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Disgrafia e disortografia

La disgrafia è un disturbo legato alla scrittura riguardante la dimensione delle lettere, la distanza tra lettere e l’ortografia.

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Disgrafia: introduzione

Il termine disgrafia risale all’inizio dello scorso secolo e si riferisce a un disturbo legato alla scrittura riguardante la dimensione delle lettere, la distanza tra lettere e l’ortografia.
Le persone affette da questo disturbo mostrano capacità di scrittura inferiori alla media in relazione all’età, al QI e al livello di istruzione.

Il disturbo specifico di scrittura si definisce disgrafia o disortografia, a seconda che interessi rispettivamente la grafia o l’ortografia. La disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione. Essa si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura.

La disortografia riguarda invece l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale ed è all’origine di una minore correttezza del testo scritto. Entrambe, naturalmente, sono definite in rapporto alle prestazioni attese per l’età anagrafica dell’alunno.
In particolare, la disortografia si può definire come un disordine di codifica del testo scritto, che viene fatto risalire ad un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura, responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto. 

Disgrafia: diagnosi, cause e trattamento

Disgrafia: Etimologia e storia

Disgrafia è un termine composto da due parole greche: ” Dys ” che significa ” difficoltà con ” o “povero” e” graphia ” ovvero scrittura, quindi si intende una difficoltà con la scrittura.

Inizialmente, nel 1940, questa patologia fu definita agraphia, termine ideato dal medico austriaco Josef Gerstmann. Successivamente, H. Joseph Horacek, nel suo libro Brainstorms, descrisse l’agrafia non come caratterizzata da una totale incapacità nello scrivere, ma dalla presenza di carenze nell’ambito della scrittura. In questo caso la persona affetta da tale patologia non mostra né un trauma cerebrale, che possa giustificare la problematica manifestata, né una perdita totale dell’uso della scrittura, per cui si trattava di qualcosa di diverso dall’agrafia. Quindi era necessario effettuare una differenziazione: con agrafia si indica la perdita della scrittura derivante da un infarto o trauma cerebrale, mentre nella disgrafia la scrittura è mantenuta ma presenta delle anomalie e colpisce giovani, adulti e bambini.

Disgrafia: di cosa si tratta?

La disgrafia è una condizione che causa problemi con l’espressione della scrittura non legati alla pigrizia, ma inerenti alle capacità di apprendimento. Molti bambini con disgrafia, non riescono a scrivere correttamente una parola su una riga e la grandezza delle lettere è variabile, al punto da far apparire la scrittura disordinata. Inoltre, faticano a riportare per iscritto quanto pensano o ricordano.

Messaggio pubblicitario Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali-5 (DSM-5) non è usato il termine disgrafia, ma questo deficit è definito tramite la frase “perdita di espressione scritta”, perché coloro che ne soffrono faticano molto in questo compito sia a livello motorio sia cognitivo, ed è inserito nella categoria dei disturbi specifici dell’apprendimento. In ogni caso, qualunque sia la modalità usata per definire questa patologia è importante capire che la scrittura lenta o sciatta non è necessariamente un segno che il bambino possa avere problemi intellettivi o cognitivi. Quindi, se ci fossero delle avvisaglie in tal senso sarebbe necessaria una diagnosi accurata che porti a confermare o meno la presenza di un disagio nell’apprendimento.

Per scrivere sono necessarie una serie di complesse capacità motorie, riprodotte in sequenza, e una serie di processi volti alla elaborazione del linguaggio. Nei bambini disgrafici queste abilità non sono adeguatamente integrate. Infatti, risultano essere più lenti e hanno una serie di difficoltà nello scrivere. Senza aiuto, un bambino con disgrafia farà sicuramente fatica a scuola, con tutte le conseguenze negative che possano verificarsi sia a livello emotivo sia comportamentale.

