SITCC 2012- Formazione in Psicoterapia: terapeuta o paziente?

SITCC 21012: didatta e allievo collaborano per la costruzione di senso della loro relazione condividendo i loro campi di apprendimento.

ID Articolo: 17206 - Pubblicato il: 07 ottobre 2012
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Roberta Dalena

SITCC 2012 Roma - Reportage dal Congresso Annuale della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

DAL SIMPOSIO: LA FORMAZIONE CENTRATA SUL TERAPEUTA E LA FORMAZIONE CENTRATA SUL PAZIENTE

La formazione in psicoterpia diventa un’esperienza in cui didatta e allievo collaborano per la costruzione di senso della loro relazione grazie alla condivisione dei loro campi di apprendimento.

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La Formazione in Psicoterapia deve essere centrata sul paziente o sul terapeuta? 

Nel primo caso si pone particolare attenzione ai protocolli diagnostici e d’intervento seguendo precisi principi di efficacia. E’ vero, però, che negli ultimi tempi l’interesse si è spostato sulla relazione terapeutica e quindi sulla dimensione emotiva attivata dal rapporto con il paziente.

Per formazione centrata sul terapeuta, invece,  intendiamo un modello che sviluppa le conoscenze e le tecniche derivate dal primo, mettendo però l’accento sulla dimensione intersoggettiva e sulla relazione terapeutica, intesi come strumenti indispensabili per promuovere il cambiamento in terapia.

Fatta questa breve introduzione, necessaria per comprendere i concetti dibattuti durante questo Simposio, possiamo entrare nel vivo del discorso descrivendo quali sono i punti di vista in merito all’argomento.

Secondo Antonio Fenelli si dovrebbe parlare di formazione decentrata, ovvero una formazione che non sia centrata nè sul terapeuta nè sul paziente. Cosa significa? Quando si parla di formazione in psicoterapia non si può fare a meno di pensare a due figure imprescindibili: didatti e allievi (accostati metaforicamente alle figure del mastro e dell’apprendista). Il decentramento della formazione consiste nel porre l’accento non tanto singolarmente sull’uno o sull’altro, quanto sulla relazione che entrambi co-costruiscono. In questo senso il didatta non deve essere inteso come insegnante puro e semplice, interpretato come strumento per il trasferimento di conoscenze, metodi e competenze. Al contrario, ha un compito ben più complesso, quello di aiutare l’allievo a trovare il proprio campo di apprendimento.

In quest’ottica, squisitamente costruttivista, si rifiutano categoricamente le riproduzioni da parte degli allievi delle modalità e degli stili dei propri didatti a tal punto da valutare questa eventualità come un totale fallimento. In tal senso diventa sostanziale lavorare sulle mappe cognitive lungo le quali i didatti si muovono per riconoscersi in un ruolo il cui compito non è quello di trasmettere contenuti, nè tantomeno di riceverne. Ne deriva che la formazione in psicoterpia diventa un’esperienza in cui didatta e allievo collaborano per la costruzione di senso della loro relazione grazie alla condivisione dei loro campi di apprendimento.

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Il simposio continua con l’intervento di Lorenzo Cionini. Quest’ultimo, condividendo la posizione di Antonio Fenelli sull’importanza di considerare la relazione didatta-allievo una co-costruzione di aree di apprendimento, si focalizza sull’inutilità di trasferire durante il percorso formativo soltanto tecniche o modelli. Cionini ritiene infatti che tecniche, procedure, modelli e protocolli non abbiano significato in quanto tali, ma lo acquisiscano solo all’interno della relazione. Risulta evidente che il processo di apprendimento non deve riguardare la tecnica di per sè, ma la procedura con cui inserire la tecnica all’interno della relazione, nonchè la modalità di porsi in relazione con l’altro.

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Ancora, la formazione personale è ritenuta indispensabile per giungere alla conoscenza del proprio funzionamento cognitivo ed emotivo, dal quale non si può prescindere nel lavoro con i pazienti. Le ragioni di questa necessità risiedono nel considerare la buona gestione delle emozioni che il terapeuta vive durante la relazione, determinante per l’esito della terapia. Eppure Cionini propone diverse modalità di applicazione della formazione personale, proponendo alternative alla terapia individuale: ad esempio, la supervisione intesa non come momento per correggere il proprio metodo, ma come comprensione delle difficoltà che emergono dalla relazione in funzione al proprio funzionamento emotivo.

Concludendo, La Formazione in Psicoterapia deve essere centrata sul paziente o sul terapeuta? La posizione assunta durante questo simposio non lascia spazio ai dubbi… 

E voi cosa ne pensate?

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