Il cervello degli adolescenti: ciò che è necessario sapere per aiutare a crescere i nostri figli (2015) – Recensione

La neurofisiologia e le neuroscienze hanno indagato su come si sviluppa il cervello degli adolescenti e quali sono le differenze rispetto a quello adulto. 

ID Articolo: 118164 - Pubblicato il: 26 febbraio 2016
Il cervello degli adolescenti: ciò che è necessario sapere per aiutare a crescere i nostri figli (2015) – Recensione
Messaggio pubblicitario SFU Milano-Vienna 2016
Condividi

Cervello degli adolescenti: Nell’ultimo decennio la neurofisiologia e le neuroscienze hanno mostrato come, a fronte di una rivoluzione ormonale e di un sistema limbico – sede dell’integrazione delle emozioni e delle esperienze – sovraccarico e immaturo, i lobi frontali – necessari per soppesare le azioni, giudicare i comportamenti e prendere decisioni – siano l’ultima regione a svilupparsi e a connettersi con le restanti aree cerebrali.

Eleonora Minacapelli, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI 

Introduzione

«Voglio farmi delle mèche rosse» buttò lì con nonchalance. Rimasi di sasso. «È davvero il mio bambino?» pensai.

È così, con sguardo di madre e di neurologa affermata, che Frances E. Jensen affronta il tema del cervello degli adolescenti. Dopo essersi imbattuta nel ruolo di genitore di due figli teenager e aver a lungo studiato i processi di sviluppo del cervello umano, l’autrice dà sfogo all’inchiostro del suo sapere scrivendo un libro utile alla famiglia e al professionista alle prime esperienze.

Quale genitore faccia a faccia con un figlio quattordicenne non ha assistito a improvvisi malumori, scoppi di rabbia o momenti d’incontenibile espansività ed euforia? Solitamente la causa di tutto ciò viene concordemente attribuita a una generale immaturità dei ragazzi adolescenti, intesa in primis come una mancanza di esperienza nella vita. Jensen ci mostra, invece, come il cervello degli adolescenti, sia di fatto diverso da quello adulto, sia nella sua connettività, sia nella sua funzionalità, spiegando così gran parte dei comportamenti bizzarri o sconclusionati che spesso siamo soliti vedere in questi ragazzi.

Gli adolescenti hanno un’incredibile capacità di apprendimento e potranno anche sembrare adulti e pensare sotto molti profili come degli adulti, ma è di cruciale importanza sapere che cosa non sono in grado di fare, insomma quali sono i loro limiti cognitivi, emotivi e comportamentali.

 

Il cervello degli adolescenti e quello adulto

Nell’ultimo decennio la neurofisiologia e le neuroscienze hanno mostrato come, a fronte di una rivoluzione ormonale e di un sistema limbico – sede dell’integrazione delle emozioni e delle esperienze – sovraccarico e immaturo, i lobi frontali – necessari per soppesare le azioni, giudicare i comportamenti e prendere decisioni – siano l’ultima regione a svilupparsi e a connettersi con le restanti aree cerebrali. La connettività, infatti, si sposta lentamente dalla parte posteriore a quella anteriore dell’encefalo, cablandosi a partire dalle strutture che mediano le nostre interazioni con l’ambiente e regolano i nostri processi sensoriali, fino ad arrivare solo in un secondo momento alle funzioni psichiche superiori.

Messaggio pubblicitario Questo rende già l’idea di come gli attimi d’irritazione e “isteria” spesso rilevati tra gli adolescenti, siano da attribuire non solo ad un fattore ormonale, ma soprattutto ad un’attività immatura delle strutture deputate al supporto dell’emotività, cui si associa un’assenza di controllo inibitorio da parte delle aree più evolute del nostro cervello. Se, infatti, fino a qualche tempo fa la variabilità emotiva era attribuita unicamente a fattori ormonali, questa, spiega l’autrice, si configura oggi come una credenza da sfatare, poiché i livelli ormonali dei ragazzi e degli adulti non differiscono poi così sensibilmente tra loro, cosa non altrettanto vera per i loro processi di controllo.

Scendendo a un livello microscopico, se alla nascita il nostro cervello è fornito già di quasi tutti i neuroni che ci serviranno per la vita, ciò non è altrettanto vero per le sinapsi, strutture di connessione tra neuroni, che continueranno a prodursi con l’esperienza e l’apprendimento. È così che pian piano si creerà un ispessimento della sostanza grigia, evidente proprio in età adolescenziale, capace di rendere i ragazzi particolarmente rapidi nell’imparare cose nuove. Allo stesso tempo, tuttavia, tale profusione di materia cerebrale causerà una sorta di dissonanza cognitiva, per cui il cervello stenterà a captare i segnali giusti in mezzo al generale rumore di fondo. Uno degli effetti di tale confusione è, ad esempio, una peggiore prestazione degli adolescenti rispetto ai bambini nei compiti di “go-no-go” (inibizione della risposta automatica), suggerendo come gli adolescenti impieghino più tempo a capire quando non fare una cosa! Via via che il corpo cresce, l’encefalo attuerà così uno “sfoltimento” delle proprie connessioni, chiamato pruning sinaptico, che porterà all’ottimizzazione comunicativa tipica dell’età adulta.

