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L’ossessione per l’ordine nell’arte di Ursus Wehrli

Arte e Ossessione per l'ordine: l'artista e attore comico Ursus Wehrli è l'autore di Tidying Up Art: l'arte di mettere in ordine. Psicologia & Pop Art

ID Articolo: 39927 - Pubblicato il: 18 febbraio 2014
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L’artista e attore comico Ursus Wehrli  è l’autore di Tidying Up Art: l’arte di mettere in ordine.

Nella sua visione estetica, l’arte e il circostante necessitano di una buona risistemata: quello di cui c’è bisogno è di una forma d’arte contemporanea più pulita, razionale e organizzata!
Questa brillante provocazione artistica non può che farci sorridere e ci chiediamo: fino a che punto l’artista svizzero impersona uno stereotipo e in che misura è veramente preda di questa ossessione?
Ancora, possiamo ridurre e assimilare questa “arte del mettere in ordine” alle tante estetizzazioni pop delle piccole ossessioni quotidiane e del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)?

GUARDA LA CONFERENZA TED TALK DI URSUS WEHRLI

 L’arte di mettere in ordine di Ursus Wehrli:

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TED Conference: Ursus Wehrli riordina l’arte

FONTE: TED.COM RIPRODOTTO SU LICENZA CREATIVE COMMONS 3.0 – AUTORE: URSUS WEHRLI

ARTEINSTALLAZIONI & PERFORMANCES – OSSESSIONIDISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Trascrizione:

Tradotto in italiano da Lela Selmo  •  Revisione di Maria Gitto

Mi chiamo Ursus Wehrli, e vorrei parlarvi, questa mattina, del mio progetto, Tidying Up Art (Riordinando l’Arte). Prima di tutto – qualche domanda fin’ora? Prima di tutto, devo dirvi che non sono di queste parti. Vengo da un’ area culturalmente completamente diversa, forse l’avrete notato? Voglio dire, primo, indosso una cravatta. E secondo, sono un po’ nervoso perché sto parlando in una lingua straniera, e voglio scusarmi in anticipo per ogni errore che potrò commettere, perchè sono svizzero, e spero che non pensiate che la lingua che sto parlando sia lo svizzero tedesco. E’ solo come suona quando noi svizzeri cerchiamo di parlare americano. Ma non preoccupatevi – non ho problemi con l’inglese in sé. Voglio dire, non è un mio problema, è la vostra lingua dopo tutto. (Risate) Io sono a posto. Dopo questa presentazione qui al TED posso semplicemente tornare in Svizzera, siete voi a dover continuare a parlare così. (Risate)

Mi è stato chiesto dagli organizzatori di leggere dal mio libro. Si chiama, Tidying Up Art (L’arte a soqquadro n.d.t.) e, come potete vedere, è più o meno un libro illustrato. Quindi la lettura finirebbe ben presto. Ma visto che sono qui al TED, ho deciso di tenere la mia presentazione in una maniera più moderna, nello spirito del TED, e mi sono organizzato con alcune diapositive per voi. Vorrei mostrarle in giro, così che possiamo, sapete… (Risate) Di fatto, ho preparato per voi degli ingrandimenti – anche meglio.

Quindi Tidying Up Art, intendo, devo dire, che è un termine relativamente nuovo. Non vi sarà familiare. Intendo dire, è un hobby al quale mi sono dedicato negli ultimi anni, e tutto è cominciato con quest’opera dell’artista americano, Donald Baechler che avevo appesa a casa mia. Dovevo guardarla ogni giorno e dopo un po’ non sono più riuscito a sopportare il disordine che questo tizio doveva guardare tutto il giorno. Sì, mi sentivo un po’ dispiaciuto per lui. E mi sembrava che persino lui si stesse davvero male costretto a guardare questi quadrati rossi disorganizzati, giorno dopo giorno. Quindi ho deciso di dargli un piccolo aiuto, e ho riportato un po’ di ordine impilando i blocchi uno sull’altro. (Risate) Sì. E penso che ora sembri un po’ meno scontento. Ed è stata una cosa meravigliosa. Con questa esperienza ho cominciato a guardare con più attenzione all’arte moderna. E mi sono reso conto che, sapete, il mondo dell’arte moderna è particolarmente sotto sopra.

E posso mostrarvi un ottimo esempio. E’ di fatto un esempio semplice, ma è un buon inizio. E’ un’opera di Paul Klee. E possiamo vedere chiaramente come sia una confusione di colore. (Risate) Sì. L’artista sembra non sapere davvero dove mettere i diversi colori. Le varie immagini qui, dei vari elementi dell’immagine — l’intera opera manca di struttura. Non possiamo saperlo, forse il signor Klee, era probabilmente in ritardo. Voglio dire… (Risate) …forse doveva prendere un aereo o qualcosa del genere. Possiamo vedere qui che aveva cominciato con l’arancio e qui l’aveva già finito, e qui possiamo vedere che aveva deciso di fare una pausa per un quadrato. E vorrei mostrarvi la mia versione ordinata di questo quadro. (Risate) Possiamo vedere ora quello che si poteva a malapena riconoscere nell’originale: 17 quadrati rossi e arancio sono giustapposti a 2 quadrati verdi. Sì, è incredibile. Voglio dire, questa è roba per principianti. Vorrei mostrarvi un lavoro un po’ più avanzato. (Risate)

