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Le emozioni della viralità online

Il web propaga i suoi contenuti contagiosi come virus: la giustizia formale è sostituita da condanne online che stabiliscono la verità con estrema velocità

ID Articolo: 114358 - Pubblicato il: 09 ottobre 2015
Le emozioni della viralità online
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Articolo di Giovanni Maria Ruggiero pubblicato su Linkiesta del 04/10/2015

La rete propaga i suoi contenuti con la contagiosità dei virus, e la metafora funziona e cattura le menti. Non è un fenomeno nuovo, cambia solo il medium del contagio.

Un video su Youtube, una fotografia su Istagram, una frase su Twitter e un po’ di tutto su Facebook possono essere virali. La rete propaga i suoi contenuti con la contagiosità dei virus, e la metafora funziona e cattura le menti. Non è un fenomeno nuovo, cambia solo il medium del contagio. Un tempo fu il passaparola, i sussurri e le grida della comunicazione orale. Poi si aggiunse la scrittura, i papiri, le pergamene, i libri e i giornali. Intanto il teatro, la pittura e la musica avevano tenuto alta la bandiera della comunicazione orale e visiva contro il potere del mezzo scritto. In seguito i nuovi mezzi audiovisivi, la televisione, il cinema, la fotografia, la musica riprodotta favorirono un ribaltamento delle posizioni a scapito della scrittura. Infine la rete, dove tutti i mezzi di comunicazioni confluiscono e dove tutto è comunicazione, propagazione, virus, contagio.

Messaggio pubblicitario Iniziamo fin da piccoli a convergere emotivamente con chi ci circonda, imitando. Il contagio virale in psicologia è imitazione emotiva e perfino motoria e contatto immediato e affettivo con gli altri in assenza di una mediazione cognitiva ponderata e riflessiva. È una convergenza emotiva, un’imitazione automatica e involontaria delle espressioni facciali, della voce e della postura di un’altra persona. Allo stesso modo nella viralità online irresistibilmente cerchiamo, visualizziamo, ascoltiamo, clicchiamo e diffondiamo contenuti mediatici che ci appaiono già preda della popolarità. Imitiamo, tentiamo di accodarci a una massa che già gradisce un certo contenuto e, in tal modo, speriamo di poter partecipare a qualcosa di più grande che sia in grado di farci dimenticare la solitudine in cui siamo sprofondati dalla nascita. Come bambini, percepiamo quel che ci si attende da noi e aderiamo, felici e disperati.

L’imitazione è la forma più primitiva della capacità empatica, abilità superiore che presuppone non solo l’adesione o immedesimazione emotiva, la condivisione dell’emozione dell’altro, ma anche la capacità di discriminare e riconoscere le emozioni espresse dall’altro e la capacità di assumere la prospettiva e il ruolo dell’altro, di mettersi nei panni dell’altro.

Naturalmente, e purtroppo in alcuni casi, alcuni individui più di altri riescono a contagiare chi li circonda. Questi grandi comunicatori sono in possesso di almeno tre caratteristiche: sembrano provare forti emozioni, devono essere capaci di esprimerle e quando gli altri provano emozioni incompatibili con le loro, devono essere relativamente insensibili e indifferenti. Ci sono poi i loro complementari, le persone molto sensibili al contagio emotivo. Anche questi recettori di contagio presentano alcune caratteristiche ben precise: sono più concentrate sugli altri che su stessi, si comportano e pensano tenendo conto soprattutto delle opinioni degli altri e sono capaci di interpretare con sbalorditiva precisione le comunicazioni emotive degli altri, il tono di voce, gli atteggiamenti e le posture (Hatfield, Cacioppo e Rapson, 1997).

Il contagio emotivo è più frequente per alcune aree della vita umana, purtroppo non tra le più positive: nei comportamenti trasgressivi, per esempio il fumo nei giovani, l’abuso di stupefacenti e la delinquenza; nei comportamenti autolesivi e suicidari; nelle abitudini di consumo e nei comportamenti finanziari. Insomma, nulla di rassicurante. Non siamo però ancora al peggio. C’è un campo dove il contagio psicologico è ancor più inquietante. Ed è il contagio che ci induce a condannare sommariamente e a riprodurre forme di linciaggio sia pure solo mediatico. La modalità con cui si propagano e si commentano i casi giudiziari del momento, o anche casi totalmente online come quello di Justine Sacco che scrisse una goffa frase inappropriata su Twitter ci fanno capire che la giustizia formale può essere sostituita da condanne e punizioni online in grado di stabilire una verità con velocità fulminea. E addio al giusto processo e alle garanzie dell’imputato.

È il meccanismo del capro espiatorio, di cui ho già scritto altrove. La teoria del capro espiatorio descrive come gli uomini riescano a gestire i conflitti emotivi incanalandoli in comportamenti d’imitazione e di contagio psicologico ritualizzati. Il meccanismo dell’imitazione virale in questa teoria è centrale. In questa teoria i conflitti generano contagio psicologico perché chi prevale diventa un modello di comportamento e di pensiero per gli altri.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Ovviamente oltre un certo limite i conflitti diventano intollerabili. Il web, come in generale ogni ambiente umano, è affetto da situazioni di rabbia rivalitaria e imitativa, la cui gestione non è semplice e che si propagano viralmente e imitativamente. Gli individui sono in agonismo perenne e competono per posizioni di rango in cui si sentano riconosciuti, ammirati, abbiano accesso alle risorse materiali e, soprattutto, destino, ammirazione, seguito e imitazione virali. Nello gestire tutto questo ce la caviamo alternando continuamente scontri ritualizzati e riconciliazioni, provocazioni verbali e riconoscimenti reciproci, sfottò e offese e scuse.

Assistiamo a un rovesciamento della funzione positiva del contagio psicologico sul web e i comportamenti imitatori da emulatori e positivi diventano violenti e linciatori. Fenomeno osservabile anche nel contagio virale, in cui si passa dalla condivisione di un video musicale alla propagazione di un messaggio di odio. Odiando qualcuno in gruppo e viralmente nel web riusciamo a superare le antipatie e le incomprensioni reciproche, sia pure solo per un attimo nell’entusiasmo passeggero di un clic. Contagioso e virale.

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Hatfield, E., Cacioppo, J., Rapson, R. (1997). Il contagio emotivo. Roma: San Paolo Edizioni.
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