Dipendenza Amorosa e Sessuale: Shame, di Steve McQueen

Un film sulla dipendenza amorosa e sessuale. Brandon e la sorella Sissy sono legati da un filo doppio e da un passato probabilmente tragico.

ID Articolo: 6922 - Pubblicato il: 13 marzo 2012
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Umberta Telfner.
Questo articolo è pubblicato anche su vitadidonna.org 

Dipendenze Amorose e Sessuali: Shame, di Steve McQueen. - Immagine: The poster art copyright is believed to belong to Fox Searchlight Pictures.

Ho recentemente visto Shame, il film di Steve McQueen, con Michael Fassbender e  Carey Mulligan presentato al Festival di Venezia (2011) e vincitore della  Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

Un film sulla dipendenza amorosa e sessuale, due lati di una stessa medaglia. Brandon e la sorella Sissy sono legati da un filo doppio e da un passato probabilmente tragico e molto violento rispetto al quale non ci verrà svelato nulla. Da psicologa mi immagino una famiglia profondamente invischiata, senza confini, probabilmente abusante, così come fusi insieme sembrano i due fratelli che potrebbero aver avuto un rapporto molto troppo stretto (sessuale?) da ragazzini data la paura dell’intimita e l’aggressività di Brandon a seguito dell’entrata della sorella nella sua vita.

Fratello e sorella hanno poi preso due strade complementari nella sofferenza e nella dipendenza: la giovane donna non riuscendo a fare a meno di un punto di riferimento amoroso -dipendente affettiva- e l’uomo vivendo con una compulsione sessuale parossistica e l’incapacità di stabilire rapporti intimi con le altre persone.

Ambedue hanno la sensazione di non esistere senza le azioni che compulsivamente mettono in atto: lei si taglia e pietisce attenzione, mascherandosi appena da vittima e cercando amore come ossigeno per vivere; lui, freddo e controllato e apparentemente sempre altrove, consuma sesso con dolore, cercando orgasmi che non sembrano dargli piacere (il suo volto mentre gode pare una maschera di dolore). Ogni volta è come se nulla fosse avvenuto, ogni prestazione cancellata dal bisogno di un’altra prova.

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Dal primo momento vediamo Brandon, bello, sensuale e freddo, in un letto solitario che si tocca e lo seguiremo poi nelle sue peregrinazioni sessuali, sempre alla ricerca di sesso facile a pagamento (prostitute, masturbazione compulsiva, siti porno di ogni genere, provocazioni a donne di altri, uomini, dark rooms in locali gay, tutto fa brodo purchè non condito da intimite progettualità; Il suo motore psichico e perennemente fuori giri e la sessualitè costantemente utilizzata come strategia per spegnere l’ansia.

La relazione con la sorella appare costretta in tale modo che nessuno dei due ha spazio per nessun altro legame: il matrimonio fra loro due, nella disperazione più totale e nell’incapacità di darsi reciprocamente aiuto se non nei momenti di crisi assoluta. C’è anche colpa, Brandon sembra sentirsi in colpa verso la sorella, la tollera a casa, la sente come un peso e non ha il coraggio nè la forza di aiutarla nè di cacciarla, di nuovo non sappiamo perchè (una seduzione giovanile?) ma il sentimento è tangibile nella trama.

Messaggio pubblicitario Un abbraccio mortale esattamente come mortale il rapporto di ambedue con la sua dipendenza: sesso e morte come coniugati da Freud. Ambedue hanno bisogno di sesso (lui), amore (lei) per sapere di essere vivi e perpetrano probabilmente sugli altri quello che è stato fatto a loro: possiamo ipotizzare che siano stati reificati nel loro passato perchè trattano gli altri ora come oggetti, seguendo un copione tutto loro e sempre uguale. Ripetitivo e ansiogeno, una caduta negli abissi della solitudine, della morte psichica, tutti e due.

Il film propone scene di sesso e disperazione ma non sensuale nè erotico. Lo psicoanalista Lacan sosteneva che per l’erotismo fosse necessaria la presentificazione dell’altro, l’incontro con un interlocutore, mentre qui abbiamo due solitudini allo specchio: ognuno vede solo se stesso ed è solo con se stesso, l’altro non esiste se non come persecutore per lei e prestazione sessuale per lui. Interessante come la critica si sia occupata soprattutto della dipendenza di lui, trascurando quella assolutamente complementare e altrettanto grave di lei (viene descritta anche un’altra forma di dipendenza, quella dell’amico David che ha un bisogno parossistico di ricevere conferme). Segno dei tempi e del retaggio romantico della nostra cultura: siamo abituati ad una donna che pietisce amore, ipoaggressiva, non ci stupisce che una femmina non possa amare senza dipendere.

Erezioni virtuali - Immagine: © Blanca - Fotolia.com -

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Fa ancora scandalo invece mostrare la debolezza di un uomo, anche se questa debolezza rivelata attraverso scopate con donne consenzienti, spesso professioniste del sesso, sempre belle. Debolezza? Certo, la ricerca del sesso è la droga che assoggetta Brandon e fa di lui quello che vuole, lo guida come fosse un burattino; il suo Io è annullato dal bisogno di sesso e questa ricerca è più forte di lui, lo possiede in un bisogno mortifero che non gli dà tregua e non gli permette di ritrovarsi. Proprio come le droghe pesanti, sempre di più e mai abbastanza. Brandon pur di fare sesso appare pronto a trascurare il lavoro, il successo, la sua vita e per il sesso – che nasconde agli altri come segreto vergognoso ma ineludibile, rischiando anche sul lavoro – ha perso la possibilità di esprimere le proprie emozioni, di vivere la vita, di connettersi con gli altri (nell’unico corteggiamento normale appare distante e sprovveduto, contemporaneamente).

Angoscioso questo film che mostra l’ansia e la disperazione quasi onnipresenti di un giovane uomo di questi tempi. Lo fa in modo volutamente lento, con poche parole e molte azioni, mostrandoci una New York insolita (Brooklyn?) accompagnata da una musica raffinata .

Il film mi è piaciuto molto, lo consiglio.

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