Non è facile essere un Genio: la Plusdotazione è un Bisogno Educativo Speciale?

LabTalento nasce allo scopo di individuare e tutelare i bambini plusdotati, che spesso a scuola si mostrano annoiati, distratti e isolati.

ID Articolo: 150699 - Pubblicato il: 13 dicembre 2017
Non è facile essere un Genio: la Plusdotazione è un Bisogno Educativo Speciale?
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L’Università di Pavia è attiva dal 2009 in quest’ambito, grazie alle attività di LabTalento, il laboratorio italiano di ricerca e intervento per lo sviluppo del potenziale e della plusdotazione, diretto dalla professoressa Maria Assunta Zanetti per i bambini plusdotati.

L’aumento delle diagnosi dei DSA

Messaggio pubblicitario Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un incremento formidabile delle diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento nei bambini in età scolare.
Il MIUR, in una relazione specifica sul tema e relativa all’anno scolastico 2011/2012, ha registrato un’impennata clamorosa nelle certificazioni di DSA: un aumento del 24% di alunni certificati alla scuola primaria, del 39% alla scuola secondaria di primo grado e del 54% a quella secondaria di secondo grado, percentuali che vanno considerate ancor più significative se si tiene conto del decremento, negli ultimi anni, del numero di bambini iscritti.

A cosa si deve una simile epidemia di discalculie, dislessie, sindromi da iperattività?
Certo, la legge 170 del 2010 sui DSA ha senz’altro dato un impulso decisivo al riconoscimento e alla tutela dei bambini che soffrono di questo tipo di disturbi, ma sembra anche che ci sia un allarme collettivo (e non sempre del tutto motivato) orientato prevalentemente a quello che nei piccoli allievi non funziona come ci si aspetterebbe, al deficit, alle difficoltà, rischiando in tutto questo di perdere di vista le risorse e i talenti individuali dei bambini.
Non a caso e diametralmente opposto alla dimensione dei DSA esiste un altro fenomeno, senz’altro sottostimato e meno conosciuto ma altrettanto gravido di potenziali criticità educative e sociali: quello dei bambini cosiddetti plusdotati.

Le difficoltà dei bambini plusdotati

Ad oggi, in Italia, non esistono standard condivisi per l’individuazione dei bambini ad alto potenziale e nemmeno norme che regolamentino una didattica inclusiva pensata per quei bambini che dimostrano talenti precoci ed eccezionali.
Una serie di miti e pregiudizi sui gifted children farebbe pensare che non abbiano in realtà bisogni educativi speciali; si crede che riescano a fare qualsiasi cosa e ad avere successo senza sforzo, che non abbiano bisogno di aiuto e siano più maturi, responsabili e popolari degli altri bambini della loro età, che grazie alle doti cognitive possano eccellere facilmente in qualunque area della loro vita.

Paradossalmente è spesso vero il contrario: nella maggioranza dei casi i genitori di bambini ad alto potenziale richiedono una consulenza specialistica perché i figli non hanno più voglia di andare a scuola, in classe sono distratti e turbolenti, ricercano continuamente attività alternative e si disinteressano a quelle proposte dagli insegnanti, si annoiano e hanno problemi comportamentali, talvolta vengono derisi e isolati dai compagni.

Tutto questo perché soffrono di quella dissincronia, già discussa da Terrassier, tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo, uno squilibrio che spesso crea disagio e sofferenza e che può sfociare in un paradossale fallimento scolastico proprio dei bambini intellettualmente più dotati e precoci (i cosiddetti gifted underachievers).

Per evitare che il talento vada sprecato risulta quindi opportuno e urgente formulare una procedura di assessment che sia chiara e condivisa, supportata se possibile anche da un inquadramento legislativo com’è stato, appunto, per i DSA; questo affinché le scuole possano poi pensare e proporre adeguate metodologie didattiche a sostegno anche del pieno sviluppo dei giovani talenti.

L’intelligenza è un costrutto piuttosto difficile da misurare, intessuto com’è di elementi cognitivi, emotivi e comportamentali, e ad oggi si fa in genere riferimento al calcolo del quoziente intellettivo ricavabile dalla somministrazione delle scale Wechsler, disponibili anche per i bambini in età prescolare e scolare. Si parla di plusdotazione quando il quoziente di intelligenza è superiore alla media nazionale (da 120 in su) e si stima che i bambini plusdotati siano tra il 5 e l’8% della popolazione scolastica (quindi all’incirca un bambino per classe).

LabTalento: il laboratorio italiano ideato per i bambini plusdotati

L’Università di Pavia è attiva dal 2009 in quest’ambito, grazie alle attività di LabTalento, il laboratorio italiano di ricerca e intervento per lo sviluppo del potenziale e della plusdotazione, diretto dalla professoressa Maria Assunta Zanetti.

Durante il recente seminario internazionale sull’argomento, oltre ad un confronto con alcune realtà straniere che già da anni si occupano di didattica inclusiva a sostegno dei bambini plusdotati, è stato presentato un innovativo modello didattico ideato proprio all’interno del laboratorio pavese e pensato per declinarsi sia in ambito scolastico che extrascolastico: si tratta del progetto STIMA, acronimo delle parole Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica, Arte.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’idea alla base di questo modello è che sia necessaria una formazione specifica per gli insegnanti e un dialogo sistematico con le famiglie per poter individuare tempestivamente i bambini ad alto potenziale; definire in modo sistematico il livello di ogni singolo alunno dovrebbe consentire l’ingaggio di “docenti di potenziamento” che permettano lo svolgimento di un lavoro differenziato per i bambini sulla base delle rispettive inclinazioni e potenzialità; obiettivo audace se si pensa alle condizioni attuali delle scuole primarie, dove l’insegnamento è prevalentemente frontale e la platea è costituita all’incirca da 30 bambini.

Al progetto “La scuola educa il talento” stanno già partecipando diversi istituti comprensivi pavesi, i cui dirigenti hanno portato la propria testimonianza durante il seminario.

L’idea alla base di questa esperienza pionieristica sarebbe quella di poter stilare e proporre delle buone pratiche, riproducibili poi anche a livello nazionale e, perché no, internazionale.
Questo per scongiurare il rischio di perdere per strada i nuovi talenti, quei bambini geniali che se non riconosciuti e tutelati potrebbero ritrovarsi a sabotare il proprio talento per noia, demotivazione, conformismo, solitudine o (addirittura) vergogna delle proprie capacità.

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Bibliografia

  • Alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento AA.SS. 2010/2011 e 2011/12 http://www.marche.istruzione.it/dsa/allegati/alunni_dsa.pdf
  • Andreani O. (2001) Intelligenza e creatività, Roma, Carocci.
  • Grubar J. C., Duyme M., Cote S., (2000). Talenti difficili. Comprendere i bambini precoci. Roma: Phoenix.
  • L. Simeon (a cura di) (2002), La scuola dei talenti. Affrontare le difficoltà di apprendimento nell’era globale, Milano, Franco Angeli.
  • Mormando, F. (2011) I bambini ad altissimo potenziale intellettivo. Guida per insegnanti e genitori, Centro Studi Erikson.
  • Terrassier J.C., (1985) Ragazzi superdotati e la precocità difficile, Giunti e Lisciani (a cura di) Zanetti M.A., (2017) Bambini e ragazzi ad alto potenziale: una guida per educatori e famiglie, Carocci Editore.
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