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Disturbi alimentari e anomalie nel circuito del reward

Disturbi alimentari: Frank, DeGuzman e colleghi, con uno studio recentemente pubblicato su JAMA Psychiatry, hanno cercato di capire meglio i circuiti neurali coinvolti nei disturbi dell'alimentazione. Il circuito del reward sembra avere un ruolo centrale

ID Articolo: 159258 - Pubblicato il: 06 novembre 2018
Disturbi alimentari e anomalie nel circuito del reward
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Uno studio di Frank, DeGuzman e colleghi – dipartimento di Psichiatria dell’Università del Colorado e Eating Disorders Care, Colorado – ha investigato la possibile associazione tra sistema cerebrale dopaminergico del reward, restrizione dell’apporto calorico ed evitamento del cibo in un gruppo di adolescenti e giovani adulti affetti da anoressia nervosa.

 

Lo studio pubblicato su JAMA Psychiatry,  ipotizza un modello per il quale la restrizione calorica fino all’inedia avrebbe un effetto sul sistema dopaminergico tale da perpetuare il disturbo, anche a seguito di un ripristino del BMI nella norma.

Disturbi alimentari: quale ruolo ha il circuito del reward

Messaggio pubblicitario Quando ci si avventura negli studi che trattano da un punto di vista neurobiologico i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione per la comprensione dei meccanismi neurali sottostanti, le evidenze che se ne ricavano sono spesso poco chiare e di non facile interpretazione in quanto i modelli neurali che ne ipotizzano e descrivono l’anomalo funzionamento cerebrale sono stati ricavati per la maggior parte in gruppi di popolazione sana (Steinglass & Foerde, 2018).

Oltre a ciò, vi sono anche numerosi dubbi e titubanze tra gli esperti circa le metodologie e gli strumenti spesso utilizzati in questo tipo di ricerche, che avrebbero lo scopo di mettere in evidenza i circuiti neurali che sono coinvolti in modo specifico nel disturbo della nutrizione, i cui effetti potrebbero perpetuare il comportamento alimentare disfunzionale e mantenere in questo modo il disturbo stesso.

Pertanto una comprensione del significato delle evidenze neurali nel campo dei disturbi alimentari rimane ancora una sfida in quanto non sempre si riesce a discriminare quale sia la causa o l’effetto (è l’anomalia nel circuito cerebrale a determinare il disturbo o viceversa?).

Nonostante ciò, lo studio di Frank, DeGuzman, Shott, Pryor e colleghi (2018) ha tentato di investigare il ruolo del sistema dopaminergico del reward, già evidenziato come cruciale nei disturbi alimentari (Frank, Reynolds at al., 2012), durante un compito di condizionamento classico, nello stress e nell’ansia, nell’evitamento del danno (harm avoidance) e nella restrizione calorica.

Le risposte del sistema dopaminergico legato al reward sono state misurate tramite l’errore di predizione, cioè tramite quell’ informazione che segnala un avvenuto nuovo apprendimento nell’animale e nell’uomo, mentre le componenti legate all’ansia sono state ottenute tramite prelievo di una piccola quantità di cortisolo salivare, insieme alla somministrazione di alcuni test psicometrici come l’Eating Disorder Inventory-3, lo State-Trait Anxiety Inventory e il Temperament and Character Inventory.

Disturbi alimentari: la ricerca

Nello studio sui disturbi alimentari, alle partecipanti, un gruppo di 56 ragazze affette da anoressia nervosa tra i 12 e i 21 anni, venivano presentati diversi stimoli visivi alcuni dei quali associati ad un liquido dolce con la caratteristica che nel corso dei diversi trial l’associazione tra gli stimoli e il liquido diventava probabilistica, cioè l’associazione già appresa tra liquido e stimolo visivo veniva violata.

Ciò ha permesso di poter misurare l’errore di predizione in quanto le partecipanti erano “costrette” ha modificare le proprie aspettative circa l’associazione stimolo-liquido, a volte non presente o ricevuta in modo inaspettato e quindi ad apprenderne una nuova (Frank, DeGuzman, Shott, Pryor et al., 2018).

Tramite risonanza magnetica funzionale è stato possibile misurare i livelli di ossigenazione sanguigna di specifiche aree cerebrali, attive durante il compito, riflesso del segnale dopaminergico di errore che si verificava ad ogni violazione. Le immagini ottenute di fMRI venivano poi confrontate con quelle provenienti da un gruppo di controllo composto da 52 soggetti non affetti da patologia alimentare tra gli 11 e i 21 anni.

Le complesse analisi effettuate hanno mostrato una diretta associazione tra i segnali di errore di predizione, i punteggi legati all’evitamento del danno, in questo caso rappresentato dal liquido dolce che ha una rilevanza particolare nell’anoressia nervosa, e il BMI.

In particolare è stato rilevato un aumento dell’errore di predizione nelle aree dell’insula, del nucleo caudato e accumbens nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo, insieme ad un’associazione positiva tra le risposte della corteccia orbito frontale e l’harm avoidance e una negativa con  il circuito dell’ipotalamo preposto alla regolazione del senso di sazietà.

Disturbi alimentari: i risultati dello studio

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA È stato osservato come la restrizione dell’apporto calorico e la perdita di peso fossero associati ad una sensibilizzazione del sistema dopaminergico del reward, riflessa in un aumento dell’errore di predizione.

A parere degli autori dello studio, questo aumento riscontrato nei circuiti dopominergici potrebbe andare ad incidere nei meccanismi che alimentano lo stress e l’ansia andando a “sovrastare” i normali segnali omeostatici di fame provenienti dall’ipotalamo.

Nello spiegare queste evidenze, gli autori riferiscono che la perdita di peso, ottenuta tramite la restrizione calorica, sarebbe associata ad un’attivazione anomala del sistema del reward che alimenterebbe l’ansia, manifestata tramite la paura di prendere peso e l’insoddisfazione corporea, che a sua volta entrerebbe in conflitto con i segnali omeostatici di fame, per cui la persona alla fine si astiene dal mangiare.

Nel loro modello, si verrebbe a costituire un circolo vizioso che consentirebbe ai disturbi alimentari di persistere, mantenersi nel tempo attraverso la restrizione alimentare e la malnutrizione: infatti questa direzione dei risultati è stata osservata nel gruppo sperimentale ma non in quello di controllo.

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