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Neuroscienze
Le prime immagini che ci saltano alla mente ripensando al Congresso Nazionale di Musicoterapia di Padova riguardano la maestosità della meravigliosa Aula Magna di Palazzo Bo, sede della prima giornata di lavori, dove circa quattro secoli fa gli studenti potevano fare le domande al Prof. Galileo Galilei.
I bambini con un disturbo della condotta quando osservano la sofferenza altrui hanno reazioni cerebrali atipiche, cioè parti fondamentali del loro cervello non reagiscono come accade alla maggior parte delle persone.
Emozioni: L’abilità di identificare e descrivere i propri stati affettivi coinvolge tre sistemi tra loro separati ma solo il lavoro integrato dei tre permetterebbe di ottenere il risultato migliore o, almeno, il più ricco di dettagli.
La nostra ricerca dimostra che la gelosia merita di essere considerata una categoria a se stante – soprattutto nella sua forma estrema in cui provoca comportamenti terribili come lo stalking o porta le persone al suicidio o all'omicidio.
Il sistema di difesa lavora però “scollegato” dalle funzioni mentali superiori della coscienza (Fonagy, 2008) e dunque i processi di integrazione della coscienza risultano inibiti: questo il principale meccanismo alla base dei sintomi dissociativi in pazienti traumatizzati.
Teoria Polivagale: Dal punto di vista psicopatologico, è interessante osservare come queste reazioni avvengano soprattutto a fronte di stimoli interni o di stimoli “trigger” che attivano delle memorie nel corpo di eventi traumatici passati.
Il cervello assegna valore alla canzone attraverso l'interazione tra un antico circuito della ricompensa dopaminergico con alcune delle regioni più evolute del cervello, coinvolte in processi cognitivi avanzati, unici nell'essere umano.
Gli autori ritengono che il malfunzionamento delle connessioni eccitatorie neuronali sia uno dei fattori chiave nella genesi della depressione e che il recupero di una adeguata comunicazione cellulare a livello cerebrale possa essere fondamentale nel trattamento dei sintomi depressivi.
Una quantità insufficiente di sonno si ripercuote su molti meccanismi fisiologici di reazione allo stress, sulla risposta immunitaria e su quella infiammatoria; tali modificazioni possono giustificare, almeno in parte, gli effetti negativi sullo stato di salute dell’individuo, associati ad una condizione di deprivazione di sonno.
Per la prima volta negli esseri umani, gli scienziati della UCLA hanno misurato il rilascio di un peptide specifico, un neurotrasmettitore chiamato ipocretina, che aumenta notevolmente quando siamo felici e diminuisce quando siamo tristi.
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