Disgrafia: diffusione

I sintomi della disgrafia non sono rari, specialmente tra i bambini piccoli che iniziano a scrivere, ma bisogna verificare se queste difficoltà perdurano nel tempo o sono legate solo a un periodo specifico. Nel primo caso, allora, è possibile procedere con una valutazione specifica volta a giungere a una adeguata diagnosi per inquadrare la problematica presentata. La disgrafia è molto diffusa, solo che spesse volte si confonde con le normali difficoltà comunemente incontrate quando si impara a scrivere o con problemi inerenti alla sfera cerebrale e intellettiva.

Disgrafia: cause

Non esiste ancora una specifica causa individuata che possa portare alla genesi della disgrafia. Solitamente è il cervello che gestisce il tutto: prende informazioni acquisite e immagazzinate in memoria per poi riprodurle in un secondo momento attraverso la scrittura. In persone disortografiche tutto questo non avviene, infatti si rilevano problemi sia a livello di organizzazione delle informazioni memorizzate sia nella riproduzione su carta o digitale delle informazioni apprese. Questo si traduce in un prodotto finale caratterizzato da una scrittura di difficile lettura, piena di errori e, cosa più importante, che non trasmette ciò che il bambino intendeva scrivere realmente.

Spesse volte il bambino presenta problemi a carico della memoria di lavoro, che utilizza un processo di codifica per immagazzinare nuove parole scritte. Questo meccanismo nel disgrafico non funziona e per questo si verifica una difficoltà nel ricordare come scrivere una lettera o una parola, con conseguenti complicazioni nella scrittura.

I bambini con disgrafia non hanno un disturbo dello sviluppo motorio, ma possono avere difficoltà a pianificare i movimenti sequenziali delle dita che portano ad avere una buona grafia.
Inoltre, è stata riscontrata familiarità tra i disortografici, e per questo è possibile possa esserci un problema a livello genetico che porta a tramandare il disturbo di padre in figlio.

Disgrafia: i sintomi

I sintomi della disgrafia rientrano in sei categorie: visuo-spaziale, motoria, elaborazione del linguaggio, ortografia / scrittura, grammatica e l’organizzazione del linguaggio, in presenza di capacità di scrittura in ritardo rispetto ai coetanei. I sintomi manifestati sono alcuni tra i seguenti:

1. difficoltà visuo-spaziale:
problemi con la forma e la spaziatura tra lettere;
difficoltà a organizzare parole da sinistra a destra nella pagina;
difficoltà a scrivere su una linea e dentro i margini;
difficoltà a leggere le mappe, il disegno o la riproduzione di una forma di un testo.

2. difficoltà motorie:
problemi a tenere una matita in modo corretto;
incapacità di usare adeguatamente le forbici;
problemi a colorare all’interno dei margini;
posizionare il polso, il braccio, il corpo o la carta in maniera scomoda durante la scrittura.

3. problemi di elaborazione linguistica:
difficoltà a riportare le idee su carta rapidamente;
difficoltà a capire le regole di un gioco;
non si seguono le indicazioni;
perdere il filo del discorso.

4. Problemi di ortografia / Problemi di scrittura a mano:
difficoltà a capire le regole ortografiche;
difficoltà a distinguere se una parola è errata;
parlare corretto, ma con errori di ortografia per iscritto;
combinare le parole in modo errato;
problemi con il controllo ortografico e quando lo fa, non riconosce la parola corretta;
mischiare maiuscole e minuscole;
mischiare il corsivo con lo stampatello;
difficoltà a leggere la propria scrittura;
Evitamento dello scrivere;
Stanchezza eccessiva nello scrivere;
Elaborati pieni di scarabocchi e cancellature.

5. Grammatica:
Punteggiatura non corretta;
Utilizzo di troppo virgole;
Mescolare i tempi verbali;
Non si iniziano le frasi con la lettera maiuscola;
Non si scrivono frasi complete, e spesse si usano elenchi puntuali.

6. Organizzazione della scrittura:
difficoltà a raccontare una storia o si inizia da metà racconto;
si tralasciano fatti e dettagli importanti, o si forniscono troppe informazioni;
i discorsi sono sempre vaghi;
le frasi sono confuse;
non si arriva mai al punto o si scrivono sempre le stesse cose più e più volte.

