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Emozioni, funzioni, metacognizioni e biofeedback alla giornata di chiusura del congresso della European Association of Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT)

Parigi val bene una messa! E Hofmann, come Enrico IV di Borbone quando si convertì al cattolicesimo pur di salire sul trono di Francia, integra la sua osservanza beckiana con il funzionalismo di Hayes, il fondatore della Acceptance e Committment Therapy (ACT). Un’operazione politica?

ID Articolo: 157460 - Pubblicato il: 09 settembre 2018
Emozioni, funzioni, metacognizioni e biofeedback alla giornata di chiusura del congresso della European Association of Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT)
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L’ultimo giorno del 48esimo congresso della European Association of Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT) a Sofia inizia con una sessione plenaria di Stefan Hofmann dedicata alle emozioni. Hofmann sta compiendo un’operazione politica e scientifica al tempo stesso, una sorta di offerta di acquisto del dominio clinico della terapia cognitivo comportamentale.

Messaggio pubblicitario È chiaro che l’operazione conservativa di Salkovskis non potrà andare avanti all’infinito ed è altrettanto chiaro che nel campo cognitivo qualunque apertura ai processi relazionali è improponibile, per una serie di ragioni che abbiamo discusso altrove. In breve, il problema della scelta di privilegiare le componenti relazionali non è il cedimento identitario ma il cambio di rotta che presupporrebbe l’abbandono del patrimonio clinico cognitivo e comportamentale fondato sulla condivisione della formulazione del caso e non sulla gestione narrativa di una esplorazione terapeutica libera –fin troppo!- che fiorisce spontaneamente sul terreno della relazione terapeutica.

La soluzione è invece adottare definitivamente la svolta funzionalista, ed è quello che sta facendo Stefan Hofmann. Dopo avere combattuto Steven Hayes per anni in compagnia di Paul Salkovskis, e dopo averlo riaccolto l’anno scorso a Lubiana, Hofmann ha pubblicato proprio insieme a Hayes un libro manifesto chiamato Process-Based CBT: The Science and Core Clinical Competencies of Cognitive Behavioral Therapy col quale si candida a definire di nuovo il campo cognitivo comportamentale, uscendo dall’attuale crisi di crescita.

Messaggio pubblicitario Parigi val bene una messa! E Hofmann, come Enrico IV di Borbone quando si convertì al cattolicesimo pur di salire sul trono di Francia, integra la sua osservanza beckiana con il funzionalismo di Hayes, il fondatore della Acceptance e Committment Therapy (ACT).
Un’operazione politica? Certo, ma questo non significa automaticamente che l’aspetto scientifico debba essere debole; del resto Enrico IV fu un grande re. Valuteremo sulla lunga distanza il valore scientifico di Hofmann. Al momento però i segnali non sono buoni. Ieri Hofmann ci è parso arrabattarsi tra mille idee tradendo una tendenza all’eclettismo che finisce per danneggiare quello che è il migliore frutto di quel funzionalismo che Hofmann vorrebbe assorbire, la semplicità e la linearità della formulazione del caso. La presentazione di oggi sulle emozioni soffre dello stesso problema, mescolando ancora una volta funzionalismo, evoluzionismo (si, c’è anche questo) e cognitivismo classico in un minestrone pesantissimo da mandare giù e  che non ha nulla della leggerezza digeribile del vero funzionalismo. Vedremo.

Intanto un gruppo di giovani spagnoli dai nomi risonanti, Jesús Alonso-Vega, Víctor Estal-Muñoz, María Xesús Froxán-Parga, Miguel Núñez de Prado-Gordillo e Ricardo de Pascual-Verdú con il loro simposio un po’ giovanilmente pedante dal punto di vista teorico ma intrigante ci hanno voluto ricordare come la terapia cognitiva comportamentale, carica di compromessi strutturalisti, non abbia sempre saputo adottare in pieno la semplicità lineare dell’analisi funzionale, e questo può spiegare il sovraccarico teorico a cui sta andando incontro Hofmann. Un tema che è caro anche a noi.

EABCT 2018 - Simposio degli spagnoli

Simposio: The cognitive behavioral model in the 21st century: a critical analysis

Dopo Hofmann abbiamo ascoltato Hollon che ha parlato di depressione con una presentazione molto vieux style, una massa infinita di dati di efficacia che confermano che la terapia cognitivo comportamentale per i depressi funziona. Ringraziamo e lo sapevamo.

Tullio Scrimali - EABCT 2018

Tullio Scrimali – EABCT 2018

Nel pomeriggio siamo andati ad ascoltare i colleghi italiani Michele Procacci e Tullio Scrimali che hanno presentato i loro modelli, rispettivamente la terapia metacognitiva interpersonale e il biofeedback applicato alla terapia cognitiva. Procacci ha esplorato solo alcuni aspetti del suo complesso modello, ovvero il caso dei pazienti socialmente ritirati, confermando il metodo di lavoro suo e del suo mentore e padre fondatore della terapia metacognitiva interpersonale Antonio Semerari, ovvero un lavoro di minuziosa ricostruzione delle abilità metacognitive all’interno di una relazione terapeutica significativa. Sarebbe stato interessante riflettere su punti di contato e differenze tra eclettismo di Hofmann ed ecumenismo metacognitivo relazionale del modello di Semerari, ma per fare questo occorrerebbe una plenaria e giustamente Procacci si poneva un obiettivo più focalizzato. Ampio invece lo sguardo di Scrimali che ha illustrato il suo metodo in maniera più completa, confermandone l’interesse applicativo per le classi di pazienti soggetti alla disregolazione emotiva.

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Bibliografia

  • Hayes, Steven C., Hofmann, Steven C. (2018) Process-Based CBT: The Science and Core Clinical Competencies of Cognitive Behavioral Therapy. New Harbinger Publications, 2 gen 2018 – 480 pagine
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