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Amica? Nemica!

Striscia comica Amica-Nemica - Autore: Costanza Prinetti

 

Da un po’ di tempo sono apparse, sui giornali e sui muri delle città, pubblicità per il nuovo lancio della rivista femminile ‘Amica’. Si tratta di tre copertine, ognuna centrata su una diversa modella. Il sito Amica ci invita a scegliere tra una di queste tre ‘amiche’: ‘Irina che odia le ipocrisie, Elisa che conquista il suo uomo in cucina oppure Eva, mamma sexy e felice.’ Sul sito, possiamo leggere anche le loro ‘esclusive’ interviste. Vorremmo soffermarci un attimo sulle copertine e sulle (ulteriormente illuminanti, se ce ne fosse bisogno), interviste. Potete trovare il tutto cliccando qui.

Amica Nemica - Cover della rivista Amica - Bella Sexy e CasalingaCopertina 1: Elisa Sednaoui, dall’alto del suo vestito da sposa semitrasparente (sembra un po’ la sposa cadavere), con in mano guantoni di gomma e spazzolone per pulire, ci ricorda:

“Bella sexy e casalinga. Gli uomini ci vogliono così. E nell’intervista spiega: ‘Gli uomini vogliono tutto: la mamma, la moglie, l’amante. La donna che sa stare in casa, e soprattutto in cucina, ha dei punti in più. Per il ruolo, non per il cibo”.

Lorella Zanardo ha spesso parlato dell’interiorizzazione dello sguardo dell’uomo. Ma chi l’ha detto che le donne debbano schiacciarsi su quello che gli uomini vogliono? Anche perché non è affatto detto che vogliano sempre il nostro bene. E se, a volte, volessero cose che a noi fanno male? Per esempio, le donne ‘che sanno stare in casa’ sono a più alto rischio sia di obesità (Ersoy et. al. 2005) che di depressione (Mostow and Newberry 1975). Perché invece non chiederci come le donne SI vogliono? Per conto nostro, temiamo che gli uomini che ci sognano spose cadaveri con spazzolone allegato forse (sicuramente) non sono quelli che vorremmo. Il nostro consiglio alle altre donne (se mai venisse loro il dubbio) è di evitarli con cura. Meglio gli uomini che ci vogliono realizzate in quello che noi vorremmo diventare. Vi risparmiamo i dati sulla crescente istruzione femminile per non sembrare pedanti. Però alcuni li potete trovare qui:

Amica Nemica - Cover rivista Amica - 2 Seconda copertina: “Sono una mamma e mi sento ancora più donna”.

Nell’intervista, Eva Herzigova viene descritta così: Il piccolo Philip ha solo otto mesi, ma lei è in una forma smagliante. Il corpo di una ventenne… poi lei spiega: “sono una mamma non una suora. E grazie al cielo, Greg è altissimo, quindi posso portare i tacchi”.

Donne, ragazze, future mamme, questi sono i modelli che vi vengono proposti. Se per caso, ma molto per caso diventate madri, non mettetevi pantofole, maglioni di pile arancioni, sciabattando per la casa, ma tenete bene a mente che il problema centrale, il problema cruciale di questo momento è rimanere sexy (e miracolosamente giovani) per il vostro uomo, combattente metropolitano che tornando a casa, non può, proprio non può trovarvi senza un tacco 12 e una guepière nera.

Dal nostro punto di vista, la contraddizione mamma-donna ci sembra alquanto artificiale, per non dire insensata. Almeno quanto l’identificazione totale tra le due identità. Le donne possono diventare madri oppure no, ma questo non ha alcuna relazione col loro essere donne o meno. Il modello della top model Herzigova, invece, ci sembra quasi comico per la sua siderale distanza dalla realtà quotidiana della stragrande maggioranza delle donne. Sarebbe comico e non offensivo, se le donne non lavorassero in media due ore al giorno in più degli uomini per stare dietro a lavoro, casa e famiglia, guadagnando meno, avendo più difficoltà a trovare lavoro o a raggiungere posizioni di potere, ed essendo scarsamente (e malamente) rappresentate nella vita pubblica. Speriamo che per loro la maternità quando e se arriva, non si riduca ad un problema di linea.

