Quando l’amore fa male: sindrome di Münchhausen per procura

Si tratta di un disturbo psichiatrico in cui la persona finge una malattia fisica o un trauma psicologico per attirare attenzione e compassione verso di sé.

ID Articolo: 103874 - Pubblicato il: 03 novembre 2014
Quando l’amore fa male: sindrome di Münchhausen per procura
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Sara Costi, Irene DeSimoni, Giorgia Righi
OPEN SCHOOL Studi Cognitivi

Per Sindrome di Münchhausen s’intende un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono una malattia fisica o un trauma psicologico per attirare attenzione, simpatia e compassione verso di sé.

Erano gli sgoccioli degli anni Novanta quando Bruce Willis sbancava il botteghino con “il Sesto Senso”, film triller drammatico il cui colpo di scena finale è passato alla storia insieme alla battuta del piccolo protagonista che tutt’oggi rimane impressa nella memoria quasi al pari del monologo conclusivo di Blade Runner.

Nel film, il bambino, grazie alla sua capacità paranormale di comunicare con i defunti, riesce a vendicare una bambina smascherandone l’assassino, non il classico uomo nero, sconosciuto e cattivo, ma l’amorevole madre, la quale, fingendo di occuparsi della piccola malata, in realtà la avvelenava lentamente tutti i giorni fino ad ucciderla. Un applauso al regista per la trovata cinematografica d’effetto, purtroppo però, il personaggio della madre non è un’invenzione degna dei migliori sceneggiatori, ma rappresenta un disturbo chiamato Sindrome di Münchhausen per procura.

Il nome di questa sindrome deriva da un personaggio effettivamente esistito, per l´appunto il barone di Münchhausen, che visse in Germania nel XIX sec ed era noto per i suoi racconti estremamente fantasiosi e avvincenti, ma soprattutto umoristici.

Messaggio pubblicitario Nel 1951, Richard Asher fu il primo a descrivere un tipo di autolesionismo, in cui il soggetto s’inventava segni e sintomi di particolari patologie acute al fine di ricevere cure attraverso ospedalizzazioni (M. Godfryd, 1994). Per Sindrome di Münchhausen s’intende un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono una malattia fisica o un trauma psicologico per attirare attenzione, simpatia e compassione verso di sé. Questi disturbi fittizi spesso non sono immediatamente individuati dal medico, ma vengono scoperti solo dopo aver escluso una lunga serie di possibili diagnosi. La sindrome di Munchhausen va differenziata dagli atti di simulazione, in cui i sintomi sono sempre prodotti intenzionalmente, ma hanno uno scopo connesso alle circostanze ambientali (per es. sono prodotti per evitare obblighi legali, per evitare di sottoporsi a prove etc.); in questo caso la motivazione è il bisogno psicologico di assumere il ruolo di malato. La Sindrome di Münchhausen per procura (Münchhausen Syndrome by Proxy – MSP) è un’altra sfaccettatura di questo tipo di disturbo, nel quale la figura di accudimento arreca un danno fisico al figlio/a per attirare l’attenzione su di sé. Tipicamente la vittima è un bambino ancora piccolo e il responsabile è, nella maggior parte dei casi rinvenuti, la madre (90% dei casi) (Lasher, R.J., 2004).

Un sottotipo di MSP è stato individuato nella Sindrome di Münchhausen “seriale”, vale a dire che si ripete con più figli della stessa famiglia. Spesso nei casi di MSP seriale i figli “si ammalano” uno per volta, di solito intorno alla stessa età del fratello precedente, ma sono riportati casi in cui tutti i figli venivano ricoverati nello stesso momento (Rosemberg, 1987).

La natura cronica e “bizzarra” di questa forma di abuso lascia senza risposte molte domande sull’impatto che questo avrà sulla crescita del bambino, soprattutto sul piano psichico.

