Psicologia contro il gioco d’azzardo patologico: istruzioni per il legislatore

Il gioco d’azzardo: Istruzioni per il Legislatore. Gambling: dannoso per i costi sociali a esso connessi, per la sofferenza, per le ricadute economiche.

ID Articolo: 32565 - Pubblicato il: 18 luglio 2013
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di Andrea Ferrari

Psicologia contro il gioco d’azzardo patologico:

istruzioni per il legislatore

 

Psicologia contro il gioco d'azzardo patologico . - Immagine: © iQoncept - Fotolia.comIn tempi recenti il gioco d’azzardo è salito sempre più alla ribalta delle cronache, specialmente per quanto riguarda le preoccupazioni per i costi sociali a esso connessi, sia in termini di sofferenza individuale e familiare, sia per le ricadute economiche negative connesse a tali sofferenze (indebitamenti, ricorso all’usura e a comportamenti criminali, perdita del lavoro…), tali da far sorgere più di un dubbio sull’effettiva utilità di fare leva sul gioco per rimpinguare le magre casse statali.

[…] Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno.

[…]— Oh che bella cosa! — gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza. — Appena che questi zecchini li avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e gli altri cinquecento di più li darò in regalo a voialtri due.

— Un regalo a noi? — gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. — Dio te ne liberi!

— Te ne liberi! — ripeté il Gatto.

— Noi — riprese la Volpe — non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo per arricchire gli altri.

— Gli altri! — ripeté il Gatto.

— Che brave persone! — pensò dentro di sé Pinocchio […]

 

(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio)

In tempi recenti il gioco d’azzardo è salito sempre più alla ribalta delle cronache, specialmente per quanto riguarda le preoccupazioni per i costi sociali a esso connessi, sia in termini di sofferenza individuale e familiare, sia per le ricadute economiche negative connesse a tali sofferenze (indebitamenti, ricorso all’usura e a comportamenti criminali, perdita del lavoro…), tali da far sorgere più di un dubbio sull’effettiva utilità di fare leva sul gioco per rimpinguare le magre casse statali.

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Un dato sopra gli altri: nell’ammontare della raccolta generata dal gioco d’azzardo, non tutti gli scommettitori incidono allo stesso modo. Poiché non risultano dati italiani che forniscano indicazioni precise, citiamo dati canadesi secondo i quali i giocatori patologici contribuiscono con percentuali dal 23% al 50% sulla raccolta complessiva del gioco d’azzardo (Williams & Wood 2004; Williams & Wood, 2007).

Un altro dato di cui tenere conto è sull’incidenza delle slot-machine (e delle VLT) sulla raccolta complessiva del gioco: in Italia rappresentano il 76,9% del fatturato sul gioco (rapporto AAMS 2012, http://www.aams.gov.it/site.php?id=5320). Ciononostante, secondo dati Eurispes (2009) la percentuale di scommettitori dediti alle slot non risulta essere superiore al 10% sul totale, un dato forse non più aggiornato ma comunque indicativo. Non a caso, le slot-machine sono considerate la forma di gioco più pericolosa (Dowling, 2005)

Gioco d’Azzardo in Italia: tra contributo al PIL & Epidemia Sociale. - Immagine: © kraevski - Fotolia.com

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Sebbene non sia possibile valutare quanto e se le problematiche di dipendenza da Gioco d’azzardo siano incrementate nel corso degli anni, sappiamo dalle ultime rilevazioni quanto il problema sia grave: si stima che quasi un italiano su 10 abbia qualche problema con il gioco. Inoltre questi numeri risultano significativamente maggiori rispetto a quanto si rileva negli altri stati occidentali (Bastiani et al, 2013).

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I fattori psicologici/individuali giocano un ruolo indiscutibile nel generare un problema di dipendenza da gioco, tuttavia crediamo che una regolamentazione più responsabile da parte del legislatore produrrebbe effetti significativi sulla riduzione globale delle problematiche, intervenendo sui fattori strutturali e situazionali del gioco d’azzardo (Griffiths, 1999).

Esistono e sono documentate alcune misure che si sono rivelate efficaci nel contenimento delle problematiche da gioco (Williams, West & Simpson, 2012). Tra queste citiamo:

Ridurre il numero di locali ove sia possibile giocare d’azzardo: a tal proposito ricordiamo che la normativa italiana prevede che sia possibile installare slot-machine in qualsiasi locale provvisto di licenza per la somministrazione di bevande. In questa categoria sono inclusi, tra gli altri, anche gli stabilimenti balneari. Ogni nostro commento è superfluo.

Eliminare le forme di gioco a più alto rischio: ad oggi, nella sola Norvegia sono state ritirate tutte le slot-machines al di fuori dei casinò (Bu & Skutle, 2013). Questo provvedimento ha contribuito a ridurre significativamente il numero di persone con problematiche di gioco, sebbene sia stato osservato uno spostamento verso il gioco online, che presenta caratteristiche di rischio simili.

Determinare un importo massimo limitato per ciascuna scommessa.

Richiedere agli scommettitori di aderire ad un limite massimo di spesa giornaliera, da loro predeterminato. Questo provvedimento potrebbe essere particolarmente utile se integrato nelle slot-machine, rendendo visibile un avviso al termine di ogni scommessa (Stewart, Wohl, 2013)

Limitare o eliminare l’accesso a bancomat e a bevande alcoliche nei casinò.

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Messaggio pubblicitario In aggiunta a tutti i fattori sopraelencati, vorremmo segnalare un fattore particolarmente importante, la cui presa in considerazione costerebbe poco in termini legislativi ma moltissimo in termini di impatto sul gioco, in particolar modo sulle slot-machine. Il nostro suggerimento è quello di ridurre in modo significativo la velocità di gioco (ovvero il tempo che intercorre tra l’avvio della scommessa e l’emissione del risultato), incrementando di converso la durata della scommessa. In uno studio di Chóliz (2010) è stata confrontata la persistenza nel gioco in due slot-machine con velocità di gioco di 2s e una di 10s: i soggetti che hanno utilizzato quest’ultima hanno giocato il 30% in meno di partite. Secondo le normative presenti, la velocità di gioco minima è di 4 secondi (art. 110 comma 6 T.U.L.P.S.), che significa che sono sufficienti dieci minuti per giocare 150 € ad un ritmo di 1€ per scommessa.

In conclusione, ci sono evidenze sufficienti perché vengano messe in atto misure legislative per favorire il contenimento delle problematiche da gioco. Ma la volontà legislativa, sempre ammesso che esista, si dovrà scontrare necessariamente con la riduzione delle cifre di raccolta. E tra il dire e il fare, ci passa un mare di denaro.

Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!

(Il grillo parlante)

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BIBLIOGRAFIA:

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