I “Mode” della Schema Therapy e la Terapia Cognitiva.

ID Articolo: 2841 - Pubblicato il: 14 novembre 2011
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Mode - Schema Therapy - Terapia Cognitiva - © Web Buttons IncIl concetto di ‘mode’, un termine difficilmente traducibile nella lingua italiana, rappresenta un costrutto sempre più importante nel trattamento cognitivo dei disturbi di personalità. Il mode è un insieme di schemi e prospettive mentali attive in un individuo in un determinato momento (Young, Klosko & Weishaar, 2003). Si può considerare una modalità di vedere il mondo e gli eventi e di reagire ad essi sintetizzabile in un ruolo più o meno stereotipato (es: il narciso disprezzante, il debole e indifeso, il freddo manipolatore, il libertino disregolato ecc…). Tutte le persone sviluppano diversi mode che prendono il sopravvento in particolari situazioni (es: una persona che se viene criticata entra in modalità contrattacco furioso oppure sottomissione incondizionata). Nelle persone senza disturbi psicologici i vari mode sono integrati sotto un cappello unitario (l’identità personale) e soprattutto volontariamente regolati nella loro espressione.

Secondo gli autori che hanno sviluppato questo concetto, i pazienti con disturbi di personalità, in particolare chi soffre di Disturbo Borderline di Personalità, presentano una tendenza a passare da un mode all’altro in modo rapido, improvviso e senza rendersene conto. Sono completamente fusi dentro la prospettiva del mode attivo nel momento presente. In un momento sono vittime, un momento più tardi furiosi persecutori, più tardi ancora possono trasformarsi in salvatori. Manca l’integrazione di questi aspetti, la capacità di prendere le distanze dal mode che ci domina, la capacità di gestirne l’espressione. Questi sono gli obiettivi su cui si è concentrata la psicoterapia cognitivo-comportamentale per i disturbi di personalità. Recenti studi hanno mostrato come la psicoterapia cognitivo-comportamentale basata sui mode sia efficace più degli usuali trattamenti psicoterapeutici nella riduzione di sintomi in pazienti con Disturbo Borderline di Personalità in un grande studio a 3 anni di follow-up dall’inizio dell’intervento (Giesen-Bloo et al., 2006)

 

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