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Bulimia

La bulimia è un disturbo psichico caratterizzato da eccessiva preoccupazione per il peso. Le diete ferree lasciano spazio ad abbuffate e vomito autoindotto

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Cos’è la Bulimia

 

Bulimia, letteralmente significa ‘fame da bue‘.

La Bulimia Nervosa è uno dei disturbi inerenti alla sfera dell’alimentazione ed è caratterizzata dalla tendenza a esercitare, in maniera disregolata, un eccessivo controllo sul proprio peso. La Bulimia Nervosa si definisce come un disturbo psichico che compare durante la prima adolescenza ed è caratterizzato da eccessiva e costante preoccupazione per il peso e le forme, per cui la persona inizia a seguire una dieta ferrea, presentando però poi abbuffate e vomito autoindotto.

Chiaramente, dopo l’abbuffata si palesa la terribile paura di aumentare di peso, che a sua volta porta alla messa in atto di comportamenti compensatori (vomito autoindotto, uso improprio di lassativi, digiuno, esercizio fisico eccessivo). I mezzi di compenso, come il vomito e il digiuno, portano ad avere altre abbuffate e il circolo vizioso, vomito – abbuffata – vomito – abbuffata, si autoalimenta e si mantiene fino a cronicizzarsi.

La bulimia si presenta più frequentemente tra i 20 e i 30 anni. Le abbuffate avvengono generalmente due volte a settimana, spesso anche una volta al giorno. Questi attacchi durano per un tempo che va da 15 minuti a 4 ore. Vomitando o con altri metodi di compensazione (lassativi, eccessivo esercizio fisico, digiuno, etc.) le persone bulimiche credono di poter raggiungere la loro forma ideale e di poter allo stesso tempo soddisfare la loro necessità di cibo con le abbuffate.

 

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Caratteristiche della bulimia

  • Il comportamento alimentare è controllato quando si è in pubblico
  • Si scelgono prodotti ‘light’ e a basso contenuto di grassi per i cibi che vengono consumati “ufficialmente” e trattenuti all’interno del corpo
  • Si acquistano grandi quantità di cibi di scarsa qualità e facili da consumare per le abbuffate
  • Durante le abbuffate si consuma un’eccessiva quantità di cibo in un lasso di tempo limitato
  • Nello stesso tempo si accumulano cibi e si è preoccupati di avere sempre del cibo a disposizione
  • Non si hanno orari regolari per i pasti
  • Osservati da fuori tutto funziona perfettamente, la facciata è positiva
  • La bulimia causa emozioni di vergogna ed è tenuta spesso segreta
  • Disgusto per se stessi, sensazione di essere anormali
  • Isolamento sociale, trascurare i propri interessi, umore depresso
  • Molta attività sportiva

L’ossessione per il peso corporeo conduce le persone con Bulimia Nervosa ad attuare persistenti e caratteristiche forme di riduzione alimentare, ovvero a seguire una dieta estrema e costante, determinata da regole alimentari estremamente rigide e inflessibili, le quali disciplinano il quanto e il cosa si deve mangiare. Nella maggior parte dei casi, le regole dietetiche a cui si sottopongono le pazienti bulimiche impongono una drastica riduzione della quantità totale di cibo ingerita, e vietano nettamente una grande quantità di alimenti, i cosiddetti cibi proibiti, costringendo la persona ad un’alimentazione progressivamente sempre più limitata ai pochi alimenti consentiti.

Rispetto a ciò, le tre principali modalità adottate nella restrizione alimentare sono:

  • Riduzione della frequanza dei pasti,  ovvero tentare di digiunare il più possibile, saltando i pasti;
  • Riduzione della quantità di cibo al di sotto di un rigido limite calorico, in genere marcatamente inferiore al fabbrisogno quotidiano medio;
  • Eliminazione di specifici cibi, i quali sono temuti perché percepiti come ‘ingrassanti’ o perché in passato hanno dato origine ad un attacco bulimico.

Tra le altre caratteristiche che meritano maggior attenzione, troviamo un’alterazione del meccanismo che regola il rapporto fame – sazietà: la dieta ferrea porta a un aumento della fame e dell’appetito, con conseguente modificazione di alcuni neurotrasmettitori, tra cui la serotonina e gli elettroliti, con inevitabili ripercussioni di tipo fisiologico.

 

 

Bulimia: quali le credenze disfunzionali?

Non si può ridurre la bulimia ad un mero problema di alimentazione.

