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Marsha Linehan e la DBT – Introduzione alla Psicologia

Marsha Linehan ha ideato la terapia dialettico-comportamentale (DBT) per il trattamento dei pazienti con disturbo borderline di personalità.

ID Articolo: 148733 - Pubblicato il: 28 settembre 2017
Marsha Linehan e la DBT – Introduzione alla Psicologia
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Marsha Linehan è professore di psicologia, psichiatria e scienze del comportamento all’Università di Washington. E’ specialista nel trattamento del disturbo di personalità Borderline per il quale ha ideato un approccio terapeutico, la terapia Dialettico comportamentale (DBT) che, risulta essere uno dei trattamenti di elezione per pazienti affetti da tale patologia.

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

 

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re. NOVEMBRE 2017 Marsha Linehan è direttrice di diverse cliniche di ricerca e terapia comportamentale e fondatrice di due organizzazioni dedicate alla diffusione del suo trattamento DBT: Behavioral Tech, LLC e The Linehan Institute.

Inoltre, è autrice di numerosi libri e studi scientifici, ha ricevuto molti riconoscimenti e il suo trattamento è considerato il precursore per il Disturbo della Personalità Borderline e dei comportamenti auto-lesivi.

La storia di Marsha Linehan

Marsha Linehan nacque a Tulsa, in Oklahoma il 5 maggio del 1943, terza di sei figli, studentessa eccellente e abile suonatrice di pianoforte. Durante l’adolescenza, esattamente a 17 anni le venne diagnosticato un disturbo schizofrenico. Marsha Linehan frequentemente bruciava i polsi con le sigarette, si taglia le braccia e le gambe utilizzando oggetti taglienti, e per questo, classificarono questi comportamenti come tipici di una grave malattia mentale, poichè all’epoca non era ancora noto il Disturbo Borderline di Personalità.

Trascorse molto tempo in un Istituto psichiatrico dove occupava l’area di isolamento, zona dedicata a pazienti molto gravi.
In quella stanza d’isolamento Marsha Linehan, giurò a se stessa che si sarebbe liberata dall’inferno in cui si trovava e che avrebbe aiutato gli altri a uscire da questa condizione.

Marsha Linehan afferma: “Mi sentivo completamente vuota in quel periodo, come l’uomo di latta; non riuscivo a comunicare cosa stava succedendo in me, e non c’era nessun modo per farlo capire“. Proprio in questo istituto, iniziò a comprendere di essere in grado di prendersi cura di altre persone, e notò di riuscire molto bene in questo.

Nel 1967, diversi anni dopo aver lasciato l’istituto psichiatrico, Marsha Linehan, si trasferì a Chicago e iniziò a lavorare per una compagnia assicurativa, mentre di notte si dedicava agli studi di psicologia. In questo periodo, divenne una credente – praticante e, successivamente, proprio la fede l’aiutò a prendersi cura di se stessa senza più infliggersi dolore fisico. Gli anni di studio in psicologia le diedero la possibilità di capire cosa le stava accadendo a livello emotivo e, per questo, decise di intraprendere un lungo processo di accettazione della sofferenza legata alla sua condizione.

Marsha Linehan, dopo aver conseguito la laurea, ottenne un dottorato in psicologia, e contemporaneamente lavorava con persone disagiate e emotivamente disperate che consideravano il suicidio la risposta alla loro miseria e dolore.

Ella intuì che prima di poter cambiare qualsiasi tipo di comportamento era necessario accettare la sofferenza, solo a quel punto si poteva cambiare. Così, intraprese un lungo processo di comprensione volto a individuare come unire due principi apparentemente opposti: l’accettazione della vita esattamente com’è e la necessità di cambiare apprendendo nuove modalità cognitive e comportamentali.
Lo scopo era, però, capire se questo approccio potesse funzionare in generale anche con un certo tipo di pazienti; per questo era necessario testare questo approccio su gruppi particolari di pazienti, come persone ad alto rischio suicidario e coloro che erano affetti da disturbo borderline di personalità, noti per essere a rischio di suicidio oltre che per presentare una forte disregolazione emotiva.

