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Bambini: già dai 3 mesi di vita quanto contano le interazioni con papà

Bambini con padri più coinvolti nelle interazioni con loro (a partire dai tre mesi) hanno minori problemi comportamentali a un anno di età.

ID Articolo: 13742 - Pubblicato il: 23 luglio 2012
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze PsicologicheSe generalmente gli studi si focalizzano sull’interazione madre-neonato, in realtà sembrerebbe che i bambini i cui padri sono più positivamente coinvolti nelle interazioni con loro, a soli tre mesi di vita, mostrino meno problemi comportamentali all’età di dodici mesi, secondo una nuova ricerca finanziata dal Wellcome Trust.

In uno studio pubblicato pochi giorni fa sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, i ricercatori dell’Università di Oxford hanno studiato 192 famiglie reclutate da due unità di maternità nel Regno Unito per verificare l’associazione tra le modalità interattive del padre nel primo periodo post-natale e il comportamento del bambino.

Le interazioni tra padre e neonato sono state valutate attraverso codifiche di osservazioni ecologiche in casa. I successivi out come comportamentali dei bambini a un anno invece sono stati indagati attraverso osservazioni riportate dalla madre circa 7 mesi dopo.

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Dalla ricerca è emerso che i bambini i cui padri erano più coinvolti nelle interazioni con loro mostrano minori problemi comportamentali a un anno di età; viceversa i bambini  i cui padri erano più distanzianti e meno interattivi  tendevano  ad avere maggiori problemi comportamentali.

Questa associazione è risultata essere più significativa per i piccoli bimbi maschi che per le femmine, suggerendo che probabilmente  i  maschi  sarebbero più sensibili alle modalità interattive del padre già a partire da pochi mesi di vita.

In relazione a tali risultati i ricercatori fanno riferimento a diverse possibili spiegazioni: può trattarsi di una generale mancanza di attenzione e cura del bambino, con un conseguente aumento dei disturbi del comportamento; un’altra possibilità è che il comportamento problematico del bambino rappresenti il tentativo di generare una reazione genitoriale in risposta ad una precedente mancanza di coinvolgimento del padre nell’interazione con il piccolo. 

 

BIBLIOGRAFIA: 

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