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E vissero “per un certo periodo di tempo” felici e contenti: la fine della relazione.


La fine della relazione sentimentale e le sue conseguenze per la psiche e la percezione che abbiamo di noi stessi.

Separazione - Immagine: © Athanasia Nomikou - Fotolia.com -

All’interno di una relazione di coppia, il concetto che ognuno ha di sé, è necessariamente influenzato dalla presenza dell’altro nella propria vita. Quando si è coinvolti in un rapporto d’amore, la vita si coniuga in prima persona plurale: il noi diventa l’imperativo che commuta l’io in una pluralità capace di dissolvere il confine tra il sé e l’altro. Conseguentemente, la condivisione diventa la regola e i partner si spartiscono amici, attività, piaceri e interessi, costruendo, in tal modo, idee condivise su sé stessi, l’altro e la loro relazione.

Ma cosa accade ai due nel momento in cui la relazione finisce?

Molte persone tendono ad assumersi tutta la responsabilità della rottura, criticando se stessi e colpevolizzando i propri atteggiamenti, altre invece, reagiscono al dolore con rabbia, accusando l’altro di tutto e infangando la memoria di una relazione che, nonostante l’epilogo, avrà indubbiamente avuto anche aspetti positivi.

La perdita della figura amata comporta numerose conseguenze psicologiche, tra cui la tendenza a cambiare il contenuto della propria visione di sé stessi (Slotter et al, 2010); sembrerebbe, in altri termini, che molte persone soffrano non solo per aver perso l’altro, ma anche per aver perso un po’ di sé.

La sofferenza spinge alcuni individui a chiudersi in sé stessi e il pensiero che mai più si potrà vivere una relazione del genere o trovare una persona speciale come quella perduta, spiana la strada verso la depressione. Analogamente, si muovono nella stessa direzione, anche coloro che fingono di non soffrire e raccontano a loro stessi che in fin dei conti, quella persona non era così importante o così rara come pensavano. In sintesi, le più comuni risposte psicologiche conseguenti alla fine di un rapporto sembrano essere: paura, disprezzo, rabbia, senso di vuoto, rancore, timore del rifiuto, autocommiserazione e riduzione dell’autostima.

Quindi come affrontare in modo “sano” la rottura di una relazione?

Innanzitutto non bisogna mai pensare che una relazione terminata, corrisponda a “tempo perso”. Un popolare proverbio francese sostiene che il tempo può distruggere solamente ciò che si è costruito senza tempo, dunque più le relazioni sono state durature e importanti, più consentono a chi le ha vissute, di crescere, arricchirsi ed evolversi, diventando parte indissolubile del proprio essere. Le relazioni permettono agli individui di scoprire parti di loro stessi che non conoscevano prima, di comprendere cosa si vuole ritrovare in un nuovo rapporto e che cosa ci si augura di non ripetere.

In secondo luogo, per superare una rottura, è necessario prendersi cura di sé stessi, soffermandosi su ciò che si vuole nel “qui e ora”, in modo tale da poter vivere appieno il presente, lasciando aperto il cuore al futuro e a progetti di vita prima non realizzati.

Dunque, rimuginare Ruminazione e Rimuginio

Ruminazione: stile di pensiero ripetitivo, ciclico, negativo, perseverante focalizzato sul proprio malessere emotivo, sui propri problemi finalizzato a comprenderne cause e conseguenze (es: perché succede a me? Perché mi sento così triste? Perché reagisco sempre in questo modo?) Rimuginio: ...
sulla causa della rottura, al fine di trovare necessariamente un colpevole, conduce, solo a una riduzione della chiarezza del concetto di sé. Le relazioni, di qualunque natura esse siano, sono frutto di una co-costruzione, di conseguenza, un’eventuale rottura, è ineluttabilmente dettata dalla co-responsabilità di entrambi i membri della coppia.

Tuttavia, lo stress emozionale che gli individui sperimentano in seguito alla rottura di un rapporto, il più delle volte, non permette di ragionare con tanta lucidità, se non altro, non nell’immediato. Sarà allora vero che il tempo è l’unica soluzione? Baudelaire suggerisce che il solo modo di dimenticare il tempo è impiegarlo e dunque impieghiamolo questo tempo, ma in maniera propizia e senza esagerare, si rischia altrimenti di rimanere imprigionati in un loop maniacale!

 

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Slotter, E.B.; Gardner, W.L.; Finkel, E.J. (2010). Who Am I Without You?  The Influence of Romantic Breakup on the Self-Concept. Personality and Social Psychology Bulletin, 2010; 36 (2).
  • Bergmann S.M. (1992). “Anatomia dell’ amore” . Einaudi, Torino, 1992.

 

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  • coco

    illuminante!!!!!

  • Alessia

    Rassicurante e molto vero!!

  • Francesca Fiore

    Cara Naomi,
    molto bello l’articolo! Trovo sia una pefetta disamina del fallimento relazione e di come ci si approccia ad una rottura. Solo coloro che capiscono che su un proprio bisogno non si costruiscono le relazioni, ma i fallimenti, possono salvarsi dal loop maniacale delle relazioni sbagliate.

    • Naomi Aceto

      Grazie Francesca, mi piace molto la tua osservazione, sono d’accordo quando dici che le relazione non possono essere costruite su un proprio bisogno. A tal proposito ho sottolineato l’importanza della co-costruzione, l’unica cosa che permette agli individui, anche in fase di rottura, di non rimanere imprigionati in trappole mentali, costringendoli a deleterie visioni tunnel, o ipergeneralizzazioni.

