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Big Five – Tratti di personalità

La teoria dei Big Five, nell'ambito della personalità, è una delle teorie maggiormente in grado di spiegare più variabilità individuale tra i soggetti

La teoria dei Big Five, tra le diverse teorie sulla personalità, è considerata quella maggiormente in grado di spiegare più variabilità individuale tra i soggetti.

La Teoria dei Big Five: introduzione

Nella storia della psicologia si sono susseguite e confrontate diverse teorie sulla personalità e sul suo sviluppo.

Allo stato attuale, la teoria dei cinque grandi fattori della personalità (teoria dei Big Five) è considerata quella maggiormente in grado di spiegare più variabilità individuale tra i soggetti. Il termine Big Five è stato usato per la prima volta da Goldberg (1981), anche se fu Norman (1963) a dar inizio ad un lavoro approfondito sui cinque grandi fattori. Questa teoria elaborata da McCrae e Costa risulta, tra i modelli incentrati su un approccio nomotetico allo studio della personalità, uno dei più condivisi e testati sia a livello teorico che empirico.

La Teoria dei Big Five: la storia

Tra le più importanti teorie della personalità vi sono le teorie dei tipi e quelle dei tratti psicologici.

Nel dettaglio, con il termine «tratti» si è soliti indicare quelle caratteristiche della personalità, per lo più ritenute di origine genetica (Eysenck, 1990), e quindi difficilmente modificabili, che influenzano il comportamento umano in modo stabile. I tratti si oppongono agli stati che sono definiti come disposizioni transitorie della personalità e, in quanto tali, sono, facilmente modificabili.

Attualmente le teorie dei tratti sono considerate più scientifiche rispetto a quelle dei tipi. Di conseguenza, la personalità è data dalla somma dei tratti di un individuo che sarebbero in grado di spiegare il comportamento osservato. Quindi, i tratti rappresentano variabili latenti (ossia non osservabili direttamente) che spiegano il comportamento umano manifesto.

La Teoria dei Big Five: le teorie di riferimento

Le teorie dei tratti della personalità più note sono quella di Cattell, quella di Eysenck e successivamente quella dei «Cinque grandi fattori della personalità» (teoria dei «Big Five»). Queste tre non sono le uniche esistenti ma si evidenziano per l’indiscutibile importanza che hanno avuto e che continuano ad avere.
Secondo Cattell i tratti primari costitutivi della personalità sarebbero sedici:

  • A – distaccato, freddo;
  • B – superficiale, inintelligente;
  • C – immaturo, labile;
  • E – deferente, mite;
  • F – rigido, depresso;
  • G – incostante, volubile;
  • H – timido, impacciato;
  • I – duro, realista;
  • L – fiducioso, tollerante;
  • M – convenzionale, pratico;
  • N – ingenuo, sprovveduto;
  • O – tranquillo, sicuro;
  • Q1 – conservatore, tradizionalista;
  • Q2 – dipendente, imitativo;
  • Q3 – indolente, incontrollato;
  • Q4 – rilassato, placido.

Questi tratti sono misurati soprattutto dal test 16 PF (Cattell, Eber e Tatsuoka, 1970). Essi sono i tratti più significativi n grado di spiegare la maggior parte della varianza della personalità negli adulti normali.

Uno dei problemi principali è che i fattori di Cattell sono difficilmente replicabili sia per le etichette utilizzate sia per la bontà dei dati ottenuti.

Più tardi Eysenck presentò la teoria trifattoriale, cioè basata su tre fattori: Estroversione (E), Nevroticismo (N) e Psicoticismo (P).

Eysenck nell’arco della sua attività scientifica ha costruito una serie di test di personalità atti a misurare questi tre fattori, ciascuno dei quali era un miglioramento rispetto ai precedenti. Si tratta di pochi tratti non in grado di coprire tutto l’insieme delle caratteristiche individuali.

La Teoria dei Big Five

Così, nascono i Big Five. Secondo questa teoria vi sono cinque grandi fattori della personalità che rappresentano il punto di convergenza delle teorie dei tratti precedentemente presentate. Le 5 dimensioni elencate di seguito, corrispondono alle macro-categorie più usate per descrivere le diversità tra individui.

Le cinque categorie sono:

  1. Estroversione. Il polo positivo di questo fattore è rappresentato dall’emozionalità positiva e dalla socialità, laddove quello negativo è rappresentato dall’introversione, ossia dalla tendenza ad «esser presi» più dal proprio mondo interno che da quello esterno.
  2. Amicalità. Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da cortesia, altruismo e cooperatività; il polo negativo da ostilità, insensibilità ed indifferenza;
  3. Coscienziosità. Questo fattore contiene nel suo polo positivo gli aggettivi che fanno riferimento alla scrupolosità, alla perseveranza, alla affidabilità ed alla autodisciplina e, nel suo polo negativo, gli aggettivi opposti;
  4. Nevroticismo. Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da vulnerabilità, insicurezza ed instabilità emotiva. Il polo opposto è rappresentato dalla stabilità emotiva, dalla dominanza e dalla sicurezza.
  5. Apertura all’Esperienza. Il polo positivo di questo fattore è rappresentato da creatività, anticonformismo ed originalità. Il polo opposto è, invece, identificato dalla chiusura all’esperienza, ossia dal conformismo e dalla mancanza di creatività ed originalità.

La valutazione della personalità attraverso il modello dei Big Five può avvenire mediante la compilazione da parte del soggetto di un questionario (strutturato attraverso la scala di Likert), oppure mediante la valutazione della condotta in un contesto di simulazione (come ad esempio l’Assessment center).

Per gli autori della versione italiana (Caprara, Barbaranelli e Borgogni), ognuna di queste cinque dimensioni è costituita di due sottodimensioni così definite:

  1. Estroversione:dinamismo, dominanza
  2. Amicalità: cooperatività/empatia, cordialità/ atteggiamento amichevole
  3. Coscienziosita’: scrupolosità, perseveranza
  4. Stabilita’ emotiva: controllo delle emozioni, controllo degli impulsi
  5. Apertura mentale: apertura alla cultura, apertura all’esperienza.

I fattori della teoria dei Big Five sono stati riscontrati in diverse popolazioni, in diverse età e in diversi studi basati sia su questionari che sul linguaggio naturale.

 

Bibliografia:

  • Caprara G.V., Barbaranelli C., Borgogni L. (1993). BFQ Big Five Questionnaire: Manuale. Firenze, Organizzazioni Speciali.
  • Caprara G.V., Barbaranelli C., Borgogni L., Perugini M. (1994). Cinque fattori e dieci sottodimensioni per la descrizione della personalità. Giornale Italiano di Psicologia,1,77-97.
  • Goldberg, L. R. (1981). Language and individual differences: The search for universals in personality 1exicons. In L. Wheeler (Ed.), Review of Personality and social psychology, vol.2. CA, Sege, Beverly Hills.
  • Norman, W. T. (1963). Toward an adequate taxonomy of personality attributes: Replicated factor structure in peer nomination personality ratings. Journal of Abnormal and Social Psychology , 66, 574-583.
  • Cattell, R. B., Eber, H. W., & Tatsuoka, M. M. (1970). Handbook for the Sixteen Personality Factor Questionnaire (16PF). Champaign, IL: IPAT.
  • Eysenck, H. J. (1990). Biological dimensions of personality. In L. A. Pervin (Ed.), Handbook of personality: Theory and research (pp. 244-276). New York: Guilford.
  • McCrae, R. and Costa, P.T. (1986). Personality, coping, and coping effectiveness in an adult sample. Journal of Personality, 54, 385–404,
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