La condivisione in Psicoterapia

Psicoterapia: Quanto riescono a condividere paziente e terapeuta? Quanti contenuti entrano a far parte di un patrimonio comunicativo comune?

ID Articolo: 13362 - Pubblicato il: 20 luglio 2012
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La condivisione in psicoterapia. - Immagine: © Lisa F. Young - Fotolia.com

 

 

Quanto riescono a condividere paziente e terapeuta in psicoterapia? Quanti dei contenuti che si scambiano entrano a far parte di un patrimonio comunicativo comune?

Secondo Clark e Schaefer (1989) i criteri che stabiliscono se il messaggio elaborato dal soggetto che parla viene effettivamente condiviso dall’interlocutore sono cinque:

attenzione continua, quando l’ascoltatore continua a partecipare alla conversazione mostrando interesse per i contenuti esposti dall’altro;

– inizio attinente alla sequenza successiva, se l’ascoltatore avvia una sequenza comunicativa che appare rilevante nella stessa misura di quella precedente;

– riconoscimento, allorché l’ascoltatore esprime consenso;

– dimostrazione, quando l’ascoltatore dimostra di aver compreso ciò che l’altro intendeva comunicargli;

– esposizione, quando l’ascoltatore espone il contenuto che l’interlocutore gli ha presentato in precedenza.

La costruzione delle narrative personali in terapia cognitiva. - Immagine: Copertina del libro. Proprietà di Eclipsi Editore.

Articolo consigliato: La costruzione della narrative personali in terapia cognitiva #1

L’interazione comunicativa che avviene tra paziente e terapeuta durante la psicoterapia si compone di due flussi comunicativi distinti (Bara, 2007): un flusso di superficie, rappresentato dai contenuti che il paziente mette a disposizione del terapeuta, e un flusso profondo, costituito da quella parte di informazioni, esplicite o implicite, che il clinico riceve dal paziente all’interno del flusso di superficie ma che ritiene più rilevanti delle altre, decidendo perciò di rimandargliele.

I due flussi si alternano in modo ciclico e continuo; in alcuni momenti della psicoterapia, il paziente esplicita di condividere col terapeuta uno specifico contenuto, ed e’ allora che possiamo parlare di conoscenza condivisa terapeutica (Bara, 2007). Il tema della condivisione in terapia e’ stato indagato sia da analisti della conversazione (Galimberti, 1992) sia da psicoterapeuti (Bercelli e Lenzi, 2005; Wynn e Wynn, 2006); alcuni studi in ambito cognitivista (Bara e Bosco, 2000; Bara e Ardito, 2003) hanno messo a punto uno strumento capace di misurare il livello di condivisione fra terapeuta e paziente, assumendo che un elevato grado di condivisione implichi una buona relazione terapeutica, a sua volta fondamentale per generare progressi terapeutici significativi. L’indice di condivisione si declina attraverso sette item, nei quali il paziente:

– interrompe il terapeuta per terminare una frase iniziata da quest’ultimo (conclusione)

– rielabora la proposta di condivisione del terapeuta modificandola e correggendola (correzione)

– utilizza una metafora o un neologismo introdotto da lui stesso o dal terapeuta (linguaggio figurato)

  Messaggio pubblicitario – si avvale di un concetto emerso nel corso della terapia (riferimento); 

– interpreta un evento specifico verificatosi in terapia (rilettura);

– fornisce una spiegazione in merito al suggerimento del terapeuta, dimostrando di fatto di accettare la sua proposta (spiegazione);

– non accetta la proposta di condivisione del terapeuta, introducendo un frame terapeutico nel quale viene condiviso il mancato accordo sul significato da attribuire ad un contenuto della comunicazione (non-accordo).

L’indice di condivisione e’ volto a definire, mediante l’analisi delle sedute, la porzione di informazioni che il paziente e il clinico non si sono solo scambiati esplicitamente, ma sono anche giunti a condividere ad un livello più profondo, quello dei significati soggettivi. Si tratta di una negoziazione spesso parziale e sempre graduale, che passa sia attraverso l’accordo sia attraverso il non accordo, e che nel corso di un cammino clinico può variare di intensità a seconda dei temi trattati e delle fasi terapeutiche attraversate.

 

 

BIBLIOGRAFIA

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