Like or swipe? La prima impressione è quella che conta? – Tinder e i suoi effetti psicologici

Tinder è un'app di facile utilizzo, ma come funziona Tinder a livello psicologico? Effetti negativi sembrano emergere su autostima e soddisfazione corporea

ID Articolo: 150992 - Pubblicato il: 12 gennaio 2018
Like or swipe? La prima impressione è quella che conta? – Tinder e i suoi effetti psicologici
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Come funziona Tinder, la maggior parte di noi lo sa, ma quali sono i suoi effetti a livello psicologico? Una recente ricerca sembrerebbe collegare una percezione negativa e distorta dell’immagine corporea all’utilizzo di dating app (app di incontri), tra le quali spicca Tinder. 

Eva Ciampelli e Carol Giannotti

 

Messaggio pubblicitario Come funziona Tinder, la maggior parte di noi lo sa, ma quali sono i suoi effetti a livello psicologico? Una recente ricerca sembrerebbe collegare una percezione negativa e distorta dell’immagine corporea all’utilizzo di dating app (app di incontri) come Tinder (Strubel & Petrie, 2017). Precedenti ricerche si sono focalizzate sull’analisi della relazione tra l’utilizzo di alcuni tipi di Social Network e l’impatto che possono avere sul benessere dell’individuo, mostrando come gli stessi possano avere una connessione diretta con disturbi alimentari, preoccupazioni sull’immagine corporea e distress psicologico (Holland e Triggemann, 2016). Effetti molto simili sembrerebbero essere provocati anche dall’uso dell’app Tinder.

Cos’è e come funziona Tinder?

Tinder è un’applicazione per incontri online che ha riscosso un progressivo successo e che conta attualmente circa 50 milioni di iscritti. Ma perché questo successo e come funziona Tinder? Il motivo sottostante l’utilizzo sempre crescente di questa dating app tra i giovani adulti sembrerebbe essere non tanto il cercare un partner per sesso occasionale, quanto, nella maggior parte dei casi, la ricerca di una relazione sentimentale (Sumter, Vandenbosch & Lictenberg, 2017).

Uno dei motivi che potrebbero avere contribuito al suo successo, è dovuto a come funziona Tinder, il suo utilizzo infatti è semplice e intuitivo: l’utente che decide di iscriversi crea un profilo fornendo i propri dati personali e una serie di foto che rispecchino al meglio la sua personalità. L’utente ha così la possibilità di stabilire i criteri di scelta di un eventuale partner, tra i quali il range di età e la distanza massima desiderata. Tinder selezionerà automaticamente i profili che rientrano nei criteri forniti dalla persona, la quale a questo punto potrà scegliere: se il profilo che visualizza è di suo gradimento lo esprimerà scegliendo il tasto “like”, altrimenti l’utente premerà sul tasto “swipe” passando al profilo successivo. Se anche la persona apprezzata restituisce il “like”, Tinder farà in modo di metterla in contatto con l’utente (e avremo il cosiddetto “match”) con il quale potrà iniziare una conversazione.

L’impatto psicologico dell’uso di Tinder

Capire da un punto di vista pratico come funziona Tinder è dunque facile e immediato, ma come funziona Tinder da un punto di vista psicologico? In un recente studio condotto da Strubel e Petrie nel 2017 sono stati indagati gli effetti che l’ utilizzo di Tinder sembrerebbe avere su vari costrutti quali la soddisfazione corporea, la tendenza a confrontarsi con altri, l’internalizzazione di determinati canoni estetici, il monitoraggio corporeo, body shame e autostima.

I risultati della ricerca hanno mostrato come coloro che usufruiscono dell’ app riportino livelli di soddisfazione per il loro aspetto estetico minore, body shame più intensa e una maggiore tendenza all’auto-monitoraggio corporeo, prendendo in considerazione una prospettiva sia interna che esterna. Infine, sembra essere presente una forte internalizzazione degli ideali estetici dettati dalla società e un confronto maggiore della loro apparenza fisica con quella altrui. Una particolarità riscontrata dallo studio riguarda l’autostima: sembrerebbe che l’uso di Tinder impatti di più in senso negativo sugli utenti di sesso maschile.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Caricare le proprie foto su Tinder e la costante prospettiva di valutazione che ne deriva può condurre alla tendenza di monitorare spesso il corpo. Gli autori sopracitati hanno infatti notato come questa applicazione tenda ad incoraggiare l’auto-oggettivazione della persona. Con questo concetto si intende l’interiorizzazione di un punto di vista esterno che porta l’individuo a un aumento dei livelli di auto-monitoraggio e di controllo sul proprio corpo. Ciò verrebbe esacerbato dal modo in cui funziona Tinder poiché l’altro, tramite lo swiping, viene apprezzato o scartato basandosi interamente sulla mera apparenza fisica.

Gli autori hanno evidenziato come, da un lato, il ricevere apprezzamenti favorisca tendenze narcisistiche, dall’altro però il solo fatto di essere valutati, scrutinati e oggettivati porti gli individui a essere eccessivamente consapevoli del proprio corpo e questo possa sfociare in ansia, sintomi depressivi, sentimenti di vergogna, disfunzioni sessuali, disturbi alimentari e distress psicologico.

Gli uomini e le donne che utilizzano Tinder si sentirebbero in sostanza privati dei propri tratti individuali, concentrandosi infatti solo sugli aspetti sessuali della relazione; potrebbero inoltre essere più critici nei confronti del proprio corpo e adottare la convinzione che potrebbe esserci sempre qualcosa di meglio da cercare, contemporaneamente mettendo in dubbio anche il proprio valore. Questo a sua volta potrebbe diminuire la motivazione personale, la consapevolezza e il controllo sugli stati corporei interni (Strubel & Petrie, 2017).

In conclusione, l’attività specificatamente più dannosa legata alle dating app potrebbe essere quella di visualizzare e caricare le proprie foto cercando un feedback di approvazione dall’altro. Questo creerebbe un link tra Tinder e i più importanti Social Network, in cui si ritrovano le stesse tematiche di auto-oggettivazione e di monitoraggio estremo del corpo che sembrerebbero essere associate a una maggiore insoddisfazione corporea e a maggiori probabilità di sviluppare disturbi del comportamento alimentare. A sostegno di ciò una review sistematica ha mostrato come all’aumentare del tempo totale speso sui Social Network, della frequenza dell’apertura delle pagine dei profili social e al crescere del numero di amici/followers su piattaforme come Facebook e Instagram aumenti anche a distanza di poche settimane l’insoddisfazione nei confronti del proprio corpo, esponendo così a una maggiore vulnerabilità a disturbi del comportamento alimentare (Holland & Tiggemann, 2016).

Esporre e caricare online il proprio corpo, anche se in formato JPEG, potrebbe essere dunque il trigger che accomuna Facebook, Instagram etc. alle dating app e che allo stesso tempo provocherebbe una serie di meccanismi che porterebbero a un impoverimento del benessere psicologico dell’utente.

 

 

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