Messaggio pubblicitario Le abbuffate possono essere dovute a diete, stress, malessere psicologico ed emozioni negative, come ad esempio ansia, angoscia, rabbia o tristezza.

Il vomito e le altre tecniche per evitare di ingrassare sono tutti modi per avere l’impressione di tenere meglio sotto controllo la propria vita e alleviare il malessere emotivo. Pertanto non si può ricondurre la bulimia a una singola causa, ma piuttosto un insieme di fattori.

I pensieri disfunzionali che causano e mantengono le abbuffate sono:

  1. Perfezionismo e pensieri dicotomico del tipo ‘tutto o nulla’: cercare di mantenere il proprio corpo a un regime calorico molto basso, ideale perfezionistico, porta inevitabilmente alla messa in atto di piccole trasgressioni che quando si verificano, sono percepite dalla persona come una perdita di controllo a cui è impossibile rimediare, per questo una volta innescata la catena la persona continua a mangiare senza nessun freno. L’unica soluzione possibile, a questo punto, è liberarsi da quello che si è mangiato eliminandolo attraverso il vomito.
  2. Il timore di ingrassare accomuna la bulimia all’anoressia nervosa. Questo timore è presente anche nelle donne non disturbate, ma non nella forma intensa e pervasiva del disturbo alimentare. Intensità e pervasività spingono le pazienti bulimiche a posporre tutto, gloria e soddisfazioni nei più svariati campi, dall’affettivo al lavorativo, a questa irrazionale ricerca di magrezza. Ma è proprio questo rovesciamento di valori che ci fa intravvedere la radice psicologica del disturbo alimentare.
  3. Valore personale: di solito si valuta se stessi sulla base delle proprie prestazioni percepite in una varietà di ambiti della sua vita quotidiana (es. capacità in ambito relazionale, scolastico, lavorativo, etc.). La persona con bulimia nervosa, invece, presenta una valutazione di sé (autostima) centrata principalmente sul suo peso corporeo, sulla forma del suo corpo e sulla propria capacità di controllare questi ultimi.Conseguentemente a tali criteri di valutazione, la persona con bulimia nervosa manifesta una tormentosa preoccupazione per il proprio peso e per la forma del corpo, i quali diventano oggetto di un controllo ossessivo quotidiano, e spesso si sente grassa e orribile nonostante il suo oggettivo normopeso.

Oltre alla presenza di tali pensieri disfunzionali, si riscontra nelle pazienti affette da bulimia nervosa, una difficoltà a tollerare le emozioni negative: le abbuffate infatti creano uno stato di piacevolezza. Questa sensazione piacevole iniziale serve soprattutto a bloccare e soffocare le emozioni negative provate. Tale comportamento dà vita a un circolo vizioso: sopprimere le emozioni attraverso il cibo porta a non risolvere mai i problemi favorendo l’abbuffata successiva; d’altra parte le abbuffate stesse portano alla comparsa di emozioni negative (senso di colpa, disgusto, paura d’ingrassare), che a loro volta innescano le nuove abbuffate.

 

 

Possibili indicatori diagnostici

Alla luce di quanto riportato, dunque, i possibili indicatori diagnostici in caso di bulimia nervosa potrebbero essere:

  • Costante esagerata preoccupazione per la propria forma e il proprio peso
  • Paura patologica di ingrassare
  • Limite di peso personale molto basso e definito nettamente
  • Almeno due abbuffate a settimana per più di tre mesi
  • Allo stesso tempo, assunzione veloce di grandi quantità di cibi principalmente facili da consumare e ricchi di calorie
  • Sensazione di perdita di controllo sul comportamento alimentare durante le abbuffate
  • In seguito tentativi di annullare l’assunzione di calorie:
    • Inducendosi il vomito
    • Abusando di farmaci (per es., lassativi, diuretici …)
    • Seguendo una dieta ferrea / periodi di digiuno
    • Facendo eccessivo esercizio fisico

Questi schemi di comportamento possono comparire singolarmente o in parallelo.

Possono essere presenti dipendenze multiple da alcool, droghe, farmaci o shopping compulsivo, oltre a comportamenti autolesionistici.

