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Sonno: la deprivazione ci fa commettere errori procedurali

Sonno: secondo uno studio recente la deprivazione di sonno induce errori procedurali e sembra che un quarto di chi lavora dorma troppo poco..

ID Articolo: 160267 - Pubblicato il: 03 dicembre 2018
Sonno: la deprivazione ci fa commettere errori procedurali
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Kimberly Fenn, professoressa associata di Psicologia e direttrice del Laboratorio del sonno e dell’apprendimento, insieme ai colleghi Erik Altmann e Michelle Stepan della Michigan State University, hanno condotto uno studio sperimentale, controllato, sulla deprivazione del sonno, rivelando quanto possa essere dannoso non dormire e svolgere le attività quotidiane.

Gaia Butti

 

Sebbene la ricerca sulla deprivazione del sonno non sia nuova, il team della MSU ha dovuto quantificare l’impatto delle distrazioni, dovute alla privazione, nel completare con successo le proprie attività.

Sonno: i disastri causati dalla deprivazione

Messaggio pubblicitario Se pensiamo agli sbagli e agli incidenti nel campo della chirurgia o nell’ambito dei trasporti o persino al funzionamento delle centrali nucleari, la mancanza di sonno è una delle principali cause dell’errore umano. Se pensiamo alle professioni a rischio, molte di queste sono soggette alla deprivazione di sonno. I ricercatori hanno scoperto che circa un quarto delle persone, con un lavoro pesante e faticoso, si sono addormentate almeno una volta sul posto di lavoro. Alcune delle più grandi catastrofi causate dall’uomo, come Chernobyl, il disastro della superpetroliera Exxon Valdez, l’esplosione dello Space Shuttle Challenger e gli incidenti quotidiani in treno e in auto sono causati, almeno in parte, dalla deprivazione di riposo.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Psychology: General, è diversa dai precedenti studi, poiché l’attenzione è rivolta all’impatto della privazione nel completare i compiti, i quali avevano precise indicazioni e comprendevano più passaggi.

Sonno: lo studio condotto per capire l’impatto della deprivazione

Il campione era composto da 234 soggetti, i quali sono stati sottoposti a test nel laboratorio alle 10 p.m.

I partecipanti hanno eseguito una procedura basata su una particolare sequenza, in base alla quale eseguivano una serie di compiti in maniera ordinata. Di tanto in tanto, i partecipanti venivano interrotti e ogni volta dovevano ricordarsi in quale punto della procedura si trovavano, prima di poter riprendere nuovamente la sequenza. A mezzanotte, la metà dei partecipanti tornava a casa a dormire, mentre l’altra metà doveva rimanere sveglia in laboratorio. La mattina successiva, ognuno doveva completare la procedura di nuovo.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA I risultati dimostrano che chi era stato deprivato del sonno aveva commesso molti più errori rispetto alla metà che era tornata a casa a riposarsi.

Tutti i partecipanti hanno svolto la procedura in maniera corretta durante la serata, soddisfacendo i criteri; tuttavia circa il 15% dei partecipanti deprivati del sonno falliva nel compito il mattino seguente, mentre solo l’1% dei soggetti tornati a casa a riposarsi sbagliava.

Inoltre, i partecipanti deprivati del sonno non solo mostravano più errori di quelli che dormivano, ma presentavano un progressivo aumento degli errori associati alla memoria mentre eseguivano il compito, effetto che non si è riscontrato in coloro che avevano dormito.

Questo dimostra come il gruppo privato del sonno abbia avuto molte difficoltà nel ricordare dove si trovavano nella sequenza durante le interruzioni.

Sonno: i risultati dello studio sulla deprivazione

Dalla ricerca emerge che il vero problema che impediva al sonno di completare le attività con successo era legato al mantenimento della memoria. Perciò è difficile riprendere un’attività, in cui si è stati interrotti, dal momento che la memoria viene ostacolata.

Le distrazioni che affrontiamo tutti i giorni come ricevere messaggi o semplicemente rispondere a domande sono inevitabili, ma particolarmente dannosi per le persone deprivate del sonno.

Svolgere attività con una ridotta capacità cognitiva può avere gravi effetti, ad esempio gli studenti che studiano tutta la notte e non conservano più le informazioni apprese nel momento dell’esame, oppure, più gravi, le professioni a rischio che possono danneggiare se stessi o gli altri a causa della deprivazione di sonno.

In futuro il gruppo di ricerca della Professoressa Fenn si concentrerà nell’esaminare il ruolo potenziale della caffeina e del “riposino” per aiutare a compensare gli effetti negativi della privazione del sonno.

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