Disgrafia: Indicatori meno noti di disgrafia

Esistono i seguenti indicatori che, se manifestati di frequente, lasciano dedurre la presenza di una disgrafia. Si tratta di dolore durante la scrittura, che inizia nell’avambraccio e poi si diffonde in tutto il corpo. Questo dolore può peggiorare o addirittura apparire in concomitanza di un periodo di particolare stress. Le persone con disgrafia non attribuiscono mai questo dolore a un problema con la scrittura, ma credono sia dovuto a un qualcosa di organico.

I sintomi della disgrafia variano anche a seconda dell’età del bambino e i primi segni compaiono generalmente quando si inizia a scrivere. In particolare, i bambini in età prescolare possono essere riluttanti a scrivere e disegnare, mentre quelli in età scolare spesso mostrano una grafia illeggibile e hanno bisogno di pronunciare le parole ad alta voce durante la scrittura. Gli adolescenti, invece, scrivono frasi semplici, con molti errori grammaticali.

Disgrafia: diverse tipologie

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA È possibile individuare diversi tipologie di Disgrafia:
1. dislessica, la scrittura spontanea è illeggibile, mentre quella copiata è abbastanza buona, e l’ortografia è pessima. La velocità del movimento delle dita è nella norma.
2. motoria, è dovuta a un deficit delle capacità motorie, scarsa destrezza, scarso tono muscolare, e / o goffaggine motoria non meglio specificata. In generale, la scrittura è povera e illeggibile, anche quando si copia un documento. La velocità del movimento delle dita è nella norma.
3. spaziale, è determinata da una difficoltà nella percezione dello spazio, la scrittura e il copiato sono incomprensibili, l’ortografia normale.

Alcuni bambini possono avere una combinazione di due o tutte e tre queste tipologie di disgrafia.

Disgrafia: comorbidità

Molti bambini con disgrafia hanno anche altri problemi di apprendimento:

Dislessia.
– Disturbi del linguaggio: i bambini possono avere difficoltà ad apprendere nuove parole, utilizzare una grammatica corretta e a trasformare i pensieri in parole.
Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD): problemi di attenzione, impulsività e iperattività.
– Disprassia: condizione che provoca scarso coordinamento motorio e fisico che possono influire sulla scrittura.

Disgrafia: diagnosi

Segni di disgrafia spesso appaiono durante i primi anni di scuola elementare, ma i segnali diventano evidenti alle medie o superiori. Spesso, come sempre, una diagnosi precoce aiuta a uscire prima dal problema. Gli psicologi specializzati, in alcuni casi, anche quelli scolastici, possono effettuare diagnosi di disgrafia purché opportunamente specializzati nei disturbi dell’apprendimento. La diagnosi sarà effettuata tramite test opportunamente selezionati per misurare le capacità motorie e la produzione della scrittura. Durante il test, il professionista può chiedere al bambino di scrivere frasi o di copiare un testo. Inoltre, saranno valutate anche la postura, come è impugnata la matita, la stanchezza, se ci sono dolori muscolari e la velocità di produzione di un testo.

Disgrafia: trattamento

Il trattamento per la disgrafia varia e può includere esercizi motori, per rafforzare il tono muscolare, migliorare la destrezza e la coordinazione occhio-mano, e di controllo della scrittura, oltre ai trattamenti riguardanti esercizi di memoria o neuropsicologici. L’uso del computer è consigliabile rispetto alla carta. Spesse volte a una riabilitazione cognitiva e motoria neuropsicologica sono affiancati incontri con uno psicoterapeuta adiuvanti al miglioramento del benessere del bambino.