 

 

Bulimia: criteri diagnostici

La prima formulazione della diagnosi della bulimia si deve a Gerald Russell nel 1979. Allora i criteri erano solo tre ma già molto vicini all’enunciazione definitiva: urgenza intrattabile ad alimentarsi eccessivamente, condotte compensatorie e timore patologico di ingrassare. In Russell mancava ancora il concetto di abbuffata, comportamento non facile da definire e da distinguere dall’alimentazione eccessiva. L’abbuffata è definita non solo dalla quantità eccessiva di cibo, ma anche dalla sensazione soggettiva di perdita di controllo e dalla durata circoscritta che consente di individuare l’abbuffata come un episodio discreto.

I criteri diagnostici DSM-5 della bulimia nervosa sono i seguenti:

  • 1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:
    • A. Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es., un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
    • B. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
  • 2. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica eccessiva.
  • 3. Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe in media almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
  • 4. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.
  • 5. L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.

In remissione parziale: Successivamente alla precedente piena soddisfazione dei criteri per la bulimia nervosa, alcuni, ma non tutti, i criteri sono stati soddisfatti per un consistente periodo di tempo.

In remissione completa: Successivamente alla precedente piena soddisfazione dei criteri per la bulimia nervosa, nessuno dei criteri è stato soddisfatto per un periodo prolungato di tempo.

Il livello di gravità può essere:

  • Lieve: Una media di 1-3 episodi di condotte compensatorie inappropriate per settimana.
  • Moderato: Una media di 4-7 episodi di condotte compensatorie inappropriate per settimana.
  • Grave: Una media di 8-13 episodi di condotte compensatorie inappropriate per settimana.
  • Estremo: Una media di 14 o più episodi di condotte compensatorie inappropriate per settimana.

 

 

Definire il concetto di abbuffata

Trovare un accordo sul concetto di quantità di cibo eccessivo è difficile. Per alcuni l’abbufata è definita dal giudizio soggettivo dell’abbuffatore di aver mangiato più di quanto sia permesso. Per altri è preferibile un criterio più oggettivo: dal momento che è effettivamente possibile individuare la quantità di cibo ragionevolmente sufficiente per nutrirsi, allo stesso modo è possibile valutare se un certo episodio alimentare è stato invece caratterizzato dall’ingestione di una quantità eccessiva di cibo. Basta chiedere al paziente di elencare il cibo mangiato in un determinata circostanza per accertare se si sia trattato di un’abbuffata o meno, evitando così dubbi oziosamente relativistici sul concetto di alimentazione soggettivamente eccessiva.

A questo criterio abbastanza oggettivo, si accompagna uno stato d’animo soggettivo: la sensazione di perdita di controllo, ovvero la sensazione di non potersi fermare, di non poter decidere se e che cosa mangiare e di essere in preda a una voracità insensata. Il tono dell’umore è ansioso, autocolpevolizzante e disforico.

 

 

Bulimia e Binge Eating Disorder

Entrato a far parte dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione solo nel DSM-5, il Disturbo da Binge-eating è caratterizzato da abbuffate almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi ma, al contrario della bulimia nervosa, esso non presenta inappropriate condotte di compensazione.

Un’altra differenza con la Bulimia è rappresentata dal minore interesse mostrato nei confronti del controllo del peso e della forma del corpo.

 

 

Bulimia: conseguenze

Le persone affette da bulimia nervosa si ritrovano a vivere una condizione in cui la qualità della vita risulta fortemente compromessa: spesso percepiscono diminuzione del tono dell’umore, si sentono prive di mordenti e con scarse, se non nulle, relazioni sociali.

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Le conseguenze psicologiche includono comportamento ambivalente, pensiero ipotetico (Se, allora…), pensare in termini di bianco o nero, perfezionismo, svalutazione di se stessi fino all’odio per se stessi e alla depressione. Spesso il disturbo alimentare è negato e le persone con bulimia nervosa si sforzano di mantenere una facciata di normalità. Possono essere presenti sentimenti di vergogna e la tendenza all’isolamento.

Le persone affette da bulimia, anche quelle normopeso, possono produrre gravi disagi al proprio organismo a causa dell’ingestione di ripetuti lassativi o clisteri e all’innesco del vomito. Frequenti, nelle persone con bulimia nervosa, sono gli scompensi elettrolitici o la disidratazione, che solitamente sfociano in problemi fisiologici piuttosto importanti, squilibri a livello renale dovuti all’abuso di diuretici, e manifeste abrasioni delle nocche delle mani e secchezza della pelle. Il ciclo mestruale potrebbe fermarsi, i capelli cadere, il sonno o la concentrazione potrebbero avere delle interruzioni.