I dati più rilevanti sono stati ottenuti da studi di vecchia data di McGuire e Feldman (1989) i quali hanno evidenziato la presenza in sei bambini di disturbi di alimentazione, problemi di comportamento in età prescolare e sintomi di conversione, soprattutto nei bambini più grandi. Roth (1990), Bools, Neale e Meadow (1993) hanno sottolineato che molti bambini mostrano problemi di concentrazione e partecipazione a scuola e difficoltà emotive e comportamentali. A volte, i piccoli, pur di ottenere cure e considerazione dall’adulto, simulano uno stato di malattia che diventa un modo per superare la paura dell’abbandono o del rifiuto. Le vittime di MSP, in linea con le altre che subiscono forme di abuso di natura diversa, spesso compiono tentativi di suicidio e soprattutto in fase adolescenziale mettono in atto condotte a rischio come l’abuso di alcol e fumo, problemi di delinquenza e in età adulta difficoltà di attaccamento, d’autostima e d’identità. Mostrano, inoltre, una forte paura del futuro, ansie e vissuti di malattia, di isolamento ed emarginazione oltre a ipocondrie e fobie, e turbe sessuali (Merzagora Betsos, 2003). In alcuni casi s’istaurano personalità di tipo borderline (Herman, Perry e Van der Kolk, 1989) o personalità multipla (Withman e Munkel, 1991). Anche a distanza di molti anni nei bambini si evidenziano difficoltà di apprendimento e concentrazione, incubi notturni, difficoltà emotivo-comportamentali, nei rapporti con gli altri a casa e a scuola.

Contrariamente alle teorie correnti, Lawlor e Kirakowski, (2004) sostengono che la motivazione che porta queste madri all’abuso sui figli è cosciente e non inconscia e che le caratteristiche di coloro che sono affetti da MSP sarebbero congruenti con quelle associate alla dipendenza (Lawlor A., Kirakowski J., 2014).

Messaggio pubblicitario Judith Libow e Herbert Schreirer del Children’s Hospital Medical Center di Oakland hanno classificato la MSP secondo le tipologie dei genitori:

– cercatori di aiuto. Sono casi solo apparentemente simili a quelli della MSP. Normalmente si ha un unico episodio di malattia immaginaria piuttosto che una lunga serie di esperienze mediche. L’inganno le consente di cercare le cure mediche per sé esplicitando il bisogno di aiuto psicologico;

– responsabili attivi. Sono i casi da manuale della MSP, in cui un genitore direttamente e attivamente provoca i sintomi nel bambino tramite soffocamento, iniezioni o avvelenamento;

– medico-dipendenti. In questi casi di MSP l’inganno si limita ad un falso resoconto dei precedenti clinici del bambino. Non c’è alcun intervento diretto sulla sintomatologia. Le madri sono convinte che i figli siano realmente malati e si risentono se medici e personale ospedaliero non confermano le loro convinzioni. I bambini di questo gruppo sono in genere più grandi mentre le madri sono tendenzialmente più ostili, paranoiche ed esigenti.

Recentemente in Italia, precisamente a Torino, si è verificato un episodio di MSP, dove la madre, un’infermiera professionista di 42 anni, è stata filmata nella camera dell’ospedale mentre iniettava insulina al figlio di quattro anni; una dose sufficiente per farlo stare continuamente male, senza però ucciderlo. Ora la donna è indagata per tentato omicidio nei confronti del figlio. Il padre del piccolo difende la compagna sostenendo che il piccolo “è sempre stato di natura cagionevole e lei voleva solo aiutarlo”. Nella MSP il ruolo del padre è misterioso e incerto. Il più delle volte è assente dalla vita familiare o resta lontano da casa per la maggior parte del tempo cosa che facilita la messa in atto degli abusi da parte della madre. Il fatto curioso, tuttavia, è che quando la donna viene scoperta e messa di fronte agli abusi perpetrati, non di rado il marito la sostiene e può persino rendersi complice dei suoi inganni, facilitando tacitamente il suo comportamento. La peculiarità della Sindome di Münchhausen per procura è il fatto che chi manifesta la sindrome non è la vittima.

La sindrome di Munchhausen però non sarà più descritta all’interno del DSM-V, a riprova dello scarso interesse per questa tipologia di disturbo, probabilmente anche a causa della difficoltà nel diagnosticarlo. Ad oggi non si hanno dati soddisfacenti sulle percentuali della popolazione che ne è affetta e le ricerche a riguardo sembrano essere arrivate ad un punto morto. Si ritiene, quindi, che una maggiore informazione su questa sindrome possa aiutare i vari operatori sanitari a riconoscere i casi sospetti cercando così di ampliare i dati per possibili studi e per sventare eventuali decessi dei minori dovuti a questa forma di abuso.

 

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