Nasce la Consulta delle Scuole di Psicoterapia cognitivo-comportamentale: Intervista a Ezio Sanavio

State of Mind intervista il prof. EzioSanavio che parla della nascita della Consulta delle scuole di Psicoterapia cognitivo-comportamentale - Psicoterapia

ID Articolo: 106946 - Pubblicato il: 16 febbraio 2015
Nasce la Consulta delle Scuole di Psicoterapia cognitivo-comportamentale: Intervista a Ezio Sanavio
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In un clima collaborativo è facile essere costruttivi e possono nascere molte buone cose. Penso ad una formazione meno autoreferenziale e ad una maggiore e migliore internazionalizzazione.

 

Il giorno 10 febbraio 2015 è nata la Consulta (GALLERY) delle Scuole di Psicoterapia cognitivo-comportamentale, il Professore Ezio sanavio ha risposto ad alcune nostre domande a riguardo:

(SOM)Abbiamo saputo che è stata costituita la consulta delle scuole cognitivo-comportamentali italiane il 10 febbraio 2015. Può raccontarci gli scopi di questa nuova associazione?

(Sanavio)A parte gli aspetti legali, non credo che questa Consulta sia da considerare un’altra associazione, ma piuttosto un ‘ombrello’ che permette alle varie scuole di psicoterapia di incontrarsi e dialogare. Presupposto di tutto è il convincimento che gli elementi che uniscono siano più forti di quelli che dividono. Le finalità sono ben descritte dall’art. 2 dello statuto che più sotto riporto; credo si possano riassumere in pochissime parole: mettere in contatto degli enti con simile veste istituzionale e favorire un clima di dialogo.

(SOM)Perché la necessità di costituire ora la consulta?

Messaggio pubblicitario (Sanavio)Permettetemi uno sguardo di lungo periodo. Il secolo scorso ha visto la nascita e la diffusione della psicoterapia e, per molta parte del secolo, psicoterapia e psicoanalisi sono state sinonimi. Il nuovo secolo si è aperto con una diversa egemonia, quella CBT (sia sul piano della innovazione scientifica, sia su quello dei risultati e della diffusione internazionale). La storia della psicoanalisi è stata contrassegnata da diaspore, scomuniche, culto della personalità, rivalità di scuole. Il nuovo secolo non è costretto a ripercorrere tutto ciò.

(SOM)Ci sono state difficoltà nel fare accettare a scuole così variegate un discorso comune?

(Sanavio)No, anzi è stato un processo sorprendentemente rapido e semplice. Tutto è nato da un convegno scientifico, promosso per i vent’anni della rivista ‘Psicoterapia cognitiva e comportamentale’, che invitava a riflettere sul tema: Dove sta andando la Psicoterapia cognitiva e comportamentale in Italia? Dal dire si è passati al fare: segno che i tempi erano maturi.

(SOM)Può raccontarci i componenti del direttivo?

(Sanavio)Paolo Michielin è stato il primo presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Paolo Moderato è stato presidente dell’associazione delle società CBT d’Europa, l’European Association for Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT). Sandra Sassaroli ha sempre dimostrato fiuto e capacità di riconoscere quel tanto di innovativo che si muove in giro per il mondo. Conosco meno gli altri membri eletti, che appartengono ad una più giovane generazione: Cecilia Volpi cagliaritana, Adriana Pelliccia comasca, Giuseppe Romano per l’appunto romano.

(SOM)Cosa pensate di ottenere?

(Sanavio)Mi ripeto: la cosa più importante è creare un clima collaborativo. Una Consulta può rappresentare un interlocutore importante per il Ministero dell’Università e della Ricerca, specificamente per la Commissione tecnico-consultiva per il riconoscimento degli istituti di psicoterapia. Non penso al livello burocratico dei regolamenti e delle procedure, dove già esiste un coordinamento e dove il collega Zucconi è impareggiabile. Penso ad un interlocutore culturale e scientifico su temi di fondo.
Ma penso soprattutto al Ministero della salute. Già si intravede una sensibilità diversa dal passato in temi come le linee-guida per l’ADHD, l’autismo, gli esordi psicotici. Potremo chiedere un incontro col Ministro. Temo che i vertici politici ignorino l’esperienza inglese del piano IAPT (Improving Access to Psychological Therapies). Sarebbe bello portare in Italia lord Richard Layard e farlo intervistare da Vespa o dalla Gabanelli.

