La depressione: il disturbo che toglie il piacere di vivere

La depressione è un disturbo dell'umore caratterizzato da umore deflesso, perdita di interesse per le attività e demotivazione. 

ID Articolo: 118875 - Pubblicato il: 14 marzo 2016
La depressione: il disturbo che toglie il piacere di vivere
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La depressione è un disturbo dell’umore estremamente grave ed invalidante e molto più diffuso di quanto si possa pensare. La prerogativa essenziale della depressione è indubbiamente l’umore deflesso, la mancanza di piacere, di motivazione.

Adesso ho perduto me stessa, sono stanca di bagagli, la mia borsa di pelle come un nero portapillole, mio marito e il bambino sorridono nella foto di famiglia; i loro sorrisi mi agganciano la pelle, piccoli ami sorridenti…

Silvia Plath

Depressione: Introduzione

La depressione è una predatrice di vita, agisce come un cancro, fa razzia di amore e di rispetto. Deforma il passato, il presente e il futuro; deforma i ricordi, i pensieri; soffoca i progetti e le relazioni. Uccide il piacere. Toglie spessore ai colori, ai sapori e a tutti i sensi. La depressione anestetizza ogni slancio vitale, amputa gli arti dell’esistenza, spegne il desiderio, annulla scopi e motivazioni.

La depressione è una gabbia, una stanza senza finestre. Quando si soffre di questa malattia è come se si soffrisse di una particolare forma di cecità in cui l’attenzione diventa selettiva per tutto ciò che concerne la malattia stessa e che ha lo scopo di mantenerla: si vede solo tutto ciò che fa male, non si vede oltre il proprio profondo dolore: si esiste soli con la propria depressione, non c’è posto per niente e nessun altro. È una patologia fortemente tirannica, quando entra nella vita di un una persona ne diventa il cuore, il centro indiscusso, obbligandola a vivere unicamente di essa, per essa.

Qualsiasi ambito della vita viene a risentire della depressione, la persona si appiattisce ed è come se dimenticasse le procedure per funzionare in maniera adattiva e funzionale agli scopi. La depressione ha, fra le altre cose, l’effetto di oscurare e cancellare gli scopi e il senso proprio della vita; distorce la percezione del senso di sé, con la conseguenza di mantenere la persona depressa bloccata nella formulazione, costante e quasi ossessiva, di forme e contenuti di pensiero esclusivamente negativi, disperati, ostili, pessimistici.

Messaggio pubblicitario Gli effetti della malattia, all’interno delle famiglie e nelle varie tipologie di relazioni, sono devastanti. Molto spesso il vissuto di chi vive accanto ad una persona malata di depressione è di smarrimento, confusione, impotenza, frustrazione ed esasperazione. Nel tentativo di aiutare il proprio caro, familiari, amanti o amici finiscono per farsi fagocitare dalla depressione dell’altro; avvertono nella vicinanza con il depresso un forte, insopportabile senso di logoramento, di intollerabilità fino a provare sentimenti di impotenza, sfinimento, odio; diventano frequenti le accuse di egoismo, insistenti esortazioni a fare, talvolta ordini ed insulti: “Non ti sopporto più: alzati!”, “Puzzi come una carogna: lavati!”, ed altre umiliazioni (costringere con la forza ad alzarsi ed a lavarsi, qualche volta, percuotendo…)… i comportamenti e gli atteggiamenti dei malati (che non si sentono, ovviamente, compresi) peggiorano, la malattia si acuisce. La sofferenza, l’angoscia, la disperazione, talvolta, diventano sentimenti talmente tanto dilaganti ed inarrestabili nella vita di una persona depressa da non lasciare spazio ad altro se non al suicidio come unica possibilità di alleviamento o cessazione di tanto dolore. Quando i vissuti depressivi raggiungono livelli così alti di intensità, per un depresso, neanche un figlio riesce a rappresentare motivo sufficientemente valido per continuare a vivere.

In una delle sue poesie, Silvia Plath, gravemente depressa e morta suicida all’età di trent’anni, recitava:

Adesso ho perduto me stessa, sono stanca di bagagli, la mia borsa di pelle come un nero portapillole, mio marito e il bambino sorridono nella foto di famiglia; i loro sorrisi mi agganciano la pelle, piccoli ami sorridenti…

I membri di queste famiglie hanno spesso la sensazione di essere tutti malati. Una delle più grandi difficoltà risiede nella non accettazione; da un lato, la vittima spesso non accetta la malattia, non accetta la terapia psicologica o farmacologica; dall’altro, l’ostaggio, parente, amante, amico, cade nel gioco della depressione e, a propria volta, non riesce ad accettare che la depressione sia una malattia, una malattia grave, rispetto alla quale l’amore, l’affetto, le teorie naif, del senso comune, non bastano: per curarla sono necessari specifici strumenti terapeutici, tempo, pazienza, costanza, rete, sostegno e accettazione.

