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Vasco Rossi, Wikipedia e la censura

ID Articolo: 1997 - Pubblicato il: 05 ottobre 2011
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WIKIPEDIA - Licenza d'uso: Creative Commons - Proprietario: http://www.flickr.com/photos/ncaranti/Questa storia della protesta di Wikipedia sembra fatta apposta per farci capire lo stato confusionale di alcune sofferenze psicologiche. Come si sa, oggi Wikipediaprotesta contro “il comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni. Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.”

In questa protesta di Wikipedia si esprime una giusta preoccupazione contro la censura e il controllo. Inoltre la manovra del governo è sospetta, dato l’eterno conflitto di interessi che ci inquina il giudizio da quasi due decenni.

Tuttavia il contesto a tratti appare bizzarro. Prima di tutto, perché Wikipedia? Perdonate la battuta, ma sono preoccupati per non poter più spulciare nelle lettere private di Napoleone e Talleyrand? E poi, la protesta segue a giro di ruota la querelle tra Vasco Rossi e Nonciclopedia. Una rockstar si scontra con un sito di satira online. Pare che Vasco Rossi intendesse difendere dalle offese la propria onorabilità. Dall’altra parte un sito di satira difende la libertà di parola. Citiamo il noto blogger progressista e liberale Malvino:  “Sfoggeremmo tutto il nostro vittimismo, grideremmo che vogliono metterci il bavaglio, troveremmo senza dubbio il caldo e solidale abbraccio della rete, quel “drogato che a volte spaccia e a volte canta, utilizzando sempre le solite tre parole e le solite tre note” si cagherebbe addosso per lo tsunami e ci perdonerebbe, senza dubbio.  Ma libertà di parola o libertà di insulti?” Hanno ragione un po’ tutti. Il limite all’insulto e alla calunnia è nel bilanciamento dei poteri in uno stato di diritto.

Ma stiamo dimenticando che questo è un blog di psicologia. Spesso nella nostra semplicità psicologica umana cadiamo in orrendi pensieri dicotomici: l’opposto di ciò che è brutto è certamente bellissimo, l’opposto di ciò in cui crediamo fortissimamente è certamente moralmente indegno. Avremmo voglia di un’iniezione di pensiero critico e di prudenza concettuale, avremmo desiderio di maggiori sfumature e prudentissime articolazioni del discorso. Ma questo ci rende deboli in una società in cui l’eccesso è premiato? Come ha dichiarato recentemente qualcuno, “se sei onesto rimani piccolo?” Purtroppo, non sono parole di La Rochefoucald.

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