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Alzheimer: obesità e invecchiamento in che modo contribuiscono all’insorgenza del morbo?

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza. Tra i principali fattori di rischio ritroviamo l'invecchiamento. Oltre a ciò, alcuni studi suggeriscono che anche l'obesità legata all’alimentazione possa essere collegata al suo manifestarsi aggravando gli effetti dell'invecchiamento.

ID Articolo: 156358 - Pubblicato il: 23 luglio 2018
Alzheimer: obesità e  invecchiamento in che modo contribuiscono all’insorgenza del morbo?
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Un nuovo studio sostiene che seguire una dieta ricca di grassi e ad alto contenuto di zuccheri che aumenta il rischio di obesità aggrava gli effetti dell’ invecchiamento sulle funzioni cerebrali e l’ invecchiamento gioca un ruolo nella progressione del morbo di Alzheimer

Lucia Marangia

 

Messaggio pubblicitario Il morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza, è un disturbo cerebrale progressivo che porta alla perdita delle funzioni cognitive e della memoria e provoca cambiamenti significativi nel comportamento.

L’ invecchiamento è un fattore di rischio significativo per la malattia. Oltre a ciò, precedenti studi hanno suggerito che anche l’ obesità legata all’alimentazione è collegata al suo manifestarsi.

Lo studio sperimentale

I ricercatori della Brock University in Ontario (Canada) hanno esaminato gli effetti sulla segnalazione di insulina (il processo che dice al corpo come usare gli zuccheri) di una dieta che porta all’ obesità e sui i marcatori dell’infiammazione e dello stress cellulare.

Questi fattori sono coinvolti nella progressione della malattia durante il processo di invecchiamento dei topi.

Nella ricerca, pubblicata su Psysiological Reports, un gruppo di topi ha ricevuto una dieta ricca di grassi e zuccheri, mentre un gruppo di controllo ha eseguito una dieta normale. I ricercatori hanno misurato i livelli di infiammazione e di stress cellulare degli animali nell’ippocampo, regione vicino al centro del cervello responsabile della memoria a lungo termine, e nella corteccia prefrontale, parte anteriore del cervello che supervisiona le funzioni cognitive, emozionali e comportamentali, dopo 13 settimane di dieta assegnata confrontando poi i risultati dei due gruppi.

Rispetto al gruppo di controllo, il gruppo che è stato sottoposto alla dieta ricca di zuccheri e grassi presentava marcatori significativamente più elevati di infiammazione, resistenza all’insulina e stress cellulare in aree dell’ippocampo coinvolte nella progressione del morbo di Alzheimer. La regione della corteccia prefrontale mostrava più segni di resistenza all’insulina, ma marcatori dell’infiammazione e dello stress cellulare non sembravano aver subito cambiamenti.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Secondo quanto sostenuto dai ricercatori, le differenze specifiche della regione tra la corteccia prefrontale e l’ippocampo in risposta all’ invecchiamento con una dieta ricca di zuccheri e grassi indicano che la patologia della malattia non è uniforme in tutto il cervello.

Anche i livelli di infiammazione del gruppo di controllo erano aumentati dopo l’esperimento rispetto alle letture di base.

Conclusioni

Sulla base dei risultati ottenuti, secondo i ricercatori è possibile confermare l’ipotesi secondo cui l’ invecchiamento da solo gioca un ruolo nella progressione del morbo di Alzheimer mentre l’ obesità sembra determinare un aggravamento degli effetti dell’ invecchiamento sulle funzioni cerebrali.

I ricercatori sostengono:

Tali risultati si uniscono alla nostra conoscenza di base dei percorsi coinvolti nella progressione precoce della patogenesi dell’Alzheimer e dimostrano gli effetti negativi di una dieta ricca di zuccheri e grassi sulle regioni della corteccia prefrontale e dell’ippocampo.

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