SITCC 2012: Discorso Inaugurale del Presidente Antonino Carcione

SITCC 2012 Roma: Discorso inaugurale del XVI congresso della Società Italiana di Terapia Cognitiva e Comportamentale (SITCC)

ID Articolo: 17105 - Pubblicato il: 05 ottobre 2012
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Antonino Carcione (presidente SITCC)

Discorso inaugurale del XVI congresso della Società Italiana di Terapia Cognitiva e Comportamentale (SITCC) (4 ottobre 2012, Centro Congressi Angelicum, Pontificia Università San Tommaso, Roma)

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Cari colleghi e colleghe,

quest’anno è lo stesso titolo del congresso “Questioni controverse in psicoterapia cognitiva” che ci invita ad alimentare i dibatti sui temi che sono oggetto di maggior discussione nella nostra società e non solo. La presenza nella SITCC di aree diverse favorisce certamente questi confronti e proprio in quest’occasione le diversità possono essere un grande punto di forza per animare, arricchendolo e vivacizzandolo, il dibattito intellettuale e scientifico.

Antonio Semerari, come chair, e l’intero comitato scientifico hanno lavorato per rendere il congresso interessante e stimolante per tutti, contenendo i costi il più possibile, in particolare per i soci studenti e corrispondenti, anche se pur sempre oneroso soprattutto in questo periodo di crisi economica.

Con questo congresso scade il direttivo attuale e con esso si chiude il mio secondo mandato alla Presidenza, che spero di aver svolto nell’intero interesse della SITCC e nel rispetto di ogni voce, cercando di promuovere quanto più possibile il dibattito scientifico e la ricerca, unico mezzo per far valere la psicoterapia nelle strette della psichiatria biologica e con pari dignità della farmacoterapia secondo una logica scientifica unica.

Come sei anni fa avevo sottolineato nel mio programma pre-elettorale, ribadendolo in più occasioni congressuale e di discussione on-line, una caratteristica propria della SITCC è costituita dalla pluralità e dalla complessità delle sue componenti culturali e storiche. E tale pluralità costituisce contemporaneamente il punto di forza e di debolezza della società stessa. È un punto di forza per la straordinaria ricchezza del dibattito che permette di sviluppare e questo Congresso, dal titolo significativo, ne dovrebbe essere l’occasione. È un punto di debolezza quando le varie componenti culturali, geografiche e le diverse scuole si muovono ciascuno per proprio conto, se non in modo conflittuale tra loro.

SITCC 2012: LA CRISI DEI 40 ANNI: ISOLATI E FRAMMENTATI? Tavola rotonda dei Past President SITCC sui Punti di forza e di debolezza della SITCC

Nella pluralità è quindi implicito un rischio di crisi; una crisi d’identità che può, a mio avviso, essere affrontata e superata solo se abbiamo una bandiera comune. Siamo in un periodo storico di crisi della psicoterapia, o meglio di quegli approcci terapeutici che non stanno al passo della ricerca scientifica e delle neuroscienze, che si muove a passi da gigante negli ultimi anni.

Forte è la pressione culturale, ma anche dell’utenza che a noi si rivolge, a provare l’efficacia del nostro intervento, a spiegare qual è il valore aggiunto e quindi perché va preferita una terapia a un’altra. Sia chiaro, non credo a una terapia migliore delle altre in assoluto. Credo che questo discorso, come in qualsiasi altra professione di cura, vari a seconda del problema/disturbo da affrontare e a seconda della richiesta di chi a noi si rivolge. A tal proposito rimando anche alla semi-plenaria su farmaci, psicoterapia e neuroscienze, dove viene anche affrontata la questione relativa all’integrazione dei trattamenti.

Quello di cui sono fermamente convinto è che la scientificità, ovvero un atteggiamento che ci costringa a sottoporre al vaglio della valutazione dell’efficacia i nostri trattamenti e la scelta stessa del trattamento da proporre, debba essere la bandiera che caratterizza la SITCC, come stabilito nel suo stesso Statuto e come ha sottolineato più volte il nostro fondatore Gianni Liotti. 

Su questo non devono esserci equivoci, è stato detto varie volte, non si tratta di essere tutti ricercatori, ma tutti dobbiamo considerare il panorama della letteratura internazionale e abbandonare un atteggiamento in cui le opinioni prevalgono sulle evidenze. L’ideologia e i pregiudizi fanno male ai nostri pazienti, fanno male a noi e alla psicoterapia che è sempre più schiacciata da istanze biologiche, se non riduzioniste, come parte dell’approccio del DSM-5, che pure ritengo ha i suoi meriti e non va demonizzato, ci dimostrano.