  • Nonsonoevita

    molto bello

  • Zanoni T

    Molto bello il tuo articolo Naomi, anche se devo sottolineare il fatto che, spesso, è quasi sempre necessario “rimuginare” sulla causa della rottura, al fine di trovare necessariamente un colpevole, se stessi o l’altro….. almeno come passaggio intermedio prima di arrivare ad una sana accettazione della perdita. Sarebbe troppo bello, e temo poco realistico, pensare di arrivare immediatamente e “nirvanamente” ad una piena, sana e sensata consapevolezza della fine di un rapporto importante, soprattutto se non desiderata…

    • Naomi Aceto

      Grazie per il tuo commento Tiziano, concordo con te quando dici che sarebbe troppo bello arrivare “nirvanamente” a una piena consapevolezza, hai perfettamente ragione, perchè in un primo momento si ha un irrefrenabile bisogno di sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione. Una volta riconosciuti i propri sentimenti, tuttavia, non credo sia  necessario trovare un colpevole, trovo sia più utile individuare e accettare il reale motivo della rottura e la porzione di responsabilità dii entrambi. Solo in questo modo non si ripetono gli stessi errori, o se non altro si ha un po’ più consapevolezza di quali potrebbero essere!

  • Zanoni T

    ….anche se poi in realtà di colpevoli non ce ne sono, ma questo lo si comprende in un fase successiva dell’elaborazione della perdita; all’inizio si ha bisogno di arrabbiarti con qualcuno o qualcosa, almeno per dare un senso temporaneo all’evento doloroso.

    • Naomi Aceto

      Non mi era ancora comparso questo commento, quando ho risposto al precedente, alla fine abbiamo tratto la stessa conclusione!

      • Zanoni T

        Per vedere gli aggiornamenti di questa pagina occorre chiuderla e riaprirla…l’ho scoperto pure io solo stasera. Speriamo in una maggiore flessibilità della stessa in futuro :-)

  • Francesca Fiore

    Caro Tiziano,
    Non credo sia necessario arrivare nirvanicamente ad una
    soluzione. tante volte, bisogna accettare che le risposte non ci sono e
    non ci saranno mai. Le cose finisco perché sbagliate, ci incamminiamo
    in relazioni che si sviluppano sulla paura dell’abbandono e per questo caduche, perché fatte con persone non adeguate. Ovvero, in base ad un
    bisogno mi lego a qualcuno con cui non sono compatibile e litigo, ma pur
    di non stare solo provo a cambiarlo facendo finta di accetarne i
    difetti. La rabbia che provo perché l’altro non mi sta bene, diventa
    esplosiva e mi porta inevitabilmente alla rottura. Quindi, la rabbia è
    normale, infatti la frase solitamente detta è: non lo capisci che se
    smussassi i tuoi lati negativi potremmo essere perfetti insieme? Oppure, faccio tutto quello che vuoi, basta che stai con me per sempre. Ma in
    queste frasi ci sono solo cose negative, cioè se cambi e sei esattamente
    come io vorrei fossi, allora possiamo andare d’accordo! Ma tutto questo
    è fantascienza! Allora, la ruminazione di fine rapporto è normale se
    limitata, perché una cosa è certa non porta alla soluzione di nulla, ma
    mantiene incistato il problema!

  • Matteo

    Cara Naomi, che dire se invece si tratta di una relazione completamente guidata dalle emozioni, magari non così duratura e con tante condivisioni di vita insieme, che finisce ferendo ugualmente? Se era basata sull’emozione infinita del contatto della pelle, un’emozione indimenticabile e indescrivibile? Davvero si può dire quello che dice Baudelaire, ed è poi così importante dimenticare? e se invece di dimenticare pur con un senso di vuoto e di dolore uno volesse conservare nel cuore la sensazione di quell’emozione magica, inspiegabile? Quello che posso dirti con certezza è che chi lascia può continuare a provare emozione, una forma senza senso di amore, per chi ha lasciato e ora non condivide più nulla con lui .. forse perchè non c’è il rancore e forse col tempo nemmeno più tanto il senso di colpa.

    • Naomi_aceto

      Caro Matteo, grazie per il tuo commento. Quando parlo di “dimenticare”, intendo dire, dimenticare tutti i sentimenti negativi che una rottura comporta, dimenticare, o meglio superare quello stato d’animo che, per certi versi, nell’immediato, non ti permette di andare avanti. Per il resto sono pefettamente d’accordo con te, non è mai stata mia intenzione dire che una relazione amorosa debba essere dimenticata, scrivo infatti, tra le altre cose ” più le relazioni sono state durature e importanti, più consentono a chi
      le ha vissute, di crescere, arricchirsi ed evolversi, diventando parte
      indissolubile del proprio essere” e ben venga il momento in cui pensando ad una relazione passata si riesce a ricordare e conservare nel cuore la sensazione di quell’emozione magica, inspiegabile di cui tu parli; credo solo che per giungere a questo step, si debbano attraversare inevitabilmente momenti difficili di tristezza e a volte anche di forte rabbia.

      • Matteo Trash

        La rabbia è necessaria anche secondo me. La magia poi non se ne andrà mai e come dici tu rimane dentro di noi come una parte preziosa di noi stessi, anche se qualche volta può sembrare un “paradiso perduto”. Boh, forse è solo un modo un po infantile di pensare al passato. Grazie Naomi.

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