Cosa possiamo dire? Che casino. Intendo dire, vedete, tutto sembra essere stato sparso alla rinfusa nello spazio. Se la mia camera a casa dei miei fosse stata così, mia madre mi avrebbe messo in castigo per tre giorni. Quindi vorrei… vorrei reintrodurre un po’ di struttura in questo quadro. E questo è riordinare ad uno stato avanzato. (Applauso) Avete ragione. A volte la gente applaude a questo punto ma di solito succede in Svizzera. (Risate) Noi svizzeri siamo famosi per il cioccolato e il formaggio. I nostri treni sono in orario. Siamo contenti solo quando le cose sono in ordine.

Ma per andare avanti, questo è un buon esempio da vedere. Questo è un quadro di Joan Mirò. E sì, possiamo vedere che l’artista ha disegnato un po’ di linee e forme e le ha lasciate cadere in qualche modo su uno sfondo giallo. E’ il tipo di cose che si producono quando si scarabocchia al telefono. (Risate) E questo è mio… (Risate) …potete vedere che ora l’intera cosa occupa molto meno spazio. E’ più economico e più efficiente. Con questo medoto il signor Mirò avrebbe potuto risparmiare tele per un altro quadro.

Ma posso vedere dalle vostre facce che siete ancora un po’ scettici. Affinché possiate capire quanto sono serio su questo argomento, ho portato i brevetti, le specifiche di alcuni di questi lavori, perché ho fatto brevettare i miei metodi al Eidgenössische Amt für Geistiges Eigentum a Berna, Svizzera. (Risate) Riporto dalle specifiche. “Laut den Kunstprüfer Dr. Albrecht –” non è ancora finito. “Laut den Kunstprüfer Dr. Albrecht Götz von Ohlenhuse wird die Verfahrensweise rechtlich geschützt welche die Kunst durch spezifisch aufgeräumte Regelmässigkeiten des allgemeinen Formenschatzes neue Wirkungen zu erzielen möglich wird.”

Sì, avrei potuto tradurre, ma non ci avreste capito niente in ogni caso. Neanche io sono sicuro di cosa voglia dire ma suona bene. Ho capito di recente che è importante il modo in cui uno introduce nuove idee al pubblico, ecco perché i brevetti a volte sono necessari. Vorrei fare un breve test con voi. Siete tutti seduti in maniera ordinata questa mattina. Quindi vorrei chiedere a tutti voi di alzare la mano destra. Sì così. La mano destra è quella con la quale scriviamo, eccetto che per i mancini. Ed ora, conterò fino a tre. Voglio dire, siete ancora belli ordinati. Ora, conterò fino a tre, e al tre vorrei che diate la mano alla persona dietro di voi. OK? Uno, due, tre. (Risate)

Vedete ora, ecco un buon esempio di come comportarsi in maniera ordinata, sistematica possa portare a volte, al caos completo. Questo lo possiamo vedere molto chiaramente nel prossimo dipinto. Questo è un dipinto dell’artista, Niki de Saint Phalle. E voglio dire, nell’originale è praticamente impossibile vedere cosa questi triangoli e colori e forme dovrebbero rappresentare. Ma nella versione ordinata, è evidente che è una signora scottata dal sole che gioca a pallavolo. (Risate) Sì, è una… questa qui, è molto meglio. Questa è un’opera di Keith Haring. (Risate) Credo non importi. Voglio dire, questo quadro non ha nemmeno un titolo. Si chiama “Senza Titolo” e penso che sia appropriato.

Quindi, nella versione ordinata abbiamo una specie di negozio di pezzi di ricambio di Keith Haring. (Risate) Così è come guardare Keith Haring statisticamente. Qui si può vedere chiaramente, che ci sono 25 elementi verde chiaro, dei quali uno a forma di cerchio. O qui, per esempio, abbiamo 27 quadrati rosa e una sola curva rosa. Voglio dire, è interessante. Uno potrebbe estendere questo tipo di analisi statistica per coprire tutti i lavori del signor Haring. Così, per vedere in quale periodo l’artista preferiva cerchi verdini o quadrati rosa. E l’artista stesso potrebbe trarre beneficio da questo tipo di procedura usandola per prevedere di quante latte di vernice avrà probabilmente bisogno in futuro. (Risate)

Uno può anche ovviamente fare delle combinazioni. Per esempio, i cerchi di Keith Haring e i punti di Kandinsky. Li puoi aggiungere a tutti i quadrati di Paul Klee. Alla fine, uno ha una lista con la quale creare composizioni. Poi le puoi categorizzare, archiviare, e metterle in un catalogatore, metterlo in ufficio e portare a casa il pane con questo lavoro. (Risate) Certo! Esperienza personale. Quindi, io… (Risate) Di fatto, abbiamo anche artisti che lavorano con un po’ più di struttura. Non è male. Questo è Jasper Johns. Possiamo vedere che qui si esercitava con il suo righello. (Risate)