Il continuo vomito può poi provocare lesioni allo stomaco e l’uso di lassativi può procurare disfunzioni cardiache con perdita di minerali vitali come il potassio, il magnesio e il sodio.

 

 

Trattamento della Bulimia

In Europa la psicoterapia psicoanalitica è stata utilizzata ampiamente nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione, ma studi sulla sua efficacia a lungo termine sulla bulimia nervosa non sono mai stati eseguiti.

In uno studio condotto da Paulsen e collaboratori si è confrontata l’efficacia della psicoterapia psicoanalitica di lunga durata (PPT) con la Terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica (CBT-E), l’intervento ad oggi con più evidenze di efficacia nel trattamento della bulimia nervosa e degli altri disturbi dell’alimentazione non sottopeso.

La Terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica è stata ideata per essere più efficace e adatta per curare tutte le categorie diagnostiche dei disturbi dell’alimentazione affrontando, con un approccio individualizzato e flessibile, i meccanismi cognitivo comportamentali comuni di mantenimento della psicopatologia condivisa ed evolvente dei disturbi dell’alimentazione.

La psicoterapia psicoanalitica di lunga durata è stata sviluppata, nello studio, specificamente per i pazienti affetti da bulimia nervosa. L’intervento prevede un incontro settimanale di 50 minuti per un periodo di 24 mesi. Gli obiettivi principali di questo trattamento non direttivo sono aumentare la capacità di riflettere e di tollerare l’esperienza affettiva e di facilitare l’insight dei meccanismi che nascondono gli aspetti inconsci e rimossi dei pazienti – due fattori principali coinvolti nel mantenimento di episodi bulimici secondo l’ipotesi degli autori.

La terapia cognitivo-comportamentale transdiagnostica è stata sviluppata presso il centro CREDO dell’Università di Oxford per trattare tutti i disturbi dell’alimentazione e, per la bulimia nervosa, prevede 20 incontri di 50 minuti, della durata di 20 settimane. Il trattamento coinvolge attivamente il paziente nel modificare la psicopatologia specifica e centrale del disturbo dell’alimentazione, utilizzando procedure e strategie atte a interrompere la restrizione dietetica cognitiva, a ridurre l’eccessiva valutazione della forma del corpo e del peso e a sviluppare specifiche abilità per la gestione degli eventi e delle emozioni che influenzano l’alimentazione.

I risultati dello studio hanno evidenziato che la terapia cognitivo-comportamentale transdiagnostica è marcatamente più efficace nel trattamento della bulimia nervosa, rispetto alla terapia psicoanalitica di lunga durata. Nel gruppo della terapia cognitivo-comportamentale transdiagnostica, il 42% dei pazienti ha interrotto gli episodi bulimici e purgativi dopo cinque mesi e il 44% dopo 24 mesi. Invece soltanto il 15% dei pazienti sottoposti a psicoterapia psicoanalitica di lunga durata ha interrotto gli episodi bulimici e purgativi dopo due anni. I due trattamenti hanno determinato miglioramenti sovrapponibili in termini di psicopatologia specifica globale e generale, ma i miglioramenti nel gruppo della psicoterapia cognitivo-comportamentale transdiagnostica sono avvenuti con maggiore rapidità.

Un altro tipo di intervento, basato sulla Terapia Interpersonale, è stato confrontato con la terapia cognitivo-comportamentale per la bulimia nervosa.

Studi controllati eseguiti in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America hanno evidenziato che la terapia interpersonale alla fine del trattamento è meno efficace rispetto alla terapia cognitivo comportamentale per la bulimia nervosa, ma a distanza di un anno ottiene i medesimi risultati.

Tuttavia, anche la terapia interpersonale è stata confrontata con la più recente Terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica. È stato così dimostrato che la Terapia transdiagnostica è un trattamento potente per i pazienti ambulatoriali non marcatamente sottopeso affetti da disturbi dell’alimentazione e che la terapia interpersonale rimane un’alternativa alla Terapia transdiagnostica, ma la sua risposta è meno pronunciata e più lenta.

 

Key words: Bulimia Nervosa, Alimentazione, Peso, Dieta, Abbuffata, Vomito Autoindotto, Persone Bulimiche, Sintomi, Condotte Compensatorie, Anoressia Nervosa

 

 

A cura di: Chiara Ajelli, Chiara La Spina

 

Risorse da State of Mind:

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