 

Amica Nemica - Cover rivista Amica - 3L’ultima copertina (se vogliamo sceglierci come amica Irina Shayk) recita: Amo gli animali. Devo proprio rinunciare alle pellicce? E poi spiega: “Le persone che si scandalizzano per le pellicce spesso dimenticano le scarpe di cuoio che stanno calzando in quel preciso istante. Questa sì che è una contraddizione”. Con la stessa stringente logica con cui si potrebbe sostenere che siccome in alcuni stati esiste la pena di morte allora va benissimo andare in giro ad ammazzare la gente. Anche perché, in fondo, disprezzare i problemi legati all’ambiente è così cool al giorno d’oggi. Soprattutto in un posto come l’Italia, evidentemente situato all’interno del circolo polare artico, per cui, come per gli Inuit, usare una pelliccia è praticamente una questione di sopravvivenza.

 

A questo punto, ci sembra evidente che le riviste cosiddette “femminili” si possono dividere in “per le donne” e “dalla parte delle donne”. Le riviste “per” le donne fotografano uno status quo, mentre quelle “dalla parte” spingono in avanti il ruolo. Al momento, in Italia, la prima categoria comprende la stragrande maggioranza dei giornali (se non tutti). Un esempio (francese) di rivista ‘dalla parte le donne’ è stato segnalato dal blog Un’ altra donna, ed è questo: Causette.

Al di là degli ovvi benefici che comporterebbe per di più della metà della popolazione, ci possiamo chiedere se per l’intera società sia importante spingere il ruolo delle donne verso gradi di maggiore autocoscienza, autonomia e libertà. Alcuni dati iniziano ad essere ben noti, ad esempio che l’ineguaglianza di genere danneggia il buon funzionamento sociale. Un sacco di risorse perse, pochi vantaggi economici e sociali. Comincia ad essere chiaro che società più paritarie funzionano meglio. Due tra le tantissime risorse disponibili in questo senso:

E dunque più che Amica, ci pare che la nuova rivista sia l’ennesima Nemica, che ingabbia le donne dentro stereotipi obsoleti e dannosi per loro stesse e per la società in genere. A meno che, ovviamente, non vi piacciano amiche incivili, antiquate e decisamente sadiche.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

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  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100002401320438 Daniele Bruni

    Un articolo al vetriolo!
    Complimenti, bellissimo!

  • http://www.facebook.com/flavio.ponzio Flavio Ponzio

    Complimenti, bell’articolo! Mi piace anche l’ironia leggera che stempera la gravità del problema.

    Ma in italia, ci sono delle riviste o dei programmi televisivi “dalla parte delle donne?” O gli unici spazi di discussione e dialogo si trovano in rete? Perchè una buona fetta delle popolazione viene raggiunta solamente dalla TV, che per prima promuove un modello di donna un po’ sconsolante… 

  • Gabriele Caselli

    Bell’articolo… anche se credo che le donne che vogliano stare dalla parte delle donne dovrebbero iniziare a parlare di “equità” prima che di “uguaglianza”… davvero le donne SI vorrebbero uguali agli uomini? Il rischio è quello di generare solo una serie di altri stereotipi (es: la donna aggressiva e in carriera che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno) che potrebbero essere altrettante gabbie altrettanto pericolose.
    Forse è solo una parola, forse una parola governa anche le riflessioni che la seguono.

    • Giulia

      Ciao Gabriele, non mi sembra di avere scritto che le donne si vorrebbero uguali agli uomini, non lo penso nemmeno. Ho scritto che sarebbe interessante se le donne, prima di chiedersi come le vogliono gli uomini, si chiedessero come vogliono essere loro stesse. Acquisire maggiore libertà di scelta rispetto al proprio destino (e al proprio aspetto), senza preoccuparsi dell’immediata accettazione dei ‘maschi’ (il che fra l’altro è un falso problema) aiuterebbe le donne a guadagnarsi indipendenza e serenità, e a vivere meglio.

