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La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico (2017) – Recensione del libro

La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico offre suggerimenti utili per l'intervento con le famiglie ricomposte con consigli pratici già per il primo contatto telefonico.

ID Articolo: 158303 - Pubblicato il: 10 ottobre 2018
La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico (2017) – Recensione del libro
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La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico è un testo a cura di Marcellino Vetere che ha lo scopo di aiutare i clinici nell’intervento con le famiglie ricomposte (famiglie create a seguito di separazioni o lutti), oggi sempre più numerose e con dinamiche e tematiche specifiche da affrontare in terapia.

 

Messaggio pubblicitario A partire da una mancanza si possono trovare soluzioni nuove. Mancanza di valori, modelli culturali, norme e codici sociali per le famiglie ricomposte (famiglie create a seguito di separazioni o lutti). Mancanza di interventi adeguati per i clinici. A partire da quello che non c’è si può iniziare a costruire. Per noi terapeuti significa progettare strumenti e tecniche da inserire nella famosa “cassetta degli attrezzi”; per i componenti delle famiglie ricomposte significa dare un senso alla propria storia e inquadrarla in un presente meno nebuloso.

Questo, come riportato da Marcellino Vetere in La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico, unisce clinici e pazienti nel percorso terapeutico familiare descritto nel volume.

La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico è un testo utile a colmare quel vuoto, per evitare la paralisi che sentiamo a seguito della sofferenza legata al senso di inadeguatezza e alla confusione. I colleghi ci aiutano a camminare, ci prendono la mano e ci accompagnano nel percorso per poter poi fare noi lo stesso con i genitori biologici e acquisiti che si presentano in studio.

Struttura e obiettivi del libro

Nel testo gli autori offrono suggerimenti già per il primo contatto telefonico e aggiungono uno strumento non molto comune per i libri: videoregistrazioni. Oltre al classico testo scritto si accede tramite web ad alcuni video dove i terapeuti ripropongono un caso clinico reale. Si restituisce così alla comunicazione non verbale il posto privilegiato che merita. Il libro La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico è innovazione in tutto e per tutto, utilizza canali comunicativi di questa generazione e parla di una realtà attualissima, di un cambiamento sociale in atto che è ormai impossibile non tenere in considerazione.

Nella famiglia ricomposta il contesto plurinucleare sembra centrale nelle problematiche di coppia o dei figli. Nel primo video questo è estremamente chiaro quando il terapeuta si alza dalla sedia e fa spostare la coppia (in terapia per un tradimento) davanti ad una lavagna quando percepisce che si sta parlando di precedenti matrimoni. Il collega, con i suoi pennarelli colorati, inizia a tracciare il complesso sistema familiare con il disegno genografico. La rappresentazione è necessaria poiché “di solito, le coppie, nel riportare il disagio che vivono, tenderebbero ognuno ad attribuirne la causa al carattere dell’altro e/o al diminuito amore. La rappresentazione grafica rende drammaticamente evidente quanta influenza possa essere, invece, attribuita al fatto che anche i rispettivi partner provengono da precedenti nuclei familiari o vanno a costruirne di nuovi.”

Il testo vuole sottolineare che il trattamento con le famiglie ricomposte si muove da basi completamente differenti rispetto ad una famiglia tradizionale. Come precisano gli autori la famiglia ricomposta è “seduta su una polveriera” e ha sulla testa una “spada di Damocle”. La famiglia tradizionale non ha alla base le ceneri della separazione e del lutto e non incombe, costante, il timore di una nuova rottura.

Materie quali la sociologia, la psicologia sociale e l’antropologia, a mio avviso, possono essere un supporto fondamentale in questo percorso di ricostruzione di una mancanza terapeutica sottovalutata. Parlare di famiglie ricomposte significa porre l’attenzione su argomenti come le rappresentazioni sociali, i miti, i pregiudizi, gli stereotipi e i riti di passaggio, che non possono essere sottovalutati.

Un aspetto importante: la gestione dei figli

Tra i vari punti che il libro La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico prende in considerazione sento di porre l’attenzione su un ultimo importante aspetto: la gestione dei figli. Qui, oltre ai classici problemi che possono avere i genitori biologici, abbiamo genitori acquisiti che hanno a che fare con la gestione di rapporti complessi e aspettative non chiare.

L’ambiguità di ruolo infatti è uno dei problemi maggiori in quanto, in Italia, da una parte non ci sono obblighi legali ma dall’altra le implicazioni emotive e la quotidianità dicono l’esatto opposto. Gli studi dimostrano che per le donne questa difficoltà è ancora più grande poiché “si chiede a queste donne (e queste chiedono a se stesse) di adempiere ad un compito paradossale: amare dei figli che non hanno partorito e non hanno visto crescere “come se” fossero propri senza però amarli troppo”. In aggiunta a questo anche i genitori acquisiti affrontano il dolore della perdita che si esplicita nella rinuncia alla propria libertà, intimità, quotidianità per essere inseriti, a volte, in una casa non propria in cui sentirsi un “ospite” e/o “intruso”.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Mentre leggevo il libro ho pensato che per il genitore acquisito (specialmente quello che non ha figli biologici) stare nella famiglia ricomposta, è come giocare ad uno sport di squadra senza assolutamente conoscerlo. Pensando ad un amico mi è venuto in mente il basket.

Ecco come la vedo. Vieni inserito in una squadra di basket. Sei stato preso e ne sei felice. Impaurito a tratti perché ti sbattono dentro senza libretto di istruzioni e, come accennato, tu non hai mai giocato. Palleggi, tiri la palla… ma poi non capisci perché l’arbitro fischia e fischia e dopo cinque falli, cavolo sono già cinque, sei espulso. Non avevi capito, per esempio, che non potevi toccare la mano del giocatore avversario quando era in possesso della palla. E se ci rifletti non sapevi nemmeno in che ruolo giocavi. E poi, mentre sei solo negli spogliatoi con le lacrime agli occhi, pensi che forse non sentivi nemmeno di appartenere a quella squadra… in quale eri effettivamente? Di che colore era la tua maglia?

Ma da tutta questa confusione si può uscire. Ce lo insegnano Vetere e colleghi. Basta cercare un buon allenatore che ti spieghi chi sei, che potenziale hai, il tuo ruolo, quello che puoi fare e ciò che è meglio evitare. E per illustrarti meglio e fare chiarezza inizia con strumenti semplici: lavagna e pennarello. E con quegli schemi le cose appaiono più chiare… sai dove sei collocato, a chi è meglio tirare la palla, sai chi effettivamente vuole giocare con te, sai quali sono le regole e tentativo dopo tentativo inizi a fare canestro.

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Bibliografia

  • Vetere, M. (2017). La sfida delle famiglie ricomposte. Un modello di intervento clinico. Alpes Italia
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