La fobia dei fori e il polpo ad anelli blu

Tripofobia: è caratterizzata dalla fobia dei fori che si manifesta alla vista di oggetti o piante con piccoli buchi ravvicinati

ID Articolo: 34186 - Pubblicato il: 20 settembre 2013
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Con il termine tripofobia si intende una paura eccessiva e irrazionale dei fori: non riconosciuta dai vari sistemi diagnostici internazionali è comunemente caratterizzata dalla fobia dei fori che si manifesta per esempio alla vista di oggetti o piante con piccoli buchi ravvicinati.

Geoff Cole e Arnold Wilkins dell’Università di Essex si stanno occupando in termini di ricerca di questo bizzarro fenomeno fobico.

Forse perché lo stesso Cole ne soffriva è iniziato l’interesse scientifico tripofobico.

In particolare un recente studio pubblicato su Psychological Science suggerisce che la tripofobia può verificarsi a seguito di una specifica caratteristica visiva dell’oggetto ansiogeno.

Hapalochlaena lunulata. - Immagine: Wikipedia

Hapalochlaena lunulata.

Anzitutto un dato diagnostico: all’interno del campione reclutato il 16% dei soggetti ha riportato reazioni tripofobiche alla vista di immagini di piante, animali o oggetti con piccoli fori.

Confontando 76 immagini di stimoli tripofobici con 76 immagini di controllo i ricercatori hanno identificato che una specifica caratteristica visiva accomunava gli stimoli tripofobici, come se i fori percettivamente andassero a costituire delle strisce. Ma perché vi sarebbero queste reazioni fobiche?

Messaggio pubblicitario Tra gli stimoli tripofobici troviamo anche molti animali letali per l’uomo, ad esempio il polpo ad anelli blu, uno degli animali più velenosi al mondo. Tra gli altri anche lo scorpione Deathstalker , alcuni serpenti velenosi e ragni: tutti caratterizzati dalle medesima caratteristica percettiva.

I ricercatori della Essex ipotizzano che la tripofobia e le reazioni tripofobiche possano avere una base evolutiva poiché gli esseri umani per questioni di sopravvivenza avrebbero imparato ad evitare gli animali con tali caratteristiche visive di fori raggruppati secondo specifici pattern percettivi.

Un po’ come se la parte più antica del nostro cervello ci stesse dicendo che guardando un oggetto punterellato (vedi link: http://trypophobia.com/trypophobia-picture/) che siamo di fronte a un letale avversario animale.

 

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