Nel 1980 Marsha Linehan chiese all’Istituto Nazionale di Salute Mentale americano di poter condurre un trial clinico per verificare l’efficacia del suo trattamento.
I dati derivanti dalla sperimentazione confermarono che l’approccio utilizzato dalla Linehan, fondato sulla dialettica tra strategie di cambiamento cognitivo-comportamentale e concetti filosofici orientali, come l’accettazione e la mindfulness, aveva successo nel trattamento del paziente difficile.

Quindi, applicando questo modello, si potevano ottenere miglioramenti sugli aspetti emotivi e comportamentali dei pazienti difficili (Linehan, Armostrong, Suarez, Allmon, Heard, 1991; Linehan, Heard Armostrong, 1993; Leichsenring, Leibing, Kruse, New & Leweke, 2011).
Marsha Linehan, definì questo nuovo approccio terapeutico Dialectical Behavior Therapy, DBT (Linehan, Comtois, Murray, Brown, Gallop, et al. 2006)

Il trattamento DBT prevede la combinazione di psicoterapia individuale, skills training di gruppo e un team specifico di consultazione terapeutica, che può includere, oltre ai terapisti individuali e di gruppo anche un medico psichiatra.

Nascita ed evoluzione della terapia dialettico – comportamentale

La DBT rappresenta il trattamento d’elezione evidence-based (basato su prove scientifiche di efficacia) per il Disturbo Borderline di Personalità e, pur fondandosi sugli assunti e sulle strategie cognitivo-comportamentali, è caratterizzato da elementi unici e specificatamente rivolti alla disregolazione emotiva e al trattamento di comportamenti impulsivi e autolesivi.

La DBT integra i principi della mindfulness, principi di behaviorismo e di terapia cognitivo-comportamentale. Per definire la sintesi di queste diverse correnti teoriche fu utilizzato il termine “dialettica”, riferendosi, anche, al concetto filosofico sottostante e alle continue tensioni dialettiche tra la psicologia occidentale e la pratica orientale che guidano l’evoluzione di tale modello con la psicoterapia (Arkowitz, 1989, Arkowitz, 1992, Prochaska & Diclemente, 2005, Ryle, 2005; Norcross & Goldfried, 2005).

Con il termine dialettica si vuole far emergere l’interrelazione e l’unitarietà della realtà, poiché non limitata all’analisi delle singole parti di un sistema, ma a specifici contesti in cui si esplica il comportamento dei singoli e dei singoli nel gruppo.
Quindi, la realtà non è concepita come statica, ma composta da forze interne opposte (tesi e antitesi) in continua evoluzione, e la cui sintesi genera una nuova tensione tra forze opposte. In tal senso, i pattern di pensiero e di comportamento dei pazienti sono considerati come dei fallimenti dialettici, poiché la persona è bloccata su polarità estreme e fatica a muoversi dinamicamente verso una sintesi. La realtà, dunque, è fondata sul cambiamento e sul processo, l’individuo e l’ambiente sono in costante mutamento.

La terapia DBT

La terapia DBT non è mirata al mantenimento della stabilità in un contesto coerente, ma tende a promuovere l’apprendimento di competenze atte a gestire il cambiamento.

La DBT lavora sui comportamenti disfunzionali o disadattivi (comportamenti suicidari e parasuicidari, impulsivi e disfunzionali) che impattano sulla vita della persona affetta da disturbo borderline della personalità. Lo scopo è modificare questi comportamenti acquisendone nuovi o apprendendo ad utilizzare comportamenti alternativi e funzionali. Quindi, attraverso il miglioramento della gestione dei comportamenti disfunzionali, della regolazione emotiva e della validazione della sofferenza, che spesso accompagna gli individui con disturbo borderline, è possibile costruire uno vita “degna di essere vissuta”, per citare un’espressione della stessa Marsha Linehan.

L’intero trattamento DBT sottolinea la costruzione e il mantenimento di una relazione tra paziente e terapeuta in cui la validazione dei pensieri, dei sentimenti, delle emozioni e dei comportamenti del paziente è fondamentale.

Il trattamento consiste in una co-terapia, in cui diversi terapeuti interagiscono verso un obiettivo comune. Il terapeuta individuale, i terapisti conduttori dello skills training di gruppo, a volte anche lo psichiatra. Il modello DBT prevede generalmente una seduta di psicoterapia individuale alla settimana e una seduta settimanale di skills-training di gruppo della durata di circa un’ora e mezza o due ore.

Lo skill-training assume una rilevanza fondamentale nella DBT, poiché è volto a colmare deficit nelle abilità di autoregolazione delle emozioni, dei comportamenti e delle relazioni interpersonali.

Messaggio pubblicitario Lo skill-training consta di quattro moduli di apprendimento, acquisizione e generalizzazione di specifiche abilità.
Il primo modulo fa riferimento alle abilità nucleari di mindfulness, che consentono di osservare in modo consapevole se stessi e gli altri intorno a sè, nel momento presente, sospendendo il giudizio. Le abilità di mindfulness si suddividono a loro volta in tre abilità di contenuto che fanno riferimento all’oggetto dell’attività mentale (osservare, descrivere, partecipare) e tre abilità formali, relative invece alla modalità con cui tali processi mentali prendono forma (assumere un atteggiamento non giudicante, concentrarsi su una sola cosa alla volta, essere efficaci).

Nel secondo modulo si parla di abilità di regolazione emotiva, e consiste nell’allenare il riconoscimento e la regolazione delle emozioni nelle loro diverse componenti. Durante il modulo si lavora sull’appropriazione, miglioramento e generalizzazione delle abilità di regolazione delle emozioni.

Un terzo modulo riguarda le abilità di efficacia interpersonale mirate all’apprendimento di strategie utili per gestire le relazioni interpersonali. Durante il modulo si trattano diverse aree che riguardano la capacità di analisi delle situazioni interpersonali, la chiarificazione dei propri obiettivi, le abilità da utilizzare per raggiungere i propri obiettivi mantenendo il rispetto di sé e non deteriorando in maniera maladattiva la relazione.

L’ultimo e quarto modulo fa riferimento alle abilità di tolleranza della sofferenza mentale, utili quando il paziente è in uno stato di intensa disregolazione emotiva e comportamentale. L’intensità delle emozioni esperite è molto elevata, ed è proprio in questa fase che il soggetto può attuare agiti e condotte altamente disadattive e autolesive. Le abilità che caratterizzano questo modulo portano a riuscire a gestire e a tollerare in maniera più adattiva l’angoscia e l’attivazione emotiva allo scopo di prevenire i comportamenti disfunzionali.

Ogni modulo dello skill training è composto da 8 incontri e, generalmente, gli incontri si svolgono in gruppo di circa 6-10 partecipanti, con la presenza di due terapeuti, uno con ruolo principale di conduttore, l’altro con ruolo di co-conduttore, e aventi ciascuno specifici ruoli e funzioni.

Efficacia della DBT

Sono state realizzate diverse ricerche che hanno mostrato l’efficacia della DBT nella riduzione dei comportamenti disfunzionali nel Disturbo Borderline di Personalità, nel trattamento della disregolazione emotiva, ma anche per altri disturbi psichici. Nonostante la DBT presupponga un intervento integrato, recenti evidenze (Linehan et al., 2006; Neacsiu,  Rizvi,   Linehan, 2010; Linehan et al., 2015) hanno sottolineato l’efficacia dello skills training come una modalità di intervento a sé che è risultata efficace per il trattamento del Disturbo Borderline di Personalità, soprattutto in termini di riduzione dei tentativi di suicidio, dei sintomi depressivi e dei comportamenti a rischio, e in termini di miglioramento della capacità di regolazione della rabbia, aumentando il benessere percepito e i comportamenti prosociali. Quindi, la letteratura scientifica e le evidenze cliniche suggeriscono come la DBT e lo skill training possano rappresentare degli strumenti di elezione per il trattamento del Disturbo Borderline di Personalità e, in generale, dei problemi associati alla disregolazione emotiva e al controllo degli impulsi.

 

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

Sigmund Freud University - Milano - LOGORUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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Bibliografia

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