Identity Report: l’ identità tra concettualizzazioni teoriche a confronto, dati di ricerca, psicopatologia e intervento clinico – Report dal convegno di Roma, 25 Maggio 2018

L'identità è un concetto che si presta a una molteplicità di rappresentazioni, