Psilocibina e funghi allucinogeni: bad trip? Good trip!

Nuovi studi mostrano che le droghe come i funghi allucinogeni migliorano la rievocazione di ricordi personali e di emozioni positive.

ID Articolo: 5900 - Pubblicato il: 16 febbraio 2012
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Psilocibina e funghi allucinogeni: bad trip? Good trip! - Immagine: © 2012 Costanza Prinetti -

Oggi parleremo di una vecchia diatriba nata tra coloro che ben pensano e chi, invece, sceglie di ‘pensare bene’. Assumere droghe produce serenità o crea danni cerebrali irrimediabili? A quanto pare, prendere alcune sostanze psichedeliche produce effetti sorprendenti!

Recentemente, è stato scoperto che le droghe, come i funghetti allucinogeni, migliorano la rievocazione di ricordi personali e di emozioni positive. Un gruppo di scienziati, autori di due lavori pubblicati rispettivamente su Proceedings of the National Academy of Sciences e sul British Journal of Psychiatry, ha dimostrato quali sono gli effetti della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, ovvero diminuire l’attività cerebrale e aiutare le persone a mantenere i ricordi più vividi. Questa sostanza è stata ampiamente utilizzata nella psicoterapia degli anni ’50, ma, fino ad ora, il razionale biologico non è mai stato adeguatamente indagato.

La nicotina migliora la memoria ed aiuta a combattere i Deterioramenti Cognitivi. Immagine: © dalaprod - Fotolia.com -

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Un gruppo di volontari, inseriti in uno scanner di risonanza magnetica funzionale, è stato spinto a pensare a dei ricordi associati a forti emozioni positive. Coloro che avevano assunto psilocibina valutavano i loro ricordi come più vividi rispetto a coloro che avevano ingerito un placebo. Infatti, la psilocibina produceva una maggiore attività in aree del cervello che processano informazione visiva e sensoriale. L’intensità degli effetti riportati dai partecipanti, visioni di motivi geometrici, insolite sensazioni corporee e senso alterato di spazio e tempo, è correlata ad una diminuzione dell’attivazione della corteccia prefrontale mediale, area coinvolta nel processamento delle emozioni, dell’apprendimento, della memoria e delle funzioni esecutive; e in quella cingolata posteriore, avente un ruolo nella coscienza e nell’ auto-identità

Il team ha poi utilizzato i dati per valutare come la connettività funzionale tra queste due regioni cerebrali vari nel corso del tempo, e ha scoperto che la loro contemporanea deattivazione avviene attraverso una rete che le collega le due aree, chiamata Default-Mode Network (DMN), che integra funzioni cerebrali come sensazioni e ambizioni e stabilisce chi si è e come si percepisce il mondo. Quindi nel momento in cui le aree implicate non si attivano, i significati che ciascuno attribuisce agli eventi che si presentano quotidianamente sono automaticamente eliminati.

Messaggio pubblicitario Ma nel momento in cui un comportamento è depauperato dalla valutazione attribuitagli, cosa resta? Naturalmente, solo la situazione ricordata come una immagine, un frame. Detto in termini cognitivisti, sono eliminati i Belief, ma restano gli Activating event e le Consequences. Proprio queste immagini situazionali sono esaltate dalla droga, ottenendo, di conseguenza, una “conoscenza priva di vincoli”, tipo quella sperimentata nel 1960 da Leary, acerrimo e famigerato sostenitore dell’uso di sostanze psicotrope, durante una vacanza in Messico, grazie ai “funghetti magici”.

Ora sappiamo che la deattivazione di queste regioni porta ad uno stato in cui il mondo è vissuto come strano, estraneo, nuovo, inaspettato, quindi emotivamente positivo. Si creano i così detti “trip”, in cui la realtà diventa un sogno, l’immaginazione si mostra come straordinaria realtà, e lo stupore, misto alla felicità del nuovo, si impossessa della mente.

La psilocibina, inoltre, potrebbe fungere da antidepressivo, poiché esercita una riduzione dell’attività della mPFC, che risulta eccessiva in coloro che sono affetti da depressione, e da ansiolitico poiché i partecipanti che mostravano ansia, dopo la sostanza, stavano meglio. Inoltre, ha un effetto a lungo termine, nel senso che a distanza di settimane i partecipanti all’esperimento sostenevano di esperire ancora emozioni positive.

Per concludere, potrebbe essere un buon adiuvante alla psicoterapia, come si faceva nello scorso secolo, naturalmente utilizzando il principio attivo a scopo terapeutico.

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