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Depressione: la Vulnerabilità Cognitiva è contagiosa? – Psicopatologia

La vulnerabilità cognitiva alla depressione è contagiosa. Questo quanto rilevato da un recente studio pubblicato su Clinical Psychological Science.

ID Articolo: 38731 - Pubblicato il: 27 gennaio 2014
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

E’ stato ipotizzato un effetto contagio e cioè di trasferibilità delle modalità depressive di pensiero e di elaborazione dell’informazione da un compagno all’altro.

La vulnerabilità cognitiva alla depressione è contagiosa. Questo quanto rilevato da un recente studio pubblicato su Clinical Psychological Science in cui gli autori hanno proprio dimostrato un effetto contagio tra pari.

La vulnerabilità cognitiva alla depressione consiste nella presenza di bias associativi negativi nel momento in cui si costruisce la propria idea di sé nei diversi contesti (Beevers, 2005); ad esempio, se posta di fronte a una nuova situazione, un individuo cognitivamente vulnerabile alla depressione penserà per prima cosa fallirà con un’autovalutazione negativa di sé.

Tale vulnerabilità cognitiva è considerata un fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo dell’umore e anche se tendenzialmente stabile non è immutabile essendo costituita da elementi squisitamente psicologici e cognitivo-emotivi. In particolare gli studiosi hanno ipotizzato un possibile effetto contagio tra pari focalizzando l’attenzione sulla popolazione dei ragazzi frequentanti il college.

Mettendo a punto uno studio longitudinale prospettico hanno coinvolto circa 100 coppie di studenti roommates – che cioè si trovavano a condividevano la stanza nel college. Ingegnosamente gli sperimentatori hanno avuto la possibilità di accoppiare a priori alcuni studenti con elevati livelli di vulnerabilità cognitiva alla depressione con altri studenti che non presentavano tale caratteristica.

Messaggio pubblicitario E’ stato dunque ipotizzato un effetto contagio e cioè di trasferibilità delle modalità depressive di pensiero e di elaborazione dell’informazione da un compagno all’altro.

Ebbene i dati hanno confermato l’ipotesi: gli studenti che furono assegnati al roommate con un elevato livello di vulnerabilità cognitiva depressiva avevano una elevata probabilità di appropriarsi – in modo probabilmente automatico e metacognitivamente inconsapevole- dello stile cognitivo depressivo del loro coinquilino. 

Inoltre, come ci si poteva attendere coloro che presentavano accresciuti livelli di vulnerabilità cognitiva alla depressione riportavano anche maggiori livelli di sintomi depressivi rispetto ai soggetti di controllo. Ahimè dunque appare molto potente il virus dello stile cognitivo depressivo che contagia addirittura i compagni di stanza, peccato che non sia accaduto l’inverso, la conversione verso una modalità di pensiero più positiva e non depressiva nella coppia di amici.

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