Università: l’abilitazione nazionale e il privilegio della cecità

Abilitazione Nazionale: questo episodio stimola a riflettere sul modello delle commissioni per le valutazioni del merito di individui o progetti di ricerca

ID Articolo: 39679 - Pubblicato il: 13 febbraio 2014
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Simone Natale Ph.D

 

 

Peer Review Process - Abilitazione Nazionale UniversitaLa pubblicazione dei giudizi pronunciati nelle procedure di abilitazione nazionale, che decide sulla possibilità di diventare professore associato ed ordinario nell’università italiane, ha suscitato molte critiche e proteste.

In molti casi, messi in luce dal ROARS così come da numerosi quotidiani, le decisioni delle commissioni giudicanti lasciano infatti molti dubbi.

Sebbene si tratti di 185 commissioni che lavoravano nei rispettivi settori disciplinari, dunque ogni commissione vada giudicata per il proprio specifico lavoro, l’intera procedura di abilitazione nazionale rischia di perdere di credibilità. E con essa, ne perde l’università italiana.

Questo episodio stimola a riflettere sul modello delle commissioni per le valutazioni del merito di individui o progetti di ricerca. Negli ultimi anni, il sistema universitario italiano e internazionale –a partire dalle riviste scientifiche, per passare recentemente anche alle decisioni di finanziamento di progetti di ricerca da parte del MIUR- è passato sempre di più al meccanismo di stampo anglosassone della valutazione “cieca”, o blind peer review.

La valutazione cieca (meglio se assegnata a studiosi internazionali) significa che il candidato non conosce l’identità di chi lo valuta.

Questo, naturalmente, non garantisce di per sé che l’esaminatore sia onesto e la valutazione giusta. Però ha un vantaggio fondamentale: priva gli esaminatori della responsabilità di rispondere ai valutati sulle proprie decisioni. Dà loro, insomma, tutti i mezzi per esercitare la propria indipendenza. Oltre ad assicurare una gestione più facile dei risultati.

È il privilegio della cecità, che piano piano stiamo imparando tutti ad apprezzare.

 

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