Disgrafia: conseguenze

L’impatto della disgrafia sullo sviluppo del bambino varia a seconda dei sintomi e dalla loro gravità. I bambini con disgrafia possono restare indietro nel lavoro scolastico impiegano molto tempo a scrivere e a prendere appunti e per questo possono scoraggiarsi e evitare compiti in cui è richiesto l’uso della scrittura. Inoltre, le capacità motorie di alcuni bambini disgrafici sono molto deboli e per questo faticano nelle attività quotidiane, come ad esempio abbottonare le camicie o allacciare le scarpe.

I bambini con disgrafia possono sentirsi frustrati o in ansia perché si sentono sempre dei falliti nella vita rispetto ai loro coetanei. Inoltre, se giudicati pigri o sciatti dalle insegnanti potrebbero sviluppare una serie di problemi psichici come bassa autostima, ansia, pensieri cattivi ricorrenti e depressione. Tutto questo, alla lunga potrebbe portare a isolamento sociale e problemi col gruppo dei pari.

Disgrafia: come si può intervenire

Se il bambino ha la disgrafia un team di docenti e specialisti della scuola potrà inserirlo in un programma educativo individualizzato, che può includere un apprendimento intensivo della scrittura e esercizi motori. Non vi è alcun farmaco per il trattamento della disgrafia. Tuttavia, i bambini che hanno anche l’ADHD, a volte, sostengono che i farmaci per l’ADHD alleviano i sintomi della disgrafia. I bambini, in ogni caso possono essere aiutati tramite delle strategie da eseguire anche a casa con i genitori:
– Annotarsi esattamente quali sono le difficoltà presentate dal bambino
– Prima di scrivere il bambino può fare un esercizio anti stress: stringere le mani in fretta o strofinarle per alleviare la tensione.
– Giocare con l’argilla o con una palla in gommapiuma può aiutare a rafforzare i muscoli della mano.
Infine, ma non meno importante, lodare il bambino per lo sforzo impiegato nel raggiungere il risultato può motivare ad andare avanti mantenendo alta l’autostima.

 

 

Disortografia: introduzione

La disortografia si manifesta attraverso la presenza di errori insoliti a livello ortografico in relazione al livello di scolarità, all’età e al quoziente intellettivo del bambino.

 

Disortografia: di cosa si tratta

La disortografia è una disabilità di apprendimento caratterizzata da un importante e durevole difetto di assimilare le regole grammaticali in assenza di un deficit neurologico.

Le caratteristiche più comuni della disortografia sono:

  • Confusione di fonemi e di grafemi;
  • Errori di ortografia;
  • Problemi di scrittura simili ai dislessici;
  • Problemi legati alla codifica di alcune parole scritte;
  • Errori nel copiare le parole;
  • Inversione di sillabe;
  • Tagli arbitrari di parole;
  • Omissione di lettere necessarie in una parola;
  • Coniugazioni di verbi errate;
  • Errori di analisi del testo;
  • Lentezza, esitazione e povertà nella scrittura.

Si tratta, in soldoni, di un problema che insorge, il più delle volte come conseguenza della dislessia, ma in alcuni casi può manifestarsi anche in maniera isolata.

 

Disortografia: come si manifesta

I segni distinguibili della disortografia possono essere:

  • Le omissioni di lettere o parti di parola, per esempio fole per folle;
  • Sostituzioni o inversioni di grafemi;
  • Errori relativi alle regole ortografiche;
  • Errori di separazione o fusione di parole.

La grammatica è importante nella produzione di un testo fluente. Gli studenti con disortografia spesso presentano evidenti problemi nella gestione delle regole grammaticali al punto da rendere difficile la comprensione di quanto scritto.

Molti disortografici, inoltre, dimostrano estrema lentezza nella scrittura ed evidenti problemi nel copiato e in tutti i compiti scritti. Tutto questo, ha come esito il rimanere indietro nell’apprendimento rispetto ai compagni di classe. Le conseguenze, chiaramente, sono marcate sia da un punto di vista psicologico, rispetto al gruppo dei pari, sia sociali, in casi estremi si mettono in atto forme di evitamento.