(SOM)In che modo pensate di gestire i rapporti con le associazioni italiane come AIAMC e SITCC e con quelle internazionali?

(Sanavio)Proporrò un incontro sia col direttivo AIAMC sia col direttivo SITCC, confido possa esserci condivisione di obiettivi e programmazione di iniziative concrete. Discorsi sul piano internazionale mi paiono prematuri.

(SOM)Lei pensa che questa consulta possa avere un ruolo nel favorire un miglioramento della qualità formativa delle scuole di specializzazione e se sì in che modo?

Messaggio pubblicitario (Sanavio)Se le scuole funzionano meglio la qualità della formazione non potrà che migliorare. In un clima collaborativo è facile essere costruttivi e possono nascere molte buone cose. Penso ad una formazione meno autoreferenziale e ad una maggiore e migliore internazionalizzazione. Unendo le forze, per es., ci vorrebbe poco per organizzare delle settimane residenziali di altissima formazione. Molti dei passaggi in Italia di colleghi stranieri sono dovuti a fattori accidentali: amicizie personali o l’intraprendenza commerciale di personaggi che girano per le colonie, come il Watzlawick di buona memoria, per vendere a caro prezzo le loro collanine di vetro. Penso al nodo irrisolto della formazione personale ingarbugliato attorno all’opaca dizione di ‘analisi personale’. Penso allo sbilanciamento tra didattica d’aula e supervisione clinica. I canoni formativi di uno psicoterapeuta CBT non dovrebbero mai appiattirsi sulle idiosincrasie dei direttori e sul rispetto burocratico delle disposizioni ministeriali, ma valorizzare la pratica supervisionata, come in uso nei cinque continenti e come indicato dagli EABCT Standards for the training and accreditation of Behavioural and Cognitive Therapies. Penso ad una bibliografia minima comune: siamo appunto tutti membri di una comunità che si estende per cinque continenti.

(SOM) La ringraziamo per il suo tempo! 

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Articolo 2 – Finalità

1. La Consulta delle Scuole Italiane di Psicoterapia Cognitiva e comportamentale si prefigge i seguenti scopi:

a. sostenere le Scuole aderenti e rappresentare nei rapporti con le istituzioni, in particolare il MIUR, e con i portatori di interessi;

b. promuovere lo studio, la ricerca e la formazione nell’ambito della Psicoterapia Cognitivo e Comportamentale (CBT);

c. favorire la conoscenza da parte delle istituzioni e dei cittadini della CBT e delle sue applicazioni utili al benessere psico-fisico dell’individuo e della comunità;

d. promuovere nella pratica dei Servizi Socio-sanitari e nella pratica professionale privata gli interventi psicologici empiricamente validati, con particolare riferimento alla CBT;

e. Favorire la disponibilità e l’accessibilità per le persone con disturbi emotivi comuni e con altre specifiche condizioni di sofferenza psicologica dei necessari trattamenti Cognitivo e Comportamentali, anche in riferimento all’impegno del Servizio Sanitario Nazionale di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza.

Per il raggiungimento degli scopi sociali, si propone di:

1.    potenziare il coordinamento tra le Scuole di formazione in CBT e la possibilità di svolgere iniziative collaborative e in comune, sia in ambito scientifico-culturale che in difesa dell’immagine della CBT e degli psicoterapeuti con formazione cognitivo-comportamentale;

2. curare, con la collaborazione delle Scuole, la produzione e la divulgazione di materiale informativo, anche in forma audiovisiva, sulla CBT e le sue applicazioni;

3. dotarsi di mezzi multimediali per la comunicazione di massa, anche in collaborazione con le Università, con gli Ordini professionali, con altre associazioni scientifico-culturali e con le associazioni di utenti, e condurre specifiche campagne di comunicazione su temi socialmente rilevanti;

4. organizzare, con il concorso delle Scuole, congressi, convegni,conferenze, simposi, seminari ed altre attività scientifiche e divulgative aperte alle istituzioni, ai portatori di interesse e alla cittadinanza;

5. mettere a disposizione degli psicoterapeuti formatisi presso  le Scuole aderenti Linee guida, protocolli diagnostici e di trattamento, strumenti e materiali per la diagnosi e il trattamento già esistenti o, se necessario, promuoverne l’elaborazione, la messa a punto e la diffusione.

 

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