Depressione: il disturbo

La depressione è un disturbo dell’umore estremamente grave ed invalidante e molto più diffuso di quanto si possa pensare.
La prerogativa essenziale della depressione è indubbiamente l’umore deflesso, la mancanza di piacere, di motivazione. Essa può presentarsi attraverso un singolo episodio ed avere carattere di transitorietà oppure manifestarsi attraverso sintomi che perdurano nel tempo andando a danneggiare gravemente il funzionamento sociale della persona, in questo caso, si parlerà di disturbo depressivo maggiore ed andrà distinto da altre forme depressive meno gravi che rappresentano spesso reazioni normali a determinati eventi della vita di una persona e che, generalmente, regrediscono in tempi accettabili. In ogni caso, non è semplice tracciare confini netti fra ciò che può essere considerata tristezza, delusione, sconforto, reazione naturale ad un evento doloroso e l’inizio di una vera e propria depressione.

Nello specifico, fra i sintomi della depressione vengono indicati:
– Stato d’animo di tristezza profonda e persistente, scoramento per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
– Forte diminuzione o completa perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
– Agitazione, irrequietezza o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
– Forte sensazione di spossatezza, affaticabilità, mancanza di slancio vitale, indebolimento, quasi ogni giorno.
– Disturbi d’ansia, come ad esempio attacchi di panico, preoccupazioni eccessive ed insistenti.
– Disturbi del sonno, come ad esempio non riuscire a prendere sonno la sera o svegliarsi troppo presto al mattino; o ancora letargia, senza per questo sentirsi riposati, quasi ogni giorno.
– Significativa perdita o anche aumento dell’appetito quasi tutti i giorni.
– Disturbi psicosomatici (es. disturbi a carico dell’apparato digerente, mal di testa, vertigini ecc.).
– Perdita di motivazioni personali, diminuzione della capacità di concentrazione e di pensiero; difficoltà nella risoluzione di problemi, incapacità di prendere iniziative, di attuare delle scelte, di assumersi responsabilità e di compiere la maggior parte delle azioni della vita quotidiana; incapacità di pensare con lucidità e progettare il proprio futuro.
– Ricerca dell’isolamento e della solitudine; mancanza di cura della propria persona e conseguente ritiro sociale e affettivo.
– Persistenti vissuti di agitazione, impotenza, rassegnazione, autosvalutazione, pessimismo, vittimismo, perdita del senso della vita, sentimenti di vuoto, inadeguatezza, fallimento, crisi di pianto continuo, disperazione, sensi di colpa inappropriati ed eccessivi, ruminazione costante; in alcuni casi si possono anche presentare deliri e perdita di contatto con la realtà.
– Continui pensieri di morte, ideazione suicidaria, progettazione di un piano specifico di suicidio, o vero e proprio tentativo di suicidio.

Questi sintomi non devono necessariamente essere tutti presenti, per fare diagnosi di episodio depressivo maggiore è sufficiente la presenza di almeno cinque dei sintomi sopra descritti.
I sintomi possono, comunque, variare da paziente a paziente e solitamente hanno uno sviluppo insidioso e facile ad acutizzarsi nel tempo se non trattato rapidamente ed efficacemente.

Messaggio pubblicitario Database Terapeuti SC 2016 Depressione: la prevalenza

Le statistiche dicono che in Italia più di un milione e mezzo di persone soffrono di depressione ed almeno il 10% della popolazione italiana, dunque, circa sei milioni di persone, hanno sofferto almeno una volta, nel corso della loro vita, di un episodio depressivo.
Un rapporto dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, annuncia che nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di decessi e d’invalidità dopo le malattie cardiovascolari.

Depressione: le cause dell’insorgenza

Quando si pensa alle cause della depressione sembrerebbe più opportuno pensare a diversi potenziali fattori intervenienti.

-Fattori biologici: alterazione nella regolazione dei neurotrasmettitori serotonina e noradrenalina; o ancora fattori genetici: i dati, infatti, indicano che chi ha familiari con storie di depressione è maggiormente esposto al rischio di soffrire a propria volta di un disturbo depressivo.
-Fattori psicosociali: le persone che hanno generalmente una visione pessimistica della vita, con scarsa fiducia e scarsa stima di sé sono maggiormente predisposte a soffrire di depressione. Fattori precipitanti come lutti, separazioni, conflitti, fallimenti, trasferimenti, difficoltà lavorative e di realizzazione personale etc, possono avere un effetto tanto determinante quanto più una persona è predisposta per caratteristiche individuali e non dispone di strumenti personali e risorse sociali per affrontare tali situazioni stressanti.

 

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Bibliografia

  • Morosini P, Piacentini D, Leveni D, McDonald G, Michielin P. (2004), La depressione. Che cosa è e come superarla Manuale di psicoterapia cognitivo-comportamentale per chi soffre di depressione per chi è a rischio di soffrirne e per i suoi familiari. Roma: Avverbi Editore
  • Pasini Willy (1999), La vita è semplice: come riconoscere le personalità difficili e vivere meglio. Milano: Mondadori Editore
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