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Psicofisiologia degli eventi critici (2018) – Recensione del libro

Psicofisiologia degli eventi critici è un libro molto interessante che, attraverso la trattazione di tematiche psicologiche fondanti l'impianto teorico di riferimento costruisce l’edificio della consapevolezza e della gestione dell’aggressività allo scopo di ottenere una qualità di vita migliore per sé e gli altri.

ID Articolo: 157765 - Pubblicato il: 03 ottobre 2018
Psicofisiologia degli eventi critici (2018) – Recensione del libro
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Gli autori del testo Psicofisiologia degli eventi critici sono professionisti che da anni portano il loro contributo per alleviare la sofferenza connessa alla violenza e traumi psicologici. Nei loro curricola si legge che due autrici lavorano come psicologhe con salda esperienza sulla psico-traumatologia ed operazioni militari e due autori come esperti militari nell’uso di armi e tecniche marziali di combattimento.

 

Messaggio pubblicitario Psicofisiologia degli eventi critici è un libro molto interessante che attraverso la trattazione di tematiche psicologiche fondanti l’impianto teorico di riferimento costruisce l’edificio della consapevolezza e della gestione dell’aggressività allo scopo di ottenere una qualità di vita migliore per sé e gli altri. Inoltre conducono a migliorare le condizioni lavorative degli addetti al lavoro in contesti dove l’aggressività è un elemento caratterizzante.

Bertuzzi e Cornali, dopo aver lavorato per anni immerse nel contesto delle carceri allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro delle guardie carcerarie, hanno ipotizzato e poi concretizzato la stesura del libro Psicofisiologia degli eventi critici per trasmettere le loro esperienze consolidate.

Diversi i temi trattati nei 13 capitoli del libro, la cui lettura risulta veloce ed esaustiva rispetto ai contenuti, grazie anche alla capacità degli autori di dare rilievo soltanto agli elementi sufficienti e necessari per un’adeguata comprensione dei vari costrutti senza perdersi in lunghi ed inutili giri di parole.

Comprendere la risposta fisiologica di attacco-fuga ad un evento critico

Nella lettura si incontrano diversi autori illustri, tra cui Bandura e Zimbardo. Essi ci ricordano come l’aggressività sia un comportamento appreso, contesto dipendente, e come il confine tra il bene ed il male non sia così ben delineato.

Secondo gli autori, uno degli errori nel quale spesso le persone cadono quando si trovano di fronte ad eventi violenti (es. aggressione armata) riguarda l’attenzione univoca sul soggetto aggressivo; gli autori sottolineano come sia invece opportuno confrontarsi con il contesto in cui l’evento violento è accaduto, in quanto anche l’ambiente potrebbe essere responsabile dell’insorgenza delle condizioni favorevoli alla violenza stessa.

Ne discende come l’uomo sia un animale che risponde alle situazioni pericolose (reali o supposte) attraverso la messa in atto del sistema di attacco e fuga.

Allo scopo di comprendere meglio tale funzionamento, la conoscenza dei concetti di rischio e sicurezza risulta necessaria: dalla lettura di Psicofisiologia degli eventi critici emerge un ottimo esempio di come le reazioni fisiologiche esperite ci diano a priori una risposta esauriente (emozioni e arousal) del fenomeno critico.

Dall’analisi emerge che un elemento fondamentale nella percezione del rischio, il quale guida l’intenzionalità del soggetto di fronte ad una situazione sensibile alla sicurezza, è la formazione di giudizi, i quali dipendono dalla valutazione soggettiva del rischio stesso in opposizione alle stime oggettive probabilistiche; quindi si avranno alcune percezioni sottostimate, mentre altre verranno sovrastimate dal soggetto che vive l’insicurezza. La consapevolezza di sé, il sistema di pensiero intuitivo insieme al riconoscimento dei limiti personali sono elementi fondamentali per realizzare il processo di formazione dei giudizi il più possibile esente da inquinanti di natura irrazionale (ad esempio avere la convinzione che qualcosa sia pericoloso solo perché un familiare ce lo ha proiettato).

La paura

Un intero capitolo di Psicofisiologia degli eventi critici è dedicato alla paura, descritta come arcaico sistema di difesa per “evitare di metterci nei guai”. Tale emozione non ha solo una accezione negativa (es. il panico), ma anche positiva (elemento evolutivo, come ad esempio la paura dei serpenti o di un predatore che ci rincorre).

L’aspetto importante per fronteggiare la criticità è porsi la seguente domanda: “coma saperla gestire?”. Come si afferma nel testo:

il panico, infatti, è la negazione del libero arbitrio e della ragione. È semplicemente la vittima che di fronte al pericolo non sa più che fare e vede saltare ogni schema.

Gestire le proprie reazioni psicofisiologiche, l’aiuto della Psicologia

Un ulteriore aspetto interessante che gli autori propongono, o almeno che tranquillizza rispetto l’impotenza dell’evento subito, è la capacità di educare con l’esercizio psicologico l’istinto attacco-fuga-paralisi, per esempio attraverso modalità quali la respirazione e la consapevolezza. In tal modo migliora la probabilità di conseguenze sgradevoli o nefaste.

Consapevolezza di sé, concetti di vita e di morte

La lettura prosegue con i contributi sulla scienza della vittimologia e sui concetti di vita e di morte (attraverso i costrutti di Freud e Jung, rispettivamente Morte e Ombra); da questi si evince che “non è l’evento che crea l’emozione ma ciò che il soggetto pensa dell’evento”. Si sottolinea nuovamente l’importanza della conoscenza di sé e come questa passi anche attraverso il riconoscimento degli aspetti oscuri che ci appartengono.

Come gli esperimenti di Milgram e il concetto di “autoassoluzione” di Bandura, gli autori propongono che per giungere alla consapevolezza del proprio sé è fondamentale un aspetto che potrebbe essere rimosso, ossia che tutte le persone, anche quelle maggiormente “sane e pacifiche”, possono compiere atti malvagi, diventare cioè “cattivi”.

Tornando al concetto di paura, come sostiene Grossman:

la fobia umana universale si realizza quando è un altro essere umano a minacciare la nostra incolumità.

Da questa affermazione emerge quanto sia difficile accettare che un altro essere umano possa decidere della nostra vita o morte. Potere che ha il carnefice di fronte alla vittima.

Arnoul nel suo capitolo affronta il meccanismo dell’autodifesa; letto con interesse e ricco di spunti motivazionali, l’autore afferma come non solo la consapevolezza di sé, il lavoro psicologico, ma anche l’addestramento fisico è importante per gestire un evento critico.

In conclusione

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Lasciando progressivamente il piano teorico, gli autori conducono il lettore verso delle soluzioni pratiche e spendibili per affrontare gli eventi violenti.

In particolare, viene presentato il modello dello Stress Inoculation Training (SIT) come intervento per acquisire adeguate strategie di fronteggiamento dello stress. Tale modello di intervento si sviluppa nel tempo attraverso fasi specifiche che portano il soggetto a prendere conoscenza delle dimensioni del proprio agire fino ad acquisire maggiori strategie di coping utilizzabili qualora si debbano affrontare eventi critici. L’obiettivo del modello si raggiunge attraverso un training appositamente strutturato dove l’esercitazione graduale è un elemento caratterizzante.

Ancora, attraverso il percorso formativo attivante, denominato Psy-Sim e proposto dagli autori con l’aiuto di professionisti esperti, i partecipanti vengono inseriti in un contesto protetto in cui si esercitano per raggiungere la consapevolezza di sé, comprese le parti aggressive del sé poco razionalizzate. Come sostengono le autrici:

La funzione delle Psy-Sim è quella di riprodurre nel modo più dettagliato possibile uno spaccato di vita e di attivare quanto di dormiente è presente nelle persone. […] nulla va tralasciato […]”. Tra gli argomenti formativi si inseriscono l’hostage rescue e l’hostage survival.

Per gli addetti ai lavori, e per chi fosse interessato, a mio avviso il libro è un manuale utilizzabile da coloro che sono interessati agli eventi critici e a come vengono affrontati dall’essere umano.

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Bibliografia

  • Bertuzzi, E., Cornali, C., Bertoli, A. (2018). Psicofisiologia degli eventi critici. Manuale operativo: verso la consapevolezza del sé e dell’altro. Edra Editori
State of Mind © 2011-2018 Riproduzione riservata.
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