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No alle lacrime, provocano effetti collaterali gravissimi!

 

 Lacrime -  Immagine: © Gina Sanders - Fotolia.comChi pensa che piangere possa essere un comportamento che potrebbe portare la persona amata a diminuire la distanza fisica, si sbaglia di grosso.

Attenzione, il pianto induce effetti collaterali inaspettati, assolutamente contrari alle aspettative!

Questa affermazione è il risultato di una ricerca pubblicata su Science, messa a punto da un gruppo di ricercatori israeliani. Il team di Noam Sobel, neuroscienziato del Weizmann Institute of Science di Rehovot, ha chiesto ad alcune donne di vedere un film triste e di raccogliere le loro lacrime in una fialetta. Subito dopo, dei volontari di sesso maschile hanno annusato le lacrime e una soluzione salina. Successivamente, venivano mostrate loro delle foto di visi femminili.

Volete sapere qual è stato il risultato? Beh, chi annusava le lacrime vere giudicava le foto di visi femminili meno sexy e meno eccitanti. Una vera tragedia!

Pianto_© Alena Ozerova - Fotolia.com

Articolo consigliato: "Piangere ci fa sentire meglio? Non proprio"

Gli uomini mostravano, dunque una ridotta eccitazione sessuale, una minore risposta fisiologica, e ridotti livelli di testosterone. Infine, la risonanza magnetica funzionale ha rivelato anche ridotta attività cerebrale delle aree associate con l’eccitazione sessuale maschile.

 

Ma tutto questo a cosa è dovuto?

I ricercatori ipotizzano che ci sia una sostanza chimica nelle lacrime che porti a questo vertiginoso calo della libido. Pare che le lacrime contengano un feromone che è un segnale “socio-sessuale”, che permetterebbe alle donne di allontanare volontariamente le attenzioni “indesiderate” da parte degli uomini. Infatti, le lacrime dovute alla tristezza sono diverse da quelle generate dal pulviscolo atmosferico. Quindi, è come se avessero una funzione riflessiva di protezione. Non a caso quando qualcuno piange l’altro è pronto a prendersi cura, tranquillizzare e accudire.

Ma gli uomini, si infastidiscono, anzi si ritraggono alla vista delle lacrime, soprattutto se emesse da una donna.

Come mai? Potremmo azzardare delle ipotesi. L’uomo per natura è cacciatore, non di lacrime ma di facili prede. Quindi, alla vista di una donna che piange dovrebbe fare i conti, e combattere, con la sua vera natura per far spazio a un animo accudente che non immediatamente gli si addice. Tutto ciò induce ad avere una iniziale repulsione, con relativo calo della libido, che prontamente cede il posto ad un gesto di stizza e poi, forse, ad amorevolezza.

Ma sbaglio o gli uomini non piangono mai? Effettivamente, il vero uomo, quello tutto d’un pezzo, non cede mai a delle emozioni da “femminuccia”. Perché? Beh, verrebbe meno l’assunto di base: l’uomo deve essere UOMO!

Ma le donne, vorrebbero veramente un uomo che piange?

 

 

BIBLIOGRAFIA:



State of Mind © 2011-2012 Riproduzione riservata.



  • Giulia

    oltrettutto poi cola tutto il mascara e diventi un panda!!

    • Anonimo

      Giulia, quella è la cosa più brutta!!! ;-)

  • Giovanni Maria Ruggiero

    Ma chi sarebbe il perverso che si eccita a guardare qualcuno piangere? Un sadico spinto.

    • Anonimo

      Giovanni, credo tu abbia detto la cosa giusta. Forse l’esperimento andava costruito verificando l’emozione e comportamento che scaturisce quando si vede una persona piangere, anziché l’eccitabilità.

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1557256577 Marco Passavanti

    A mio avviso, come è stato notato dalla Dott.ssa Fiore stessa si sarebbero dovuti indagare anche altri fattori. E’ “normale” che l’eccitazione di un uomo tenda a calare (almeno il più delle volte) davanti ad una donna che piange. Ma non sono assolutamente indagati in questo modo altri atteggiamenti ed emozioni riguardanti la persona (senso di colpa, dispiacere, tenerezza e altri sentimenti empatici provati nei confronti dell’altra persona) che, invece, esercitano un ruolo importante all’interno della realtà umana per avvicinare tra loro le persone, uomo e donna ecc…ecc.. E anzi, a volte, sono proprio sentimenti empatici come questi che hanno un ruolo in ogni caso fondamentale…

    • Anonimo

      Ciao Marco,
      sono assolutamento d’accordo. Credo, che quando una persona, sia maschio sia femmina, piange mette a nudo una serie di emozioni e di fragilità molto intime. Forse, nell’evidenziare l’esistenza di questo feromone avrebebro dovuto impostare le cose un po’ diversamente. Oppure, se avessero voluto verificase l’eccitabilità maschire, avrebbero dovuto considerare altre eventualità.

