La trasmissione intergenerazionale del legame di attaccamento

Pattern disorganizzati: La trasmissione intergenerazionale del legame di attaccamento e della psicopatologia borderline. Psicologia - Psicoterapia

ID Articolo: 41321 - Pubblicato il: 26 marzo 2014
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La trasmissione intergenerazionale del legame di attaccamento. - Immagine: © Ogerepus - Fotolia.comPattern disorganizzati:La trasmissione intergenerazionale del legame di attaccamento e della psicopatologia borderline.

Tra i differenti pattern di attaccamento, il sistema disorientato-disorganizzato (Main & Solomon, 1986) sembra essere quello che, con maggiore probabilità di rischio, predice lo sviluppo di psicopatologia infantile e adulta. Main e Solomon (1990) suggeriscono di considerare disorientati e/o disorganizzati i bambini che mostrano comportamenti di attaccamento contraddittori, conflittuali, “congelati” nel relazionarsi con il caregiver tipicamente detto “spaventato spaventante”, interiorizzando Modelli Operativi Interni che si dimostrano funzionali nel loro permettere di sopravvivere in circostanze di vita allarmanti e pericolose per la propria incolumità (traumatiche), ma fortemente disadattivi per lo sviluppo emotivo, relazionale, interpersonale e persino cognitivo del bambino stesso.

Molteplici studi si sono concentrati sulla relazione esistente tra attaccamento disorganizzato (D) e sviluppo di psicopatologia nel bambino, caratterizzata da quadri complessi in maniera proporzionale rispetto alla gravità, cronicità e intensità degli eventi a carattere traumatico vissuti in età precoce (altra variabile discriminante è, dunque, l’età del bambino), con lo sviluppo di sindromi in Asse I aggravate dalla compresenza di tratti dissociativi, a volte a soddisfare i criteri per la diagnosi di un Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (cPTSD).

Contributi scientifici hanno permesso di evidenziare un legame tra attaccamento D e la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità in soggetti adulti, probabilmente a causa delle grandi lacune di mentalizzazione del bambino (Fonagy, Steele, Steele, Haggitt & Target, 1994), deficit nello sviluppo delle funzioni metacognitive, instabilità nella costruzione del senso di Sé, ambivalenza verso la figura di accudimento, scissione traumatica e sistema difensivo primitivo, in balia degli effetti del vago dorsale e delle sue risposte primordiali di freeze e faint (Fonagy & Target, 1997).

A sostegno di quanto riportato, è stato osservato in uno studio condotto da Hobson, Crandell, Garcia-Perez & Lee (2005) come bambini figli di madri con Disturbo Borderline di Personalità manifestassero durante il paradigma della Strange Situation, a 12 mesi di età, un attaccamento di tipo disorganizzato nell’80% dei casi, il quale come principali conseguenze comporta notevoli difficoltà nella regolazione delle emozioni, memoria episodica frammentaria, risposte dissociative e perdita del senso di Sé (sintomatologia tipica del disturbo in Asse II, a conferma sia delle tesi circa la trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento, che della correlazione con l’insorgenza di patologia Border).

Messaggio pubblicitario La letteratura è ormai orientata verso una spiegazione scientifica ed empirica della trasmissibilità intergenerazionale del legame (Van IJzendoorn, 1995), a carico del ruolo svolto dai Modelli Operativi Interni e del loro riproporre e ricreare nel soggetto gli stili di interazione interiorizzati in infanzia; i figli di madri che svolgono il loro ruolo in maniera carente e inadeguata, che si mostrano resistenti al contatto fisico e incapaci di far fronte ai bisogni e alle angosce del bambino, tendono difatti a sviluppare poca fiducia in se stessi e negli altri, scarsa capacità di valutare in modo realistico le situazioni, una bassa competenza sociale che si esprime, a seconda dei casi, con l’isolamento o con esplosioni di rabbia ingiustificata (Cassidy & Shaver, 2008); i bambini maltrattati o trascurati si ritrovano a doversi confrontare con una visione di sé intollerabile, riflessa nelle loro figure di accudimento, e si percepiscono odiati, respinti, ma anche meritevoli di tali trattamenti, allo scopo di preservare intatta l’immagine del caregiver (per salvare il genitore, frantumano e dissociano se stessi).

Tali vissuti, se non adeguatamente elaborati e integrati nella propria esperienza, porteranno quei bambini e quelle bambine a divenire dei “genitori irrisolti” (Liotti & Farina, 2011), mantenendo vivo il copione di disorganizzazione che li ha da sempre caratterizzati.

Dati a sostegno della trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento sono supportati anche dalla letteratura che si è occupata del Disturbo Borderline di Personalità (Stepp et al., 2011); non solo è stato ribadito l’alto rischio di disturbo nel genitore e sviluppo di un pattern D di attaccamento con il figlio, ma è stata anche data una plausibile spiegazione della trasmissione del disturbo stesso e dei suoi tratti principali: i comportamenti disorganizzati del genitore trovano pieno riscontro in quelli del bambino, che “impara” a sopravvivere a contatto con un caregiver altamente disfunzionale,  con una forma di apprendimento relazionale e comportamentale altrettanto disadattiva e che, tendenzialmente, si riproporrà a circolo vizioso nei rapporti interpersonali (bagaglio trasmesso da generazione in generazione).

Nonostante questi aspetti di continuità, Van IJzendoorn (1995) osserva come la costituzione del legame sia piuttosto sensibile, entro i primi 5 anni di vita del bambino, a una serie di aspetti e fattori contestuali, relazionali, situazionali, oltre che dal temperamento individuale del bambino stesso, così che divenga necessario parlare di un transmission gap (lacuna di trasmissione), che giustifica a pieno l’assenza di una causalità diretta e lineare tra attaccamento del caregiver e quello del bambino.

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