Abilità di lettura nei babbuini: il riconoscimento dell’ortografia.

Un nuovo studio mostra come i primati non umani sono in grado di riconoscere le combinazioni di lettere nelle parole e rilevare le anomalie.

ID Articolo: 8276 - Pubblicato il: 18 aprile 2012
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– Rassegna Stampa – 

Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze PsicologicheImparare a leggere implica anche l’abilità di riconoscere e memorizzare combinazioni regolari di lettere che compongono le parole. Un nuovo studio dimostra che i primati non umani sarebbero in grado di riconoscere specifiche combinazioni di lettere nelle parole e di rilevarne anomalie.

Un gruppo di ricercatori del Laboratoire de Psychologie Cognitive (Cognitive Psychology Laboratory, CNRS/Aix-Marseille University) di Marsiglia ha condotto un esperimento in cui venivano mostrati a babbuini alcune parole composte da quattro lettere su un dispositivo touch screen. I babbuini venivano addestrati a pigiare una forma ovale se lo stimolo presentato era effettivamente una parola scritta correttamente oppure una croce in caso vi fossero anomalie: ovviamente venivano rinforzati postitivamente e ricompensati mediante cereali a fronte delle risposte corrette. In pochi giorni di training i babbuini avevano effettivamente appreso a distinguere correttamente le parole in lingua inglese tipo “bank” rispetto a non-parole come “jank”.

Ancora più sorprendentemente, dopo avere memorizzato lo spelling di dozzine di parole, i babbuini erano poi in grado di dare le risposte corrette anche di fronte a parole che non avevano mai visto precedentemente. Ciò suggerisce che i nostri antenati primati non si limiterebbero a memorizzare la forma complessiva delle parole ma sarebbero in grado di rilevare e memorizzare patterns regolari nell’organizzazione delle parole: è come se fossero in grado di apprendere combinazioni di lettere regolari e frequenti all’interno delle parole di lingua inglese, e similmente di rilevarne anomalie e irregolarità.

Questa abilità, non specificamente umana nè linguistica, potrebbe quindi avere rappresentare una delle premesse per l’evoluzione del linguaggio nell’uomo.

 

 

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