      • Gabriele Caselli

        Certo, mi è chiaro e sono anche d’accordo… tuttavia anche l’espressione lessicale potrebbe influenzare il modo di pensare, specie se orientata alle masse.   Per questo parlerei di equità/non equità, piuttosto che di uguaglianza/ineguaglianza… se vuoi una precisazione ossessiva :)  

      • Ilaria Cosimetti

        … e poi secondo me molti uomini le vorrebbero e basta!
        Certo meglio se meno indaffarate a domandarsi se e come piacciono ma più felici e sicure di realizzarsi davvero per quello che desiderano essere. E poi nessuna caratteristica può garantirci la certezza di piacere agli altri per sempre…certe cose davvero non si possono controllare.

  • Francesca Fiore

    Molto interessante!
    Riflessioni acute e accurate, che evidenziano il reale ruolo sociale in cui è relegata la donna nel XXI secolo. Ne abbiamo di strada da fare!

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=639996115 Agnese Vitali

    Grazie, davvero un bell’articolo!
    Condivido la riflessione sulle riviste femminili. Un esempio “per le donne” è la campagna “Sorelle d’Italia” 2010 di Elle (http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Advertorial/Le-15-proposte-del-libro-bianco-di-elle).
    Amica propone modelli per nulla rappresentativi della società italiana. In quasi tutti i paesi industrializzati capita sempre più spesso che giovani uomini cresciuti da mamme casalinghe (le Elisa/Eva) ed educati ad una definita separazione dei ruoli (l’uomo breadwinner e la donna moglie-mamma), si ritrovino ad avere come compagne delle “nuove” donne: lavoratrici, più istruite di loro –così dicono i dati– e per nulla felici di sobbarcarsi il lavoro di cura (della casa, dei figli e degli anziani) da sole.
    Si parla molto delle implicazioni che questo cambiamento sociale ha per le “nuove” donne –una per tutte il trade-off famiglia/figli e lavoro, in particolare laddove l’uguaglianza di genere dentro e fuori la famiglia non è la norma–, mentre quasi mai si prende una prospettiva maschile (almeno in ambito socio-demografico).
    Quali potrebbero essere le implicazioni psicologiche per quegli uomini che hanno come compagne le “nuove” donne?

  • http://unaltradonna.wordpress.com/ laura a./unaltradonna

    quando ho visto il “nuovo” Amica non ci volevo credere….non ho avuto il tempo di scriverne, grazie per averlo fatto voi nel migliore dei modi!!!
    tornerò cmq sull’argomento…

  • Pazzerello

    Mah… Di coppie “classiche”, con donne dedite al sacro luccichio dei pigliapolvere, ormai ne vedo sempre meno! Anzi personalmente ne conosco una sola della mia generazione (intendo 30-40 anni, in una grande città del nord) su un numero non conteggiabile di coppie ordinarie in cui la parità dei diritti/doveri è un quotidiano! Il concetto che l’uomo vuole vedere la moglie con lo spazzolone in mano mi sembra più che sorpassato da quella che è la mia generazione a scendere. Mi sembra un’idea oramai poco buona anche per petardini femministi per fomentare discussioni. Io inizio a conteggiore numerose coppie invertite (Lei la dura che metti tasselli e aggiusta pezzi di casa, Lui dedito alla spesa al mercato), o coppie omosex (in cui il Lui o la Lei sono bene identificati ma non dal sesso del singolo bensi dallo sterotipo che ricalcano). Certo la società rimane ancora maschilista essendo governata/gestita/amministrata/guidata  da over 70enni che continuano a giocare a fare i manager/politici/professoroni/imprenditori. Sia ringraziato il cielo che se ci diamo una mossa e smettiamo di stare alle dipendenze loro e diventiamo autonomi (e ripariamo i danni che stanno facendo) forse anche questi preconcetti saranno “Over”.