L’osservazione che da psicoterapeuti dobbiamo concentrarci non sui dati, perché questo distoglie dal nostro compito che è di dedicarci al mondo soggettivo e intersoggettivo del paziente, alla sua storia di vita ed al suo dolore non è un’osservazione a mio avviso legittima e sensata, ma solo pretestuosa e ideologica. È ovvio che tutto ciò è e deve essere il cuore del nostro lavoro, non lavoriamo con numeri, ma con persone. Riprendendo quanto ho già sostenuto in un dibattito, la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), in tutte le sue variabili, è nota proprio per essere attenta all’analisi minuziosa del disagio personale, considerando la specificità di ogni individuo, e lo fa tenendo presente non soltanto teorie generali o epistemologiche sul funzionamento dell’uomo, anche ma non soltanto! Spesso crediamo che la TCC è richiesta perché è breve e, quindi, costa meno. Vero, ma è anche vero che essa è cercata anche perché -e soprattutto- è assolutamente rispettosa dell’individuo, attenta ai suoi scopi e ai suoi bisogni più intimi, perché è attenta a tutti i dati che emergono dalla ricerca scientifica. Insomma perché, in una parola, è vicina il più possibile all’esperienza dell’uomo. La TCC considera il punto di vista del paziente su di sé come qualcosa da prendere seriamente in considerazione, ma da sottoporre insieme a verifica empirica (ricordiamoci l’empirismo collaborativo). Non è questo massimo rispetto per l’individuo? Solo dopo passa a fornire, eventualmente, indicazioni, informazioni e, perché no, anche prescrizioni, per gestire al meglio la sofferenza, il funzionamento sociale, le relazioni interpersonali. Insomma per adattarsi meglio alla vita quotidiana, cercando di migliorarne la qualità, secondo il proprio modo specifico di pensare e in linea con i propri obiettivi di vita.

Per questo anche all’esterno della SITCC, sia nel mondo scientifico e accademico che presso l’opinione pubblica, deve emergere chiaramente che spesso le informazioni che circolano sulla TCC sono false; e soprattutto va ribadito con forza che l’identità forte della TCC in generale e della SITCC nello specifico è fondata proprio sulla ricerca scientifica. È solo questo che consente nel mondo di oggi di avere credibilità con l’opinione pubblica, con i pazienti, con le Università, con le riviste scientifiche, con gli Enti da cui ottenere finanziamenti, altrimenti finiamo con l’appiattirci su slogan vuoti, come affermare semplicisticamente la centralità dell’uomo, riducendo l’approccio ad un approccio umanistico tout court che ci danneggia su tutti i fronti; ed in particolare a vantaggio soprattutto, ma della psichiatria biologica e riduzionista che vanta, al contrario, il possesso, vero o presunto, della conoscenza del funzionamento mentale umano.

La psicoterapia non è, come alcuni sostengono, una scienza non “a statuto speciale” e come tale deve seguire il modo di procedere della scienza. Abbandonare quest’atteggiamento, non coltivarlo o, peggio, ostacolarlo, è, a mio avviso, scorretto nei confronti dei pazienti e, per di più, suicida per la SITCC. Come già ho avuto modo di affermare, la ricerca serve prima di tutto ai pazienti perché migliora la cura, la aiuta e non tenerne conto è proprio il peggior servizio che a loro possiamo rendere, su questo non ho dubbi. La vicinanza ai pazienti, l’ascolto, l’accoglienza, la relazione umana e così via non sono assolutamente bandite, anzi, ma da sole non bastano: direi che sono un requisito necessario e indispensabile – e su questo siamo tutti d’accordo – ma non sufficiente – e su questo non siamo tutti d’accordo. E questo è un gran problema!

Mi auguro che questo Congresso si muova in quest’ottica animando un dibattito vivace, intellettualmente onesto e soprattutto costruttivo. Questo consentirà sempre più di avere un ruolo influente sulla politica della psicoterapia in Italia e di promuovere una sempre maggiore visibilità del cognitivismo italiano all’estero che sono i due principali obiettivi strategici che mi sono posto in questi anni e che solo parzialmente è riuscito. Sono decisamente in aumento i cognitivisti in ambito accademico, le pubblicazioni in ambito internazionale, gli operatori nei servizi pubblici, i rapporti con altre società scientifiche nazionali ed internazionali. Ma molto rimane ancora da fare.

Ricorrono inoltre quest’anno i quarant’anni dalla fondazione della SITCC: chissà se quei soci fondatori possono essere soddisfatti del punto in cui siamo arrivati oggi. Verrà sicuramente organizzato un evento per celebrare la ricorrenza e un ricordo particolare è per Vittorio Guidano, che è nei nostri pensieri, sempre maestro per tanti.
Alla tavola rotonda con la nostra “storia” rimando per inaugurare al meglio questo congresso, ringraziando Antonio Semerari per l’idea e l’efficacia della proposta.

 

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