Ma penso che possa comunque migliorare con un po’ più di disciplina. E penso che il tutto funzioni meglio se facciamo così. (Risate) E qui, questo è uno dei miei preferiti. Riassettare Rene Magritte, questo è davvero divertente. Sapete, c’è… (Risate) mi è stato chiesto cosa mi ha inspirato ad iniziare questo progetto. Dobbiamo andare indietro ad un tempo quando stavo spesso in hotel. Una volta ho avuto l’occasione di soggiornare in un hotel “ritzy” a 5-stelle . E sapete, c’era uno di questi cartellini — Tutte le mattine mettevo fuori dalla porta questo cartello che diceva: “Per cortesia, riordinate la stanza.” Non so se li avete da queste parti. Quindi, la mia stanza non veniva ripulita una volta giorno, bensì tre. Quindi dopo un po’ decisi di divertirmi un pochino, e prima di lasciare la stanza ogni giorno sparpagliavo un po’ di cose qua e là. Libri, vestiti, spazzolini, eccetera. Ed era grandioso. Quanto tornavo tutto era stato precisamente rimesso al proprio posto. Ma una mattina, appesi lo stesso cartellino al quadro di Vincent van Gogh. (Risate) E dovete concedermi che questa stanza non è mai stata rifatta dal 1888. E quando tornai era così. (Risate) Sì, per lo meno ora è possibile passare l’aspirapolvere. (Risate)

Ok, voglio dire, vedo che ci sono sempre persone alle quali piace contestare che quella o quell’altra immagine non è stata riordinata adeguatamente. Quindi, vorrei fare un piccolo test con voi. Questo è un quadro di Rene Magritte, e vorrei che tra di voi — nella vostra testa, intendo — lo riordinaste. E’ possibile che alcuni di voi la immaginino così. (Risate) Sì? Io preferirei farlo in questo modo. Alcuni ne farebbero una torta di mele. Ma è un ottimo esempio per vedere che l’intero lavoro è stato più che altro un lavoro manuale che ha preso parecchio tempo, per tagliare tutti i vari elementi e riattaccarli in nuove configurazioni. E non è stato fatto con il computer, come molti immaginano, altrimenti sarebbe così (Risate)

Fin’ora ho avuto l’occasione di riordinare immagini che avrei voluto ripulire da parecchio tempo. Qui c’è un ottimo esempio. Prendete Jackson Pollock, per esempio. E’ — oh no, è — è uno difficile davvero. Ma dopo un po’, ho deciso di andare fino in fondo e di rimettere tutta la vernice nelle lattine. (Applauso) Oppure potreste dedicarvi all’arte tridimensionale. Qui abbiamo la Fur Cup di Meret Oppenheim. Qui l’ho riportato al suo stadio originale. (Risate) Ma sì, è fantastico, e potete persino, sapete — O abbiamo il movimento puntinista, per quelli tra di voi che non se ne intendono d’arte. Il movimento puntinista è quel tipo di pittura dove tutto è ridotto a puntini e pixel E allora, io — questo tipo di cose sono l’ideale per riordinare. (Risate)

Quindi, mi sono dedicato al lavoro dell’ inventore di questo metodo, Georges Seurat, e ho collezionato tutti i suoi puntini. Ed ora sono tutti qui. (Risate) Potete contarli dopo, se volete. Vedete, questa è la cosa straordinaria di questa idea del riordinare: E’ nuova. Non esistono tradizioni. Non ci sono manuali, voglio dire, non ancora, almeno. Voglio dire, è il “futuro che creeremo”. (Risate) Ma per concludere vorrei mostrarvene solo un altro. Questo è La piazza del villaggio di Pieter Bruegel. Questo è quello che si vede quando mandate tutti a casa. (Risate) Sì, forse vi starete chiedendo dov’è finita la gente di Bruegel il Vecchio? Ovviamente, non sono scomparsi. Sono tutti qui. (Risate) Ne ho fatto una bella catasta. (Risate)

Quindi… di fatto per il momento ho finito. E per quelli che vogliono vedere altro, c’è il mio libro nella libreria sotto. E sono felice di firmarvelo con il nome di qualsiasi artista. (Risate) Ma prima di andare vorrei mostrarvi, che sto lavorando ad un altro — in un campo affine con il mio metodo per riordinare l’arte. Sto lavorando in un campo affine. E ho iniziato a portare un po’ di ordine nelle bandiere. Qui — questa è la mia proposta per la Union Jack. (Risate) E ancora, prima di lasciarvi… sì, credo, dopo che avete visto questa dovrò andare via comunque. (Risate) Qesta è stata dura. Non riuscivo a trovare il modo di riordinarla adeguatamente, quindi ho deciso di semplificarla un po’. (Risate) Molte grazie. (Applauso)

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