“Ricomporre il puzzle. Quando il trauma interferisce nel percorso di crescita”

ID Articolo: 5702 - Pubblicato il: 10 febbraio 2012
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– Milano, 9 febbraio 2012.  Reportage dal convegno: RICOMPORRE IL PUZZLE – Quando il trauma interferisce nel percorso di crescita. GIOVEDI’ 9 FEBBRAIO 2012 ORE 9.00 – 14.30 Sala delle Colonne della BPM Via S.Paolo 12 – Milano – Organizzato dalla SOCIETA’ ITALIANA di PSICOLOGIA CLINICA e PSICOTERAPIA.

RICOMPORRE IL PUZZLE  Quando il trauma interferisce  nel percorso di crescita -  SOCIETA’ ITALIANA di PSICOLOGIA CLINICA e PSICOTERAPIA - Immagine:  Pablo Picasso, Girl with a boat. Nell’accogliente cornice di un palazzo nel centro di Milano si sono incontrati il 9 febbraio alcuni tra gli esponenti di rilievo italiani nell’ambito del trauma e sviluppo. Infatti, tra i relatori di oggi, ci sono Benedetto Farina e Isabel Fernandez. Il buon numero di partecipanti -circa 60- conferma quanto i temi affrontati sono di grande attualità, rilievo e interesse.

Come è noto, negli ultimi anni, l’interesse della scienza psicologica sulle conseguenze degli eventi traumatici nei bambini continua a crescere. La diffusione di interventi (EMDR su tutti) dimostra questo aspetto. E, come previsto, la presenza di Fernandez e colleghi copre circa la metà delle relazioni odierne.

Una breve apertura dei lavori di Marisa Zipoli (Presidente della Società Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia SPCP, organizzatore del convegno), oltre ad introdurre l’evento, descrive la cornice teorica di riferimento dell’intero convegno.

Violenza sulle donne e dinamiche di vittimizzazione - Immagine: © olly - Fotolia.com

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In una delle relazioni più attese della giornata, quella di Benedetto Farina su sviluppo traumatico e trauma dello sviluppo, viene descritto il legame tra trauma e esperienza dissociativa (“il trauma disintegra, continuamente”), legame ormai dimostrato in moltissima letteratura. Le esperienze dissociative possono essere considerate come una sorta di “strategia salvavita” di fronte ad esperienze eccessivamente traumatizzanti per noi (aspetto peraltro sostenuto anche da Elena Simonetta nella sua stimolante relazione su Trauma e DSA). Il tema centrale però è il trauma dello sviluppo, esperienza continuativa dello sviluppo dei bambini in cui è prevalente una valenza relazionale; circa il 60% delle situazioni a rischio sono rappresentate dalla presenza di genitori neglecting. Tale sviluppo traumatico interferisce drammaticamente con i processi integrativi che avvengono durante lo sviluppo, contribuendo alla strutturazione di uno stile di Attaccamento di tipo Disorganizzato.
Piccola nota per gli addetti ai lavori: nel futuro DSM V dovrebbe (con discreta certezza) comparire una nuova categoria nosografica, il Developmental Traumatic Disorder; questo potrebbe diventare un terreno fertile (anche in termini di linguaggio comune per tutti) per ricerche scientifiche e per la strutturazione di interventi sempre più efficaci specifici sul trauma dello sviluppo.

Psicopatia - Immagine: © Gina Sanders - Fotolia.com -

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Alla brillante relazione di Farina segue un altro intervento molto atteso, quello di Isabel Fernandez, da pochi mesi Vice-Presidente della EMDR Europe, già Presidente EMDR Italia. Il tema trattato riguarda EMDR e reazioni da stress post-traumatico nei bambini vittime di grandi disastri e/o gravi incidenti. La proposta della Fernandez è quella di trattare tutti i bambini e non solo quelli che manifestano sintomi PTSD sopra la soglia clinica. Questo perché l’esperienza traumatica permane nella memoria implicita (e/o esplicita) dei bambini e, anche se non si struttura in un PTSD conclamato, può mantenere la sua funzione di fattore di rischio e riattivarsi successivamente in presenza di eventuali altre situazioni stressanti che richiamano l’esperienza traumatica fatta. Il dato riportato, che sicuramente fa riflettere, è che i bambini vittime di disastri che non presentano alcun sintomo PTSD sembrano essere meno del 30%, mentre dopo l’intervento EMDR, tale dato sale a iperbole verso il 93%.

Senza molte novità o spunti innovativi, l’interessante relazione rappresenta in larga parte una panoramica degli interventi svolti (e dei risultati dell’ormai molto nota efficacia…) negli ultimi anni durante alcuni tra i più rilevanti disastri o grandi incidenti avvenuti in Italia negli ultimi 10 anni (Alluvione di Capoterra, il terremoto dell’Aquila, l’incidente del Pirellone – in particolare i bambini della scuola Galvani sotto al Palazzo – a Milano etc…).

  Messaggio pubblicitario Dopo un breve e polare coffe break, è la volta di Elena Simonetta. Il suo intervento su DSA e Trauma conferma l’interesse emergente in letteratura su un approccio multifattoriale ai DSA (come ho già scritto nella serie di State of Mind su Attaccamento e DSA). In discordanza con gli approcci più diffusi, che vedono i DSA come problematiche legate a questioni “genetiche” , nell’intervento di Simonetta emergono diversi fattori che correlano con la strutturazione di un DSA, in particolare. Tali fattori sono: Sviluppo Psicomotorio, Sviluppo Psicolinguistico, Sviluppo Cognitivo, Attaccamento e Trauma. La teoria esposta sulla Disgnosia, ritenuto da Simonetta come un disturbo legato alla comprensione/apprendimento e non solo all’esecuzione di compiti richiesti ai bambini nelle prestazioni scolastiche, distingue in modo chiaro un problema “esecutivo” (ad esempio dislessia e discalculia) da un problema anche “funzionale” (la disgnosia appunto). L’intervento sui DSA proposto da Simonetta prevede quindi un intervento con focus doppio: uno specifico e centrato sui DSA e un secondo, non meno importante, su Attaccamento ed eventuale presenza di traumi nella storia evolutiva del bambino.

Istruzioni per creare uno psicopatico: recensione di "Io ti troverò" by Shane Stevens - Immagine: Copyright © 2010-2012 fazieditore.com

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Gli ultimi due interventi della giornata riguardano due applicazioni cliniche con pazienti con situazioni traumatiche. In particolare, Anna Rita Verardo riporta la sua esperienza con la nota e quasi onnipresente EMDR con i genitori. Il focus è centrato sugli aspetti che dovrebbero rappresentare i target degli interventi con i genitori: lutti, traumi, paure, convinzioni legate al sé e “riattivatori traumatici”, cioè quegli elementi che elicitano le esperienze legate al trauma (individuate tramite le narrazioni della AAI, Adult Attachment Interview, strumento principe per valutare lo stile di attaccamento adulto). Un’ipotesi di ricerca portata all’attenzione riguarda le modificazioni che le narrazioni all’AAI ottengono a seguito di un intervento EMDR sugli eventi traumatici.

In ultimo, Cecilia Ragaini, seguendo un altro approccio, maggiormente psicodinamico e altrettanto stimolante, relaziona sull’uso della Terapia con la Sabbia (Sand Play Therapy, nata in ambito jungiano) con i bambini che attraversano un percorso adottivo. L’ipotesi di base consiste nella considerazione che, per alcuni bambini, l’evento stesso dell’arrivo nel paese di destinazione si configuri come situazione traumatica e che l’uso della Sand Play Therapy possa aiutare il bambino ad esprimere immagini del proprio mondo interno in un modo diverso e più accessibile rispetto al piano “superiore” della verbalizzazione. Ciò permetterebbe un percorso di elaborazione del trauma, attraverso l’accesso a contenuti emotivi arcaici e primari.

Il titolo del convegno si pone come obiettivo quello di “ricomporre il puzzle” degli sviluppi traumatici nei percorsi di crescita e sembra che i relatori oggi siano riusciti nell’intento. Inoltre, credo abbiano sollevato alcune questioni cruciali e brillanti, che continuano a rappresentare terreno di discussioni, riflessioni e ricerche.

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