed Eric Van Denburg indicano la possibilità di utilizzare il MCMI anche con pazienti non psichiatrici purché sia fatto con cautela.

Il Millon Clinical Multiaxial Inventory è un questionario di autovalutazione composto da 175 item dicotomici vero/falso che attraverso ventiquattro scale cliniche fornisce una misura di stili di personalità, dei disturbi gravi di personalità e delle sindromi cliniche. L’ultimo gruppo di scale è quello delle sindromi cliniche gravi che sono rispettivamente: la scala di disturbo del pensiero, della depressione maggiore, la scala del disturbo delirante. Inoltre il MCMI è provvisto anche di una scala di validità e di indici modificatori, ossia l’indice di Apertura, l’indice di Desiderabilità e l’indice di Svalutazione. Dal punto di vista psicometrico i coefficienti alfa di coerenza interna sembrano accettabili andando da .66 per la Scala Compulsiva a .90 per la Scala di Depressione Maggiore e l’attendibilità è elevata.

La struttura del testo suddivisa in due parti accoglie nella prima la descrizione dello strumento nelle sue qualità e nella seconda conduce il lettore alla conoscenza della più complessa operazione d’interpretazione. Una vasta sezione è assegnata all’interpreazione dell’Inventario, nella quale sono fornite indicazioni dettagliate di come procedere nell’individuazione del profilo di personalità.

Si precisa di seguire come primo step la verifica della validità e la della difensività del profilo, per poi dedicarsi alla comprensione del livello di funzionamento della personalità. Gli autori rilevano che non necessariamente la presenza di picchi tra le otto scale di personalità vada interpretata come presenza di psicopatologia e che è certamente più semplice riconoscere set di risposte di falsificazione negativa quando molte scale presentano punteggi base rate superiori ad 85.

L’interpretazione dei singoli punteggi semplicistica e carente di molte informazioni è poco consigliabile, se ne raccomanda una per picchi indubbiamente più completa. Si procede prendendo in considerazione nelle prime otto scale di personalità il primo numero che rappresenta il picco più alto al di sopra della linea di taglio del punteggio base rate di 75, il secondo numero che rappresenta il secondo picco e il terzo numero che rappresenta il terzo picco. Generalmente nella codifica del profilo si fa utilizzo dello zero quando si vuole indicare che nessuna scala è sopra la linea di taglio.

Nei capitoli a seguire è discusso l’utilizzo del MCMI per la valutazione della psicopatologia e la difficoltà di quest’operazione quando si tratta di distinguere tra disturbi di personalità e sindromi cliniche dati numerosi elementi in comune. Tuttavia la conoscenza di quali scale si elevano maggiormente nei vari disturbi potrebbe semplificare questa operazione.

Inoltre nel testo si approfondisce la validità concorrente dello strumento ricorrendo ad una vasta esposizione di studi che confrontano le tre versioni del MCMI tra loro e rispetto ad altri inventari di personalità. Un aiuto concreto per la valutazione psicologica proviene dalla presentazione di resoconti di casi clinici che illustrano come è possibile giungere ad una visione olistica del soggetto integrando dati storici, dati ottenuti dal MCMI e misure proiettive e secondo quale schema descrittivo potrebbe essere strutturati.

L’augurio per il futuro che gli autori comunicano è di poter pensare all’utilizzo di misure di valutazione psicologiche non solo per finalità diagnostiche, ma anche per indicazioni di trattamento, qualità rintracciabile nel MCMI. Per concludere il volume dona una descrizione onesta di vantaggi e svantaggi del MCMI, che predispongono il clinico alla verifica attraverso la pratica clinica.

Il ventaglio di qualità attribuite al esso, non può essere trascurato, così come l’interesse rivolto ad esso da parte degli studiosi. La semplicità d’uso, la ridotta numerosità di item e del tempo di somministrazione, il basso rischio di simulazione e la migliore efficacia nel favorire l’inquadramento diagnostico rispetto all’Asse II del DSM, sono alcuni dei vantaggi che incoraggiano il suo utilizzo.

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