Il pedagogista e l’educatore a scuola. Intervista all’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI)

Pedagogista ed educatore sono professionisti con precise competenze scientifiche e metodologiche che intervengono nel naturale processo di crescita e di sviluppo nell’ottica dell’educazione permanente e della prevenzione​ ​educativa​ ​primaria, portando l’accento sulla centralità dell’alunno nel processo educativo.

ID Articolo: 155995 - Pubblicato il: 02 luglio 2018
Il pedagogista e l’educatore a scuola. Intervista all’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI)
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L’APEI, sin dalla sua fondazione nel 2007, ha sempre ritenuto che la scuola fosse uno dei principali ambiti di intervento del pedagogista e dell’ educatore, promuovendo un intenso lavoro culturale e di politica professionale in tutto il territorio nazionale tramite laboratori, seminari e convegni.

 

Infanzia e adolescenza: fasi sensibili dell’età evolutiva, dove l’attenzione e la cura del bambino/adolescente investono l’armonia fisica, psicologica, relazionale, e dove la cura interessa le agenzie educative per eccellenza chiamate a monitorare e stimolare lo sviluppo dell’adulto di domani, scuola e famiglia.

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In un concerto di compiti evolutivi che struttureranno la personalità adulta, le figure dell’ educatore e del pedagogista assumono un ruolo essenziale nel facilitare l’attuazione del processo educativo. Quale ruolo specifico ha oggi il pedagogista a scuola, quali problemi incontra (e con questi la scuola e l’educazione nel suo complesso) in una società in cui diverse emergenze educative risultano preminenti, e in cui il bambino e l’adolescente ricercano un posto che restituisca il senso della loro esistenza?

Chi sono pedagogisti ed educatori?

I pedagogisti e gli educatori professionali socio-pedagogici sono professionisti con precise competenze scientifiche e metodologiche che intervengono nel naturale processo di crescita e di sviluppo della persona, nell’ottica dell’educazione permanente e della prevenzione​ ​educativa​ ​primaria, e puntano l’accento sulla centralità dell’alunno nel processo educativo, con uno sguardo centrato sulla persona ancor prima che sulla performance, senza il quale si sperimenta la fatica a dare risposte alle innumerevoli problematiche esistenziali, sociali, relazionali e di ricerca di senso dei bambini e degli adolescenti – spiega Samuele Amendola, educatore professionale e presidente dell’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI) per la Sicilia – L’ educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista, esperti della relazione educativa, costituiscono all’interno della scuola quelle risorse indispensabili ad attivare una rete, aiutando tutti coloro che fanno parte dell’ambiente scolastico (famiglie, docenti, extra scuola…) a dare il proprio contributo in collegialità, avendo sempre come punto di riferimento il bambino, l’alunno, protagonista del suo apprendimento e della creazione di un personale progetto di vita.

Una rete che sia responsiva alle esigenze degli alunni, che collabori per un progetto di realizzazione del Sé che investa il futuro, e che contrasti solitudini e impotenze educative.

L’importanza di fare rete

La principale criticità che oggi il contesto scolastico vive è la solitudine, solitudine degli insegnanti, spesso lasciati soli nel loro tanto difficile quanto fondamentale ruolo, ma anche solitudine dei genitori, delle famiglie. È importante quindi spezzare questa solitudine attraverso l’elaborazione di progetti comuni, attraverso la compartecipazione, attraverso il fare rete anche con il territorio. Un fare rete che agisca in senso proattivo e progettuale: in quest’ottica il pedagogista e l’ educatore, prima ancora che ricercare le cause di una determinata emergenza, intervengono su ciò che emerge o che ha bisogno di emergere in termini di progettualità educativa, di espressione e realizzazione personale, di originalità e creatività nell’ottica del pensami adulto. Quel pensami adulto di cui parlava Mario Tortello, cioè il preparare insieme all’alunno e, a tutti coloro che fanno parte del suo mondo, un progetto formativo, culturale e professionale nel quale sarà presente la visione della persona che egli sarà domani.

Un collaborare che facilita il lavoro complesso, talora frustrante, del docente e che diventa per il docente stesso momento di arricchimento professionale e personale.

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Come APEI riteniamo che non sia più possibile derubricare l’educazione a un problema di emergenza estemporaneo. – continua Amendola – La scuola e la famiglia necessitano di una figura di raccordo, attenta alle biografie umane e volta ad accompagnare gli alunni senza classificarli o diagnosticarli. Chiedono dei professionisti capaci di mediare quella complessità che a volte può sembrare disorientante e difficile da gestire. Ecco perché lo Stato italiano forma pedagogisti ed educatori, per svolgere quelle funzioni che non possono essere umanamente sostenute, nella loro articolazione ricca e necessaria, dall’attuale formazione del corpo docente, ma che sono individuate come prioritarie per connettere realmente la scuola al tessuto vitale del territorio. Nella scuola c’è bisogno di ripresa della ricerca pedagogica e scientifica, di una ricerca e sperimentazione frutto dell’alleanza tra pedagogia e neurologia (neuropedagogia) con le sue ricadute didattiche; in quest’ottica la presenza di pedagogisti ed educatori a scuola consentirebbe anche agli insegnanti di avvalersi di efficaci strumenti etico-pedagogici e didattico-scientifici per svolgere al meglio le loro funzioni.

Alla luce quindi dell’importanza educativa e sociale della figura del pedagogista in che modo APEI sostiene la figura dell’ educatore a scuola?

L’APEI, sin dalla sua fondazione nel 2007, ha sempre ritenuto che la scuola fosse uno dei principali ambiti di intervento del pedagogista e dell’ educatore, promuovendo un intenso lavoro culturale e di politica professionale in tutto il territorio nazionale tramite laboratori, seminari e convegni. – conclude Amendola – Nel 2015, in occasione della consultazione del Governo per la scrittura della Riforma La Buona Scuola, l’APEI ha avanzato la proposta di prevedere in organico scolastico queste due importantissime figure: proposta che risultò essere la più votata in assoluto sul sito del Miur. Da quest’anno le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista sono state riconosciute dallo Stato, con la Legge 205/2017, dove sono stati convogliati i punti essenziali del Disegno di Legge Iori, che segna uno spartiacque nel mondo delle professioni educative.

Salvatore Amendola

Salvatore Amendola – Educatore professionale e presidente dell’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI) per la Sicilia

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