  • Pazzerello

    Mah… Di coppie “classiche”, con donne dedite al sacro luccichio dei pigliapolvere, ormai ne vedo sempre meno!
    Anzi personalmente ne conosco una sola della mia generazione (intendo
    30-40 anni, in una grande città del nord) su un numero non conteggiabile
    di coppie ordinarie in cui la parità dei diritti/doveri è un
    quotidiano! Il concetto che l’uomo vuole vedere la moglie con lo
    spazzolone in mano mi sembra più che sorpassato da quella che è la mia
    generazione a scendere. Mi sembra un’idea oramai poco buona anche per petardini
    femministi per fomentare discussioni. Io inizio a conteggiore numerose
    coppie invertite (Lei la dura che metti tasselli e aggiusta pezzi di
    casa, Lui dedito alla spesa al mercato), o coppie omosex (in cui il Lui o
    la Lei sono bene identificati ma non dal sesso del singolo bensi dallo
    sterotipo che ricalcano). Certo la società rimane ancora maschilista
    essendo governata/gestita/amministrata/guidata  da over 70enni che
    continuano a giocare a fare i
    manager/politici/professoroni/imprenditori. Sia ringraziato il cielo che
    se ci diamo una mossa e smettiamo di stare alle dipendenze loro e
    diventiamo autonomi (e ripariamo i danni che stanno facendo) forse anche
    questi preconcetti saranno “Over”.

    • Sandrasassaroli

      In realtà, parlando da clinica, l’impressione è che ci siano alcuni  punti psicologici importanti, tanto più un uomo ha alta autostima, percezione di autoefficacia e senso del proprio valore, tanto meno gli occorre il dominio sulla sua compagna. E’ evidente che questo deve andare di pari passo con valori religiosi, ideologici che lo aiutino. E non trascurerei il punto delle capacità empatiche. Una buona capacità empatica occorre a un uomo per capire se la sua compagna vuole fare cose, che magari non sono nelle sue aspettative sociali, o di educazione o familiari. E rispettarlo.
      Insomma tutti e tre questi punti mi sembra che alludano alla capacità di essere flessibili e rispondere in modo flessibile a segnali emotivi e cognitivi della sua compagna.
      Certo rimane un punto aperto sul quale probabilmente il femminismo è stato semplificatorio, ed è il punto più “animale” delle nostre relazioni di coppia, è questo il punto al quale secondo me molte di queste riviste ammiccano. Ma noi siamo sempre meno animali e molto molto corticali, e la scommessa è quella di fare parlare la corteccia con il corpo. Poi molte cose che si dicevano quando ero giovane erano anche banali, del tipo, ma chi lo dice che le donne stavano nella grotta e la donna cacciava? e che fosse sempre così? non vi sono testimonianze archeologiche certe, anzi mi sembra che se ne sappia poco e che quel che si sa è molto più ampio diversificato, ricco di quanto si legge nei giornali. Insomma le donne forse sono libere da molto più tempo di quanto si diceva e gli uomini non erano poi così cacciatori.  Poi c’è stato il mondo vittoriano, le gonne lunghe e, nelle classi ricche, la disoccupazione per crescere i figli, ma è storia, non destino.

    • sara

      Purtroppo però, e molto spesso, quelli della tua generazione a scendere non si degnano mai di prende in mano uno spazzolone, stirare, fare il bucato o lavare o piatti (magari tu sei un’eccezione, buon per te): se non ci pensa la donna di casa ci pensa quella delle pulizie: sempre donna è. :-)

    • sara

      Purtroppo però, e molto spesso, quelli della tua generazione a scendere non si degnano mai di prende in mano uno spazzolone, stirare, fare il bucato o lavare o piatti (magari tu sei un’eccezione, buon per te): se non ci pensa la donna di casa ci pensa quella delle pulizie: sempre donna è. :-)

