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La consultazione in psicoterapia: la giornata di confronto tra diversi approcci – VIDEO –

Si è portato un caso clinico a testa illustrando agli studenti le linee principali dell'intervento e ragionando su differenze e punti condivisi

ID Articolo: 150156 - Pubblicato il: 22 novembre 2017
La consultazione in psicoterapia: la giornata di confronto tra diversi approcci – VIDEO –
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Il 30 settembre 2017 si è svolto al Teatro Arcimboldi di Milano un confronto clinico e scientifico tra alcuni autorevoli esponenti dei principali orientamenti di psicoterapia: Sandra Sassaroli per la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Annamaria Sorrentino per la psicoterapia sistemico-familiare e Fabio Vanni per la psicoterapia dinamica.

 

La giornata all’Arcimboldi è nata da un’idea di Annamaria Sorrentino della Scuola Mara Selvini Palazzoli e Sandra Sassaroli di Studi Cognitivi. che da tempo ragionavano su come costruire una iniziativa comune. Si stava cercando una formula che non fosse teorica ma pratica e clinica. Stefano Cirillo della Scuola Mara Selvini Palazzoli ha suggerito il nome di un terapista che non conoscevamo: Fabio Vanni della Scuola SIPRe e così è nata l’idea di confrontarsi portando un caso clinico a testa, illustrando agli studenti di psicoterapia le linee principali dell’intervento in psicoterapia e permettendo ai colleghi di diverso orientamento di fare osservazioni e domande e di ragionare sulle differenze e sui punti condivisi.

Erano presenti circa 500 allievi delle diverse scuole; molti sono intervenuti e hanno portato idee, commenti, critiche e spunti al dibattito. La giornata si è conclusa con tre colleghi un poco più giovani delle diverse scuole che hanno  portato i rilievi finali e hanno rilanciato spunti di riflessione e commenti: la Dr.ssa Ada Labanti per la Scuola SIPRe, Roberto Berrini per la Scuola Mara Selvini Palazzoli e Giovanni Maria Ruggiero per la Scuola Studi Cognitivi.

La cornice dell’Arcimboldi e una splendida organizzazione comune hanno contribuito alla riuscita dell’evento. Si pensa di ripetere l’esperienza con un unico caso commentato da clinici con diversi approcci, così da rendere il confronto ancora più stringente e illustrativo di differenze, aree comuni e analogie.

Qui di seguito si possono vedere i 3 interventi più le considerazioni finali.


1) La consultazione in psicoterapia – Intervento di Sandra Sassaroli

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2) La consultazione in psicoterapia – Intervento di Fabio Vanni

 


3) La consultazione in psicoterapia – Intervento di Annamaria Sorrentino

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4) La consultazione in psicoterapia: considerazioni finali

 

 

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  • marco carafoli

    Dice Giovanni Maria Ruggero nelle battute finali (delle considerazioni finali): ” quello su cui divergono alcuni approcci cognitivo comportamentali dagli atri due, è che le emozioni non possono essere considerate una via conoscitiva” (riferendosi all’uso del transfert) e cita il caso del femminicidio dove l’emozione risulta essere fuorviante. Ma, in sede terapeutica, si presume che almeno uno dei due (il terapeuta) abbia raggiunto un grado di consapevolezza tale da mettere al riparo da queste distorsioni percettive. D’altro canto, se neghiamo che le emozioni siano un buon mezzo comunicativo e conoscitivo, che fine fanno tutti i messaggi non verbali? Come farebbero gli altri animali a comunicare e a capirsi tra loro? E la madre e il bambino? Che dire poi della scoperta dei neuroni a specchio?

    • Ammesso e non concesso che il non verbale sia tutto emozione. Non lo concedo.

    • Una definizione stretta e operativa di emozione è che si tratti della percezione di una attivazione comportamentale automatizzata a scarso contenuto conoscitivo: paura-fuga; rabbia-attacco. E così via. Il grado di conoscenza critica è nulla e l’attivazione comportamentale operata da un’emozione è economica e automatica, il cui obiettivo è precauzionale piuttosto che conoscitivo: c’è un pericolo: meglio scappare o attaccare? Tutto meno che stare li a capire qualcosa di se stessi o dell’altro. Sono d’accordo che un’attività mentale auto-riflessiva e riflessiva complessa (senza stare a scomodare i neuroni a specchio, che ormai sono una neuro-metafora buona a dimostrare più o meno tutto), sia pure operata in termini non del tutto chiari e distinti ma non nemmeno in termini puramente percettivo comportamentali, è ben più di un’emozione. Il termine “emozione” è a mio parere fuorviante perché vago e romanticamente allusivo. In ogni caso l’uso confuso che viene fatto del termine “emozione” nell’analisi dei casi clinici facendolo sconfinare con quello di “transfert” è vago non operato secondo procedure controllabili ma ancora troppo spesso ammanita in termini ex authoritate la cui garanzia di verità è lasciata a una supposta sapienzialità del clinico esperto. Dopodiché, è altrettanto vero che il pensiero esplicito e dichiarativo può a sua volta può degradarsi in forme ossessive e rimuginative sostanzialmente sterili (vedi il libro “Rimuginio” di Caselli) se esso viene staccato dall’attivazione percettivo-comportamentale, ovvero dall’emozione. Da qui a dire che l’emozione però ci faccia conoscere qualcosa ce ne corre.

      • marco carafoli

        Mah, il discorso è enormemente complesso, visto che parliamo del snc, anzi di una rete di snc tra loro in connessione. Studiare le singole funzioni di un sistema può facilmente indurre al’«errore di Cartesio». Anche io ho la sensazione che disponiamo di pochi termini rispetto alla complessità e alla variabilità dei fenomeni in gioco. Però gli approcci “romantici” come la psicoanalisi hanno almeno il vantaggio di avere una antropologia completa e integrata che, per quanto erronea, ha il vantaggio di interfacciare una complessità con un’altra complessità. Insomma tra il rischio di riduzionismo e quello romanticismo, io scelgo il secondo. Sempre in attesa di un paradigma integrato. (Bravi voi che vi siete trovati per provarci)

  • Loris De Marchi

    Confronto molto interessante che spero sia l’inizio di un lungo dibattito costruttivo finalizzato al ridurre nel tempo il numero delle correnti teoriche psicoterapeutiche. Da CBT mi trovo molto più affine alla pragmaticità dei Sassaroli e Ruggiero. Concordo sul considerare la relazione terapeutica una condizione necessaria ma non sufficiente al cambiamento e, in quanto all’importanza data all’emozione come metro di misura, preferisco pensarla alla Beck, il quale evidenzia invece i rischi insiti nel ragionamento emotivo.

    • Sandra Sassaroli

      Grazie Loris, apprezziamo una posizione come la sua, saggia, e che tiene a mente la necessità di non lasciare da parte la nostra tradizione clinica e scientifica.
      Un saluto, Sandra Sassaroli

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