 

Il cervello degli adolescenti, le dipendenze patologiche e il disagio psichico

Partendo dalla neurofisiologia e dalla neurobiologia, Jensen approda dunque a una serie di temi caldi per i genitori di figli adolescenti, spiegando il rapporto tra il cervello degli adolescenti e il sonno, il tabacco, l’alcol, l’erba, le droghe pesanti, fino ad arrivare alla malattia mentale. Spiega come la privazione di sonno in questi ragazzi comporti un’inibizione del pruning sinaptico, causando una difficoltà nell’organizzare le informazioni in base alle priorità. Spiega come il mondo odierno tenda a esporre i giovani a rischi maggiori rispetto a qualsiasi altro periodo storico per il solo fatto di avere una comunicazione facilitata attraverso l’uso di Internet e dei media in genere.

Messaggio pubblicitario Database Terapeuti SC 2016 Tale libertà, commenta, mal si accompagna alla difficoltà di ponderare costi/benefici e di resistere alla gratificazione, capacità sviluppate più tardi nella crescita. Affronta il tema delle dipendenze e delle differenti capacità di liberarsi dall’abuso di sostanze in base allo step di sviluppo raggiunto al momento del primo contatto con esse. Aggiunge informazioni sulle conseguenze cognitive, emotive e comportamentali emergenti dal contatto ripetuto o una tantum con sostanze stupefacenti, ma non solo. Suggerisce quindi delle linee guida per distinguere tra i normali cambiamenti d’umore tipici di quest’età e i campanelli di allarme del disagio psichico, dai sintomi ansiosi e depressivi agli esordi psicotici. Una carrellata, insomma, di conoscenze utili a comprendere come i tipi di segnali e stimoli presenti durante lo sviluppo influenzino sensibilmente il modo di funzionare del cervello nei successivi anni di vita, ponendo anche uno sguardo sulle differenze di genere.

Jensen aggiunge, infine, un’interessante sezione sugli effetti traumatici degli sport da contatto e sui disturbi della condotta che portano al coinvolgimento giudiziario, facendoci vivere dall’interno dell’encefalo una partita di football e una rapina a mano armata.

 

Conclusioni

Il libro si conclude, quindi, con un capitolo dedicato alla post-adolescenza e cioè alla giovane età adulta, osservando, come già fatto da Daniel Siegel nel suo libro “La mente adolescente”, che lo sviluppo cognitivo continui anche dopo il raggiungimento della maggiore età e stimolando noi tutti a una riflessione in tal senso, soprattutto in termini giuridici e di responsabilizzazione sociale.

Una lettura utile a chi è privo di conoscenze sulle neuroscienze in genere e sullo sviluppo adolescenziale in particolare. Da utilizzare per piacere o in contesto di sostegno psicologico e psicoterapeutico per il training della coppia genitoriale. Nota forse dolente: qualche suggerimento opinabile sugli stili educativi da adottare. Le linee guida dell’autrice, infatti, sebbene spesso basate sui risultati di ricerche scientifiche internazionali, lasciano, talvolta, trasparire una dose d’influenza autobiografica, non del tutto scevra da una quota di giudizio personale. D’altra parte, però, quale mamma impegnata a parlare di figli non farebbe altrettanto?

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 6, media: 4,83 su 5)

Articolo consigliato dall'autore

Adolescenti sovrappeso neuroscienze

Neuroscienze: il cervello degli adolescenti sovrappeso alla vista del junk food

Spot pubblicitari di cibi non salutari sono in grado di attivare esageratamente negli adolescenti in sovrappeso alcune aree cerebrali legate alla ricompensa

Bibliografia

  • Jensen, E.J., Nutt, A.E. (2015). Il cervello degli adolescenti: tutto quello che è necessario sapere per aiutare a crescere i nostri figli. Mondadori: Milano.
  • Siegel, D.J. (2014). La mente adolescente. Raffaello Cortina Editore: Milano.
State of Mind © 2011-2016 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario Elenco italiano Psicoterapeuti
Messaggio pubblicitario Elenco italiano Psicoterapeuti

Argomenti

Scritto da

Sono citati nel testo

Categorie

Iscriviti alla Newsletter

Consigliaci su Facebook

Messaggio pubblicitario

Hai una domanda?

Chiedi agli Psicologi

Seguici su Twitter

Messaggio pubblicitario

Segui il canale Youtube

Messaggio pubblicitario

Chi sta visualizzando questa pagina

1 utente