  • Cristiana di San Marzano

    Circa trent’anni fa sull’onda del movimento femminista molte giornaliste, anche di femminili, denunciarono l’uso che si faceva dell’oggetto donna sui giornali con convegni e saggi. La commissione nazionale per le pari opportunità pubblicò uno studio sul tema, si chiamava se non erro Pezzi di donna, e il dito era puntato anche su settimanali come l’Espresso e Panorama. Oggi ministro per le pari opportunità è la Carfagna… non aggiungo altro. Apparentemente niente è cambiato, anzi il clima sembra peggiorato. Del resto soltanto due anni fa Lorella Zanardo col suo Il corpo delle donne ha denunciato la responsabilità della televisione italiana in questa deriva. Per questo leggendovi ho avuto l’impressione di qualcosa già detto e stradetto. E’ vero che non tutte le donne sono del tipo “Amica”, ma ci sono, e diffuse, tipologie che purtroppo corrispondono ai modelli che nel vostro articolo giustamente denunciate. A loro ormai è rivolto un giornale come Amica. 
    Una volta quando noi protestavamo per l’uso che si faceva del corpo e del cervello femminile eravamo convinte che la donna andasse “guidata” e aiutata a emanciparsi. Questa in effetti è stata per anni la mission di chi lavorava nei femminili, e in un certo senso ha avuto un suo effetto, pensiamo a battaglie come divorzio e aborto. Oggi le donne non hanno più bisogno di guida, la gran parte ha individuato gli spazi che con estrema difficoltà vuole prendersi, basta pensare che il numero delle laureate ha surclassato quello dei laureati. E sicuramente fra i più giovani non c’è più imperante la separazione di letture, a lui il giornale di sport a lei il femminile. Chi comprerà Amica non è l’universo femminile. Tenete presente che ormai le vendite dei settimanali sono più che dimezzate, sopravvivono solo in quanto contenitori di pubblicità. Evidentemente la pubblicità si rivolge a donne che hanno la possibilità o siano propense a un certo tipo di acquisti e vuole giornali che rispecchino un modello di donna che “pensa” corrisponda al suo target. Del resto il mercato del lusso non conosce la crisi che investe invece gli altri settori e dà ancora lavoro a tante persone. Ma è un mercato di nicchia, anche se ad alto rendimento. La massa delle donne compra da H&M non da Prada, usa Oreal non Shisheido. No, chi comprerà Amica non è l’universo femminile.

    • Sandra Sassaroli

      grazie cristiana, porti un’esperienza preziosa. Ma secondo te ha senso spiegare alle ragazze tanti anni di discussioni e dibattiti che hanno segnato la nostra generazione? A tutte le ragazze, alle allieve della nostra scuola ad esempio, acculturate, ma spesso poco propense a ragionare sulla condizione femminile, come se fosse un dato acquisito, qualcosa che altre hanno dovuto fare prima di loro e che loro si trovano pronto, acquisito, pensato, come sentirsi in qualche modo al sicuro! Ecco forse questo era un poco il senso dell’intervento sui femminili. Ricordo bene negli anni 70 i femminili dalla nostra parte. Le giornaliste che capivano e spostavano opinione, Poi magari anche questo mondo è cambiato. Per noi un mistero, che riporta alla luce rilanci di giornali come quello di amica, che ci lascia basite. Oggi i femminili sono retroguardia? peccato, non era la nostra esperienza.  Ma perché è cambiato il mercato? un sottoprodotto dell’impoverimento? o perché è cambiata la testa delle giornaliste giovani? o l’argomento ha perso freschezza e va ripreso?Ma insomma si ricomincia sempre daccapo?

  • Bene

    Fra l’altro mi è capitato di leggerlo quel numero di amica. Una palla mortale, fatto male e davvero vuoto. C’è solo pubblicità. Non c’è un articolo interessante.

  • Pingback: Amica di ieri « Un'altra Donna

  • laura a.

    ho segnalato il vostro bel post qui
    http://unaltradonna.wordpress.com/2011/11/11/amica-di-ieri/
    facendo un paragone con Amica degli anni 70
    Non sono però convinta che, come mi sembra dica Cristiana, la scelta attuale sia solo dettata da ragioni economiche. Per me c’è una precisa intenzione politica, anche.
    Infatti l’unico punto del vostro post che correggerei è dove dite:
    “Le riviste “per” le donne fotografano uno status quo, mentre quelle “dalla parte” spingono in avanti il ruolo.” A me sembra che In questo caso non si fotografi uno status quo, ma si cerchi addirittura di ricrearlo.

    • Cristiana di San Marzano

      Laura, secondo me dai troppa importanza strategica a giornali patinati come Amica. Io non vedo dietrologie politiche, ma semplicemente poca immaginazione e creatività. Secondo me lo status quo è quello che si corteggia e si rende “avvicinabile” e riconoscibile per vendere prodotti. 

      • laura a.

        senza volerle sopravvalutare, le riviste hanno un ruolo comunicativo inevitabile anche se parte di un sistema di segni più ampio…in ogni caso c’è un elemento di discrezionalità  nel decidere cosa mostrare – altre riviste mostrano immagini e suggestioni diverse, non sto a dilungarmi qui ma ci sono delle belle differenze, eppure devono vendere anche loro…

        • Cristiana

          hai ragione, c’è discrezionalità nel decidere cosa pubblicare. In questo caso una campagna pubblicitaria così impostata è vecchia e poco creativa. Bisognerebbe rompere la catena che lega le “menti pensanti”. Le imprese che investono in pubblicità (e sempre sono uomini quelli che danno le linee della comunicazione), il marketing delle aziende editoriali (sempre più invadente nei contenuti giornalistici e in ginocchio davanti all’inserzionista, oltreché sordi a quello di nuovo che muove la società e incapaci di interpretarla), e infine le redazioni (i direttori vedono legata la loro sopravvivenza e quella dei giornalisti ai desiderata di inserzionisti e e marketing). Poi hai ancora ragione, ci sono eccezioni, per esempio Vanity e il giornale per cui lavoro, A. Ma se li sfogli attentamente vedrai che nel minestrone di contenuti più “emancipati” chiamiamoli, l’inserzionista è più vivo che mai. Un tempo di fronte a certi redazionali mascherati da servizi giornalistici i giornalisti sarebbero scesi in sciopero, oggi tutti sperano di conservare il posto di lavoro

  • Giulia

    Due commenti:
    1. Cristiana dice che non è l’universo femminile che acquista Amica, e ci ha dato un interessante insight su come funzionano le riviste femminili oggi. Però la pubblicità di amica me la sono trovata davanti parecchie volte e senza che io dovessi comprare la rivista. E la pubblicità, con le tre copertine sopra citate, è di per sè offensiva. Oggi esiste un movimento, spesso coadiuvato da diversi blog come quello di laura, che tenta di combattere contro la proposizione di un’immagine della donna offensiva e degradante. Per me, la pubblicità di Amica rientra in quella categoria, al di là del target di chi poi comprerà la rivista. È invasiva prima ancora di essere comprata.
    2. Mi dirai Cristiana, trent’anni fa andavate in giro a scrivere sulle pubblicità sessiste che vedevate per strada ‘questa pubblicità offende la donna’, sono discorsi vecchi e risentiti. Certo sarebbe bello non doverci più ripetere. Solo che trent’anni dopo ritroviamo riproposti gli stessi modelli offensivi. E che dobbiamo fare? Non segnalare una nuova pubblicità offensive perché l’abbiamo già fatto in passato? Ma se pubblicità come queste continuano ad essere riproposte, evidentemente la battaglia di trent’anni fa ha esaurito la sua efficacia. Non è allora forse utile ripetersi? Abbiamo alternative?

    • Cristiana

      no, Giulia, non ci sono alternative. E fai bene a indignarti. Che dopo 30 anni la storia si ripeta è avvilente. La mia è amarezza, ma non scambiarla per arrendevolezza. Anzi, mi piacerebbe vedere tutte le più giovani indignarsi come te, mentre a volte penso che una generazione cresciuta con questi modelli ormai non si stupisca più. 

  • sara

    Quello che stupisce maggiormente è che le redazioni di queste riviste siano composte per la maggior parte da donne.

  • Pingback: La nuova versione di AMICA: un commento di Laura Albano | Il corpo delle donneIl corpo delle donne

  • http://www.ilcorpodelledonne.com lorella zanardo

    ottima analisi, mi complimento. Pare che stiamo tornando indietro. Ma non è così: mia nonna non aveva la capacità di ribellarsi, noi si’. E fa una grande differenza

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