Riconoscere i volti: il modello olistico e quello analitico.

ID Articolo: 3927 - Pubblicato il: 10 dicembre 2011
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– Rassegna Stampa –
Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze PsicologichePerchè alcune persone riconoscono facilmente volti già visti e altre fanno più fatica o addirittura falliscono del tutto?
Un nuovo studio, che verrà pubblicato sulla rivista Psychological Science, fornisce la prima evidenza sperimentale che le differenze individuali rispetto a questa importante abilità sociale sono radicate nel modo unico in cui la mente percepisce i volti.
Dallo studio risulterebbe infatti che gli individui che percepiscono i volti in modo olistico, cioè come un insieme integrato, siano facilitati nel riconoscimento facciale rispetto a quelli che invece hanno una percezione più analitica, cioè che si focalizza sui singoli elementi che compongono il viso.
Due sono le situazioni sperimentali a sostegno del fatto che la percezione olistica è il processo elettivo nella percezione di volti: in un primo esperimento i partecipanti dovevano riconoscere le immagini di volti che erano stati tagliati orizzontalmente e poi ricombinati tra loro; il riconoscimento si è dimostrato più semplice nel caso in cui le due metà rimanevano disallineate tra loro, rispetto a quando venivano presentate incollate insieme; in questa seconda condizione infatti il processo di elaborazione olistica delle informazioni spinge il cervello a combinare automaticamente le due parti in una nuova forma, che è percepita come diversa da quelle già viste. Il secondo esperimento prevedeva invece il riconoscimento di singole parti del viso in due diverse condizioni: insieme ad altre parti simili (ad esempio tutti nasi) o all’interno di un viso; anche in questo caso il riconoscimento è stato facilitato dalla condizione in cui le singole parti comparivano all’interno di un insieme integrato di elementi.
A sostegno del fatto che il processo di riconoscimento olistico è unico e indipendente i ricercatori sottolineano anche che non sono state trovate correlazioni con il livello di intelligenza dei partecipanti all’esperimento. Questi risultati potrebbero essere utili nel trattamento di disturbi come la prosopagnosia (cecità al viso) e l’autismo, allenando per esempio alla percezione olistica, con l’obiettivo di facilitare il riconoscimento dei volti familiari.
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