  • Flavio Ponzio

     Io invece hoi apprezzato questo esperimento per la sua schietta natura
    investigativa. Non si parla di uomini che rimangono eccitati o meno alla
    vista di una donna che piange (che come dice giovanni, risulterebbero
    parecchio sadici). Si parla dell’effetto sulla libido maschile del
    ferormone contenuto nelle lacrime. Interessantissimo. Perchè? Perchè
    ancora non sappiamo il perchè. Se c’è, evoluzione insegna, prima o poi
    nella storia umana quella particolare risorsa è servita a qualcosa. E
    perchè la condividiamo coi ratti? E’ qualcosa che accomuna tutti i
    mammiferi?

    Aspettiamo ulteriori studi.

    • Anonimo

      Caro Falvio,
      la letteratura parla molto di questi feromoni e dei loro effetti sui comportamenti animali.
      Sicuramente, esistono esiti diversi, dai più semplici come avviene nel topo, ai più complessi nell’uomo, poiché associati a risposte sociali/culturali.
      Aspettiamo esiti futuri.

  • GiuliaS

    Mah. Davvero bisogna ipotizzare una reazione chimica dove una spiegazione psicologica sarebbe molto più semplice e probabile? È stato fatto l’esperimento inverso? Perché magari se vedo un uomo che piange mi viene da aiutarlo (e non è detto), ma sicuramente non mi eccita. Perché mai dovrebbe!
    Poi poi… l’uomo non è cacciatore, è la nostra stupida cultura patriarcale che gli impedisce un sano rapporto con le loro emozioni… ;) . Niente a che vedere con la natura.
    Forse gli scienziati risparmierebbero un sacco di tempo e di soldi se prima di lanciarsi in esperimenti così superficiali analizzassero il problema dal punto di vista culturale/psicologico invece che biologico/genetico.

  • Anonimo

    Ciao Giulia,
    credo, in questo momento storico, ci sia una tendenza a ‘biologizzare’ ogni cosa. Così facendo, si riesce a parlare anche di cose futili, ma osservendole attraverso un occhio, fMRI, che porta a leggere un comportamento da un punto di vista neuro-anotomico. Proprio quest’ultima cosa piace molto, poichè il cervello, organo poco noto, suscita curiosità e scalpore. E’ vero, trattando questo argomento da un punto di vista culturale-psicologico si sarebbero potute ottenute conclusioni più accurate, interessanti e articolate.

    • GiuliaS

      Cara Francesca,
      verissimo che il cervello visto attraverso l’fMRI sia oggi una vera ‘moda’ per la ricerca. Un po’ come il DNA. Il rischio però è che si usi come ‘passaporto’ per dare una patina scientifica a qualsiasi scemenza. Se una domanda scientifica ha una risposta più probabile allora dare una risposta diversa è un errore, non è equivalente al proporre la risposta da un diverso punto di vista. A me sembra che come strumento di studio del funzionamento della mente le vostre ricerche siano (ancora, perlomeno) ben più raffinate ed accurate di queste, e che quindi come bisogna usare prudenza per gli studi che attraverso l’fMRI vogliono dirci come funziona il cervello, così bisogna invece valorizzare molto di più gli studi psicologici (e se proprio, antropologici).

      • Anonimo

        Cara Giulia,
        condivido tutto quello che hai scritto. Attualmente, si utilizzano questi strumenti di bioimaging per dare una ‘patina di scientificità’ ad ogni cosa, e i risultati si commentano a livello psico – antropologico. Per molte cose, dovrebbe essere il contrario, ovvero considerare questi strumenti come ausiliari ad un processo, e non la causa. Nell’aria aleggia un pensiero: “tutto ciò che non è bioimaging è subordinato a tutto il resto”. Per questo, se si avesse la possibilità di dimostrare l’esistenza di correlati neurali anche di un comportamento molto ancestrale, si pottrebbero otterebbero molti consensi. Speriamo in una riscoperta delle origini.

  • http://www.stateofmind.it/ State of Mind – WebJournal

     ”Il vostro assunto è che il calo della libido, davanti ad una donna in
    lacrime, sia una tragedia.” Dove si trova questa affermazione
    nell’articolo?

    Ti riferisci al titolo (chiaramente ironico) ? A volte leggere anche il testo aiuta a cogliere il senso di un articolo. :)  

  • ospite

    Mah..nessuno ha mai pensato che per una donna che piange probabilmente fare sesso è l’ultimo degli obiettivi?  Anzi, che se una donna piange quello che spera è che vengano presi in considerazione ben altri aspetti della sua persona? Questo riduzionismo sessuale mi sembra molto ottuso.

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