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Disprassia e disgrafia: quale correlazione?

Disprassia e Disgrafia sono problematiche che spesso si presentano in comorbidità. Alcune caratteristiche che contraddistinguono la disgrafia su base disprattica sono: lentezza, fluttuazione della performance, scarsa strutturazione delle lettere. Si ritrovano inoltre altre difficoltà prassico motorie.

ID Articolo: 156501 - Pubblicato il: 31 luglio 2018
Disprassia e disgrafia: quale correlazione?
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La disprassia ha un’incidenza del 5-6% nei bambini tra i 5 e gli 11 anni di età; nei bambini di 7 anni l’1,8% ha la diagnosi di disturbo dello sviluppo della coordinazione grave e il 3% di disturbo dello sviluppo della coordinazione probabile.

Luisana D’Alessandro – OPEN SCHOOL San Benedetto del Tronto

 

Secondo il DSM- 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) il
 termine disprassia può essere utilizzato per descrivere il quadro del disturbo 
dello sviluppo della coordinazione motoria, il cosiddetto DCD (Developmental coordination disorder).

I criteri diagnostici sono:

  • L’acquisizione e delle abilità motorie coordinate risultano notevolmente inferiori rispetto a quanto atteso considerando l’età cronologica dell’individuo e l’opportunità che ha avuto di apprendere ed utilizzare tali abilità. Le difficoltà si manifestano in goffaggine (per es. cadere o battere contro oggetti) così come imprecisione nello svolgimento delle attività motorie (ad es. afferrare un oggetto, usare forbici o posate, scrivere a mano, guidare la bicicletta o partecipare attività sportive)
  • Il deficit delle abilità motorie indicate nel criterio A interferisce in modo significativo e persistente con le attività della vita quotidiana adeguate all’età cronologica (per es. nella cura e nel mantenimento di sé) e ha un impatto sulla produttività scolastica, sulle attività pre-professionali e professionali, sul tempo libero e sul gioco)
  • L’esordio dei sintomi avviene nel primo periodo dello sviluppo (non viene di solito diagnosticato prima dei 5 anni di età)
  • I deficit delle abilità motorie non sono meglio spiegati da disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo) o da deficit visivo e non sono attribuibili ad una condizione neurologica che influenza il movimento (per es. paralisi cerebrale, distrofia muscolare, disturbo degenerativo)

Alcuni bambini mostrano un’attività aggiuntiva, di solito repressa, come movimenti coreiformi del bacino o movimenti speculari. Questi movimenti “parassitari” vengono considerati come immaturità del neurosviluppo o segni neurologici lievi piuttosto che anomalie neurologiche.

Disprassia: caratteristiche e fattori di rischio

Messaggio pubblicitario La disprassia ha un’incidenza del 5-6% nei bambini tra i 5 e gli 11 anni di età (nei bambini di 7 anni l’1,8% ha la diagnosi di disturbo dello sviluppo della coordinazione grave e il 3% di disturbo dello sviluppo della coordinazione probabile).

I maschi sono più colpiti rispetto alle femmine con un rapporto maschio/ femmina tra 2:1 e 7:1.

Il decorso è variabile ma stabile fino ad 1 anno di follow up; in adolescenza possono presentarsi miglioramenti, ma i sintomi permangono nel 50-60% dei soggetti.

I fattori di rischio della disprassia sono classificati in ambientali, genetici e modificatori del decorso. Tra i fattori ambientali sono annoverati l’esposizione prenatale all’alcol e il parto prematuro, con basso peso dei bambini alla nascita. Per i fattori genetici sono state ipotizzate disfunzioni cerebellari, ma le basi neuronali del disturbo rimangono poco chiare. Inoltre, gli individui con Disturbo da deficit di attenzione/ iperattività (ADHD/ DDAI) e disturbo della coordinazione motoria mostrano una maggior compromissione rispetto agli individui con DDAI senza disturbo dello sviluppo della coordinazione motoria (modificatori del decorso). Infine, spesso vengono riscontrati problemi durante la gravidanza o al parto ed un’alta incidenza della disprassia, come già accennato, nei bambini prematuri e/o a basso peso alla nascita.

Conseguenze funzionali

Le conseguenze funzionali associate alla disprassia possono essere:

  • Ridotta partecipazione a giochi di squadra e attività sportive
  • Scarsa autostima e valutazione di sé
  • Problemi emotivi e del comportamento
  • Rendimento scolastico compromesso
  • Scarsa forma fisica
  • Ridotta attività fisica e obesità

A tal proposito va fatta un’attenta diagnosi differenziale escludendo una compromissione dovuta ad un’altra condizione medica generale, oppure a disabilità intellettiva, DDAI, disturbo dello spettro dell’autistico o sindrome da ipermobilità articolare.

È bene ricordare inoltre che la disprassia si presenta spesso in comorbilità con disturbi del linguaggio e dell’eloquio, disturbi specifici dell’apprendimento, disturbo dello spettro autistico e con ipermobilità

La disprassia secondo la classificazione dell’ICD-10

L’ ICD-10 (International Classification of Diseas) inserisce la disprassia fra i Disturbi Evolutivi Specifici della Funzione Motoria (DESFM).

La prassia viene definita come “un movimento intenzionale compiuto con
 destrezza” (Sabbadini, 2005), la disprassia si presenta dunque come un “disturbo dell’esecuzione di un’azione intenzionale” e più in particolare come la “difficoltà a rappresentarsi, programmare, ed eseguire movimenti intenzionali in serie o in sequenza, finalizzati al raggiungimento di un preciso scopo ed obiettivo”.

