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Life in a day: un Poema Audiovisivo 2.0

ID Articolo: 2040 - Pubblicato il: 12 ottobre 2011
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Proiettata a Torino l’anteprima nazionale del primo film collettivo della storia: prodotto da Youtube e Ridley Scott, diretto dal Premio Oscar Kevin Macdonald e interamente realizzato con video amatoriali.

LIFE IN A DAY - 2011 Un regista e un produttore lanciano un appello globale: “Umani, filmate la vita sulla terra il giorno 24 luglio 2010 e spediteci i vostri video, noi ne faremo un film che diventerà una capsula del tempo”. La risposta è stata notevole: 80.000 video pervenuti che si traducono in 4500 ore di filmati provenienti da 192 nazioni. Life in a day è il primo esperimento a livello mondiale di film-documentario collettivo, una sorta di user co-generated content all’ennesima potenza o come è già stato definito: crowd-sourced movie. L’idea è bella e da un certo punto di vista persino ovvia: la logica conseguenza portata un po’ all’estremo di tendenze più che attuali: il web che trabocca di contenuti creati dagli utenti, la collaborazione online in salsa 2.0, le communities di fan che interagiscono con i grandi network mediali e ingaggiati in un perpetuo feedback diventano parte attiva nei processi creativi.

L’idea è minima e fornisce poche istruzioni: filmare il mondo in un dato giorno e se possibile, rispondere a una manciata di domande: “cosa ami?” “di cosa hai paura?” “che cosa ti fa ridere?” “che cosa hai in tasca?”. Tutto il resto è selezione, montaggio e colonna sonora. Sono 300 i frammenti che hanno trovato posto nel mosaico finale, a regista e produttori va il merito di aver costruito un film che funziona, che pur privo di una trama convenzionale tiene attaccato lo spettatore per tutti i 90 minuti, deliziandolo.

MacdonaldScott trovano un senso unitario e un filo conduttore nello svolgersi a tappe di una giornata: le ultime ore prima dell’alba, il risveglio ed i suoi rituali, il giorno, la sera. A fianco a questi: il miracolo della nascita, il mistero dell’amore, la morte. Paesaggi moltissimi, da ogni angolo del mondo. Colori, chiaramente. Case, volti, famiglie, scene di preparazione dei pasti e di preghiera e riti: insomma tutto il campionario della “cultura umana” in senso sociologico. E tutto, morte compresa, scorre sullo schermo con una delicata e poetica leggerezza. Con una sorta di sospensione del giudizio da documentario etologico extraterrestre, da regno animale al di sopra del bene e del male. L’incanto audiovisivo è forte: la colonna sonora, vera spina dorsale del film, governa la sinergia tra immagini e suoni, suggerendo allo spettatore un mood, che funge da chiave di lettura per ciò che si vede.

Perché in buona parte i contenuti di Life in a day sono a-verbali. Si pronunciano molte parole e in tantissime lingue, ma il senso generale è difficile da descrivere e da afferrare. Una celebrazione laica della vita, di questo pazzo mondo, del concetto di identità e differenza. Dietro a questo documentario c’è un lavoro immenso, da cine-certosini, di cesello e incastro. Eppure, a vederla, resta fresca e toccante la vita della gente. Che filma e che si fa filmare.

 

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