 

Disortografia: errori tipici

Di seguito sono riportati gli errori più tipici presentati dai disortografici:

  • Sostituzione di lettere simili graficamente, m/n – v/f – b/d – p/q;
  • Sostituzione di lettere omofone, b/p – t/d – f/v – s/z;
  • Inversioni di lettere, da/ad – per/per – da/pa;
  • Difficoltà di riconoscere gruppi sillabici complessi; gn – ch – gl;
  • Difficoltà di lettura delle non parole;
  • Difficoltà di mantenere il rigo di lettura;
  • Confondere i rapporti spaziali e temporali, dx/sx – ieri/oggi giorni/mesi);
  • Difficoltà di espressione verbale;
  • Difficoltà nella ricopiatura dalla lavagna;
  • Difficoltà a prendere appunti;
  • Lentezza nella lettura;
  • Difficoltà nella lettura ad alta voce;
  • Nella lettura/scrittura ripete sillabe/parole/frasi;
  • Lettura e scrittura invertita;
  • Saltare le parole;
  • Mancata comprensione del testo.

 

Disortografia: cosa è compromesso

Nel bambino disortografico esiste una grave compromissione del linguaggio, con scarse capacità di percezione e discriminazione visiva e uditiva. Inoltre, il disortografico non riesce ad avere una adeguata rappresentazione grafica di quanto si scrive. Queste persone mostrano una non differenziazione dei due emisferi per le diverse abilità di scrittura, e una mancanza di integrazione spazio-tempo che non gli permette di avere una opportuna conseguenza temporale degli eventi.

 

Disortografia: cause

In ambito neuropsicologico è stata definita come un meccanismo di non adeguato funzionamento a opera dei diversi processi che generano la scrittura (DeThorne et al., 2008).

Questi meccanismi complessi riguardano numerose funzioni cerebrali, e si esprimono come una carenza di integrazione tra le specifiche reti imputate alla lettura e alla comprensione. L’adeguata acquisizione dei processi che portano al corretto uso della lingua sono mediate dall’attenzione, dalla memoria, dallo spazio e dal tempo, dalla capacità sequenziale, dal ragionamento e dall’astrazione di concetti. Tutto questo non è integrato nel disortografico.

Solitamente, questi problemi insorgono durante la seconda elementare e si protraggono nel tempo. Il più delle volte passano inosservati e confusi con i normali problemi riscontrati durante l’apprendimento, ma se perdurano nel tempo e si intensificano sono indicatori di un estremo disagio a carico della scrittura.

Molti studi, ancora, propendono per l’ipotesi genetica, infatti la probabilità di essere disortografico è otto volte maggiore nei bambini i cui genitori hanno un disturbo inerente alla sfera dell’apprendimento (Bishop et al., 2005). La probabilità è ancora più elevata tra i gemelli identici, il cui tasso di verificabilità del disturbo si aggira intorno all’80% (Owen et al., 2002).

In ultima analisi alcuni studi di genetica confermano si possa trattare di un problema imputabile ai geni presenti sui cromosomi 1, 2, 3, 4, 6, 15, 17 e 18 (Petrill et al., 2006; Plomin et al., 2005).

 

Disortografia: conseguenze e comorbidità

La disortografia, porta a un evidente dispendio di energie nei compiti scritti, affaticando lo studente che appare al cospetto degli altri svogliato o disattento. È frequente l’associazione con altre problematiche relative alla sfera dell’apprendimento come la dislessia o la discalculia.

I bambini con disortografia possono mostrare disagio psicologico più o meno marcato di fronte ai compagni di classe. Il timore è che gli altri potrebbero avere una scarsa percezione del loro valore con conseguente manifestazione di ansia, bassa autostima e in casi estremi depressione. Di conseguenza possono esitare nel fare domande in classe e ad ammettere che non hanno capito qualcosa, oltre ad assumere sempre una posizione di sudditanza psicologica nei confronti degli amici.

 

Disortografia: come curarla

Esistono per i disortografici, come per tutti coloro che mostrano disturbi dell’apprendimento programmi personalizzati da utilizzare a seconda del deficit manifestato dal bambino. Inoltre, possono essere usate delle strategie per gestire tale problematica:

  • Utilizzare un computer;
  • Utilizzare un dizionario per gli esami con domande saggio;
  • Usare compiti in cui si prediligono risposte brevi;
  • Dare più tempo nell’eseguire un compito.

In ultima analisi, è necessario incoraggiare e supportare gli studenti ogni volta che raggiungono un traguardo. In questo modo si riesce a tenere alta l’autostima.

 

Disortografia: diagnosi

La diagnosi di disortografia può essere effettuata solo alla fine del secondo anno della scuola primaria da uno psicologo e/o da un neuropsichiatra che spesso è affiancato da altre figure professionali, come ad esempio il logopedista.

Inizialmente, il bambino si sottopone a una adeguata valutazione testistica approfondita; questo perché, essendo ogni disortografico diverso dagli altri, è necessario avere una visione globale e dettagliata del problema presentato allo scopo di poter individuare il tipo di intervento idoneo da poter applicare.

 

Disortografia e DSA: la situazione italiana

 

I numeri del problema in Italia, secondo l’ultimo aggiornamento del Miur relativo all’anno scolastico 2014-2015, parlano di 47.000 alunni con Disortografia evolutiva frequentanti le scuole, sia statali che non statali, di ogni ordine e grado (contro circa 109.000 dislessici). Nel complesso si è assistito a un forte incremento di tutti i disturbi specifici dell’apprendimento nell’anno scolastico 2014/2015, con una percentuale di alunni con disturbi specifici dell’apprendimento sul totale pari al 2,1%, mentre nell’anno scolastico 2010/2011 tale percentuale era di appena lo 0,7%.

 

Disortografia: terapia

Al termine del percorso diagnostico è possibile attuare specifici trattamenti mirati a integrare e compensare i problemi presentati. Inoltre, sono previsti interventi regolati dalla legge 170/10, come ad esempio la possibilità di usare programmi di videoscrittura al computer, ottenere tempi più lunghi per lo svolgimento dei compiti scritti, e così via.

Possono essere coinvolti nell’iter terapeutico la famiglia e il contesto sociale extrascolastico, importanti per creare una rete di supporto al disortografico.

La collaborazione tra tutti questi soggetti è indispensabile per concertare al meglio un intervento integrato volto al miglioramento repentino della condizione del bambino.

Posta la diagnosi dunque, l’obiettivo generale di un trattamento per la disortografia evolutiva consiste nel raggiungere una corretta e rapida corrispondenza tra rappresentazione fonologica e ortografica delle parole, stabilendo come criterio di efficacia il miglioramento del processo di scrittura, in maniera tale da osservare dei progressi maggiori di quelli attesi da un’evoluzione naturale del problema stesso.

Attualmente gli interventi che si sono dimostrati efficaci nel migliorare l’apprendimento dell’ortografia, condotti durante la scuola d’infanzia o il primo anno di scuola primaria, da insegnanti opportunamente preparati, presentano le seguenti caratteristiche (Tressoldi, 2013):

  1. Attività per favorire le abilita meta-fonologiche, come la segmentazione fonetica, che interviene nel passaggio dalla parola orale a quella scritta, e l’associazione tra grafemi e fonemi.
  2. Esplicitazione delle abilità da insegnare;
  3. Sessioni di circa 15-30 minuti l’una, con una frequenza non inferiore a due volte alla settimana, individuali o in piccoli gruppi, per un totale di 1-2 mesi

La validità di tali interventi risiede anche nell’individuazione di quei soggetti resistenti al trattamento stesso, che potranno perciò essere indirizzati verso Servizi a carattere specialistico.

Accanto a trattamenti di tipo riabilitativo, è consigliato l’uso degli strumenti compensativi in presenza di un carico di lavoro che limita fortemente l’autonomia, come nelle verifiche che richiedono molta lettura e scrittura, e solo se tale utilizzo non venga percepito come stigma dall’utente. Esistono differenti strumenti, da quelli ad alta tecnologia (correttore ortografico, riconoscimento vocale) a quelli a bassa tecnologia (dizionario) (Lo Presti e Franceschi, 2013).

Riguardo invece alle misure dispensative esse sono suggerite quando le misure compensative non sono di per sé sufficienti a garantire una sufficiente autonomia, in tal caso preferendo sostituire le verifiche scritte con quelle orali e la valutazione del contenuto e non della correttezza ortografica nelle produzioni scritte (Tressoldi, 2013).

La collaborazione tra il clinico che si occupa di diagnosi e scuola è fondamentale e deve basarsi su un’idea chiara della disortografia evolutiva, insieme realista e ottimista, che il clinico può agevolare negli insegnanti. A tal fine è importante che le famiglie e la scuola comprendano il carattere cronico della disortografia evolutiva, abbandonando l’idea della ‘guarigione’, e nel contempo l’idea erronea della semplice mancanza di impegno quale spiegazione del disturbo, puntando invece su un concreto sostegno lungo tutto il percorso formativo, attraverso la personalizzazione dell’apprendimento, capace di rafforzare l’autoefficacia e l’autostima del bambino (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012).

 

 

 

Bibliografia:

  •  Istituto Superiore di Sanità (2011). Consensus Conference sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento in http://www.snlg-iss.it/cms/files/Cc_Disturbi_Apprendimento_sito.pdf.
  • Berninger, V., O’Donnell, L., & Holdnack, J. (2008). La diagnosi di ricerca supportato differenziale dei disturbi specifici dell’apprendimento e le implicazioni per l’istruzione e la risposta all’istruzione (RTI). In A. Prifitera, D.Saklofske, & L. Weiss (Eds.),
  • WISC-IV valutazione clinica e di intervento, Second Edition (pp. 69-108). San Diego, CA: Academic Press (Elsevier).
  • Horacek, H. J. (2000 ). Brainstorms: understanding and treating the emotional storms of attention deficit hyperactivity disorder from childhood through adulthood. Jason Aronson Inc. Publishers, United States
  • Troia, G. (2008). Istruzione e di valutazione per gli scrittori che lottano: pratiche evidence-based. New York: Guilford.
  • DeThorne, L. S., Petrill, S. A., Hart, S. A., Channell, R. W., Campbell, R. J., Deater-Deckard, K., Thompson, L.A., and Vandenbergh, D.J. (2008). Genetic Effects on Children’s Conversational Language Use. Journal of Speech Language Hear Res, 51, 423–435. Doi:  10.1044/1092-4388(2008/031)
  • Bishop, D.V.M., Laws, G., Adams, C., Norbury, C.F. (2006). High heritability of speech and language impairments in 6-year-old twins demonstrated using parent and teacher report. Behavior Genetics, 36,173–184.
  • Owen, A.J., Leonard, L.B. (2002). Lexical diversity in the spontaneous speech of children with specific language impairment: Application of D. Journal of Speech, Language, and Hearing Research, 45, 927–937.
  • Petrill, S.A., Deater-Deckard, K., Thompson, L.A., DeThorne, L.S., Schatschneider, C. (2006). Reading skills in early readers: Genetic and shared environmental effects. Journal of Learning Disabilities, 39:48–55.
  • Plomin, R., Kovas, Y. (2005). Generalist genes and learning disabilities. Psychological Bulletin, 31,592–617.
  • Lo Presti, G. e Franceschi, S. (Novembre 2013). Diagnosi e trattamento dei DSA. Comunicazione presentata al 9 convegno La Qualità dell’integrazione scolastica e sociali, Rimini
  • Tressoldi, P. (Aprile 2013). Raccomandazioni per il trattamento della disortografia. Comunicazione presentata al Seminario di formazione L.I.RI.P.A.C. La valutazione e il trattamento della disortografia, Padova
  • Vio, C., Tressoldi, P.E., e Lo Presti, G. (2012). Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico. Trento: Erickson.

Risorse su State of Mind: 

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