I soggetti disprattici non riescono ad acquisire e quindi ad automatizzare movimenti intenzionali finalizzati al raggiungimento di specifici obiettivi predefiniti e necessitano di pensare alla pianificazione dei movimenti (Sabbadini, 2005).

Nello stesso bambino è possibile riscontrare una o più tipologie di disprassia, di cui una tipologia è preminente rispetto ad altre. Si può avere: disprassia verbale, orale, dell’abbigliamento, degli arti superiori, della scrittura, di
sguardo, della marcia, del disegno, costruttiva.

Ne derivano le varie difficoltà nelle attività della vita quotidiana, (vestirsi, svestirsi, allacciarsi e slacciarsi le scarpe), l’usare gesti espressivi per comunicare particolari stati d’animo o veri e propri deficit durante le attività scolastiche.

Tra le varie problematiche che si possono incontrare in ambito scolastico, analizzeremo le difficoltà di scrittura, mettendo in evidenza la correlazione esistente tra disprassia e disgrafia.

Perchè la disprassia viene definita anche come disturbo dell’integrazione neurosensoriale?

Interessante, è il fatto che la disprassia è stata definita già molti anni fa come disturbo dell’integrazione neurosensoriale, in particolare negli aspetti visivi e tattili, interpretabile in tal senso come possibile componente eziologica (Ayres, 1972; Dewey & Kaplan, 1994; Dunn et al, 1986).

I bambini disprattici, sin dal primo anno di vita, risultano molto sensibili al tatto, alla luce, a rumori intensi e spesso presentano difficoltà alimentari in quanto sono molto selettivi nel tipo di alimentazione.

Disprassia e Disgrafia

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La scrittura è una prassi complessa, ovvero un atto motorio finalizzato all’uso di un oggetto (penna, matita, etc.). Scrivere, richiede un input, ossia una rappresentazione mentale dell’attività, una processazione e una programmazione dell’azione con successiva esecuzione e verifica; il tutto è regolato dal sistema attentivo esecutivo.

La disprassia si trova spesso in comorbidità con la disgrafia, ma le disgrafie non derivano necessariamente da una disprassia (Mazeau, 2005).

La disgrafia, definita nel DSM-5 come “perdita di espressione scritta”, 
è un disturbo specifico dell’apprendimento, correlato alla difficoltà di riprodurre graficamente segni numerici ed alfabetici. La scrittura risulta deficitaria per velocità, leggibilità e qualità della grafia.

Di seguito analizzeremo alcune caratteristiche che contraddistinguono la disgrafia su base disprattica: la lentezza, la fluttuazione della performance e la scarsa strutturazione delle lettere (Mazeau, 2016).

  • La lentezza nella scrittura, con impossibilità a velocizzare, è sintomo della mancata automatizzazione della scrittura
  • Nella fluttuazione della performance, il bambino realizza la stessa lettera in modi diversi a seconda del contesto grafico e dei momenti e mette in pratica modi diversi di indovinare e sbagliare
  • Ultima caratteristica è la scarsa strutturazione delle lettere, le quali vengono realizzate per tratti con un aggravamento del disturbo nel corsivo

Nessuno di questi segni, preso in maniera isolata, è sufficiente a fare una diagnosi; la presenza di un disturbo o di un ritardo delle competenze grafiche significativo, va attestato con test standardizzati e con una diagnosi differenziale (Mazeau, 2008). Accertata la disprassia il bambino verrà preso in carico per eventuale trattamento della disgrafia.

Ora, invece, ci concentreremo sulle difficoltà prassico motorie che si ripercuotono sulla disgrafia. Un bambino con disprassia, incontra delle difficoltà nell’equilibrio, nell’oculomozione, nell’organizzazione degli arti superiori, delle mani e delle dita. A tali difficoltà si associano deficit nelle abilità sequenziali, grafico-motorie e manuali.

  • Le difficoltà nell’equilibrio e nei movimenti delle mani e delle dita, si ripercuotono sulla scrittura, in quanto determinano una postura non ergonomica con eccessiva vicinanza al foglio, poca fluidità e rigidità del polso, accompagnati dalla errata impugnatura dello strumento grafico e dalla difficoltà di separazione delle dita
  • L’oculomozione è importante nel momento in cui il bambino deve copiare dalla lavagna, gestire lo spazio e l’andare a capo sulle righe del foglio
  • Le abilità sequenziali, grafico-motorie e manuali, determinano difficoltà nell’orientamento sinistra-destra, inversione dei grafemi e continue interruzioni del tratto grafico con una scrittura dismetrica, poco o troppo marcata. Il bambino disprattico incontra notevoli difficoltà nel tagliare a causa dell’impugnatura sbagliata delle forbici (Pratelli, 1995)

Tale correlazione tra disprassia e disgrafia è riconosciuta da tempo in lavori di ricerca a livello internazionale e nazionale, ma le difficoltà su base prassico motorie sono correlate anche ad altri disturbi dell’apprendimento (Sabbadini, 2016).

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Bibliografia

  • Huron, C. (2014). Il bambino disprassico. Erickson.
  • Mazeau, M. (2015). Disprassia e apprendimento. Erickson.
  • Pratelli, M. (1995). Disgrafia e recupero delle difficoltà grafomotorie. Erickson
  • Sabbadini, L. (2005). La disprassia in età evolutiva: criteri di valutazione ed intervento. Springer.
  • Sabbadini, L. Libretto AIDEE ONLUS-La disprassia in età evolutiva…questa sconosciuta. DOWNLOAD

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