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La risposta fisiologica alla paura può essere incongruente con la valutazione del pericolo?

La nostra risposta fisiologica alla paura può essere in contraddizione con quella che è la valutazione conscia e consapevole del pericolo.

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 30 Gen. 2012

– Rassegna Stampa – 

Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze PsicologicheLa nostra risposta fisiologica alla paura può essere in contraddizione con quella che è la valutazione conscia e consapevole del pericolo. Un nuovo studio della University of Exeter lo dimostra.

Ai soggetti sperimentali è stato chiesto di guardare uno schermo in cui di tanto in tanto appariva una forma colorata. Per la metà delle volte, la forma colorata era associata a un lieve shock elettrico: i soggetti quindi dovevano riportare se si aspettavano o meno lo shock elettrico durante la presentazione di queste forme, mentre veniva monitorata la loro conduttanza cutanea, uno tra gli indicatori dell’attivazione fisiologica –arousal- del sistema nervoso simpatico associato alle emozioni.

A seguito di una serie di immagine cui venivano effettivamente associati shock elettrici i soggetti erano più propensi a predire che non ne avrebbero ulteriormente ricevuti con le immagini successive; d’altro canto, si aspettavano uno shock elettrico quando non ne avevano ricevuti in associazione alle poche ultime immagini mostrate loro. Questo fenomeno tale per cui ci si aspetta una sorta di “buona fortuna” dopo una serie di eventi negativi e viceversa, viene definito “fallacia del giocatore d’azzardo”.

Ma ritorniamo alla nostra ricerca: oltre alla valutazione cosciente dei soggetti in termini di espressione esplicita di loro aspettative, vi è ancora una variabile in gioco, e cioè la conduttanza cutanea. Curiosamente, le misurazioni della conduttanza cutanea hanno rivelato un pattern di risposta opposto rispetto a quello delle valutazioni consapevoli dei partecipanti. Nello specifico, dopo una sequenza di shock elettrici correlati alle immagini, i livelli di conduttanza cutanea poco prima della presentazione dell’immagine non associata a shock elettrico erano simili a quelli rilevati durante le immagini con scarica elettrica, proprio come se a livello preconscio ci si aspettasse un ulteriore shock elettrico e in linea con i meccanismi dell’apprendimento associativo; viceversa l’attivazione fisiologica risultava nella norma dopo un trial che non prevedeva gli shock elettrici. Lo studio è un mattoncino empirico a ricordarci che negli individui, al di là delle sofisticate capacità cognitive superiori di valutazione e ragionamento consapevole con cui tanto i cognitivisti lavorano in terapia, quando sono in pericolo entrano altrettanto in gioco processi veloci, automatici e associativi.

 
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Linda Confalonieri
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Redattrice di State of Mind

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