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Attaccamento adulto e ricordi autobiografici infantili a confronto

ID Articolo: 4265 - Pubblicato il: 20 dicembre 2011
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Naomi Aceto.

Attaccamento adulto e ricordi autobiografici infantili a confronto . Immagine: © Baltazar - Fotolia.comNel discutere la memoria autobiografica, generalmente si fa riferimento al complesso di ricordi che una persona ha delle proprie esperienze di vita e si evidenzia l’importante questione legata all’individualità del soggetto attore del ricordo. Il modello teorico del Self Memory System (Conway et. al, 2004), ipotizza che le informazioni codificate e le esperienze vissute nell’arco della vita diverranno ricordi autobiografici solo se coerenti con il sistema di credenze del soggetto, in caso contrario, tali informazioni verranno dimenticate dall’individuo.

Secondo la Teoria dell’Attaccamento i Modelli Operativi Interni, responsabili di una certa continuità tra i comportamenti infantili relativi all’attaccamento e gli atteggiamenti adulti nei confronti dei legami affettivi, possono influenzare i processi di percezione e interpretazione dell’esperienza e di conseguenza ripercuotersi sulle azioni, le decisioni e i sentimenti degli individui.

In linea con tali premesse, è dunque, possibile individuare numerose differenze, ponendo a confronto gli stili di attaccamento adulto e i processi cognitivi che gli individui utilizzano nel tentativo di rievocare un ricordo autobiografico infantile. E’ possibile, in altri termini, osservare, tra le due macro categorie di attaccamento (sicuro e insicuro), differenze in relazione alle strategie di rievocazione e alle nutrite variabili dei ricordi autobiografici. Esaminando lo stile di attaccamento dei soggetti adulti in relazione alla loro capacità di rievocare episodi specifici dell’infanzia a partire da alcune parole-stimolo astratte e concrete, in grado di attivare o meno il loro sistema di attaccamento, si possono osservare alcune rilevanti differenze.

In primo luogo si osserva che il soggetto sicuro e il soggetto insicuro utilizzano, processi di recupero differenti: i soggetti sicuri utilizzano principalmente strategie di recupero legate alle emozioni, al contrario nei soggetti insicuri il metodo d’elezione nel recupero dei propri ricordi autobiografici sembra essere una strategia legata alle immagini.

Emergono, inoltre, notevoli differenze in relazione all’utilizzo di strategie di problem solving e monitoraggio, quest’ultimo infatti, in linea con quanto sostenuto dalla letteratura, è indice di attaccamento sicuro (Carcione, Falcone, 1999). Soggetti con attaccamento sicuro fanno uso di strategie di problem solving e manifestano la capacità di riflettere sui propri stati mentali e utilizzarli al fine di recuperare informazioni utili per la ricostruzione del ricordo autobiografico, in misura nettamente superiore a quelli con attaccamento insicuro.

I fattori di personalità e l’idea che ognuno ha di se stesso sono elementi di grande interesse nello studio della memoria autobiografica; quando si chiede a una persona adulta di rievocare un episodio specifico della propria infanzia, bisogna necessariamente tenere presente che colui che racconta l’evento è una persona diversa da quella che lo ha vissuto nel passato.

Gli episodi che gli individui ricordano fanno parte della loro storia, assicurano una continuità di se nel passato, nel presente e nel futuro, permettendo all’esperienza soggettiva di organizzarsi e modellarsi nel tentativo di dare forma ad un tutto coerente (Mazzoni, Mamon, 2003).

Possiamo dunque concludere con un pensiero di Gabriel Garcia Marquez che troviamo nella sua biografia: non è forse vero che in fondo la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla?

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Carcione, A., Falcone, M. (1999). Il concetto di meta cognizione come costrutto clinico fondamentale per la psicoterapia. In: Semerari, A. (a cura di) Psicoterapia cognitiva del paziente grave. Raffaello Cortina, Milano.
  • Conway, M.A., Singer, J.A., Tagini A. (2004). The self and autobiographical memory: Correspondence and coherence. Social Cognition, 22, 491-529.
  • Mazzoni, G., Mamon, A., (2003). Imagination can create false memories. Psychological Science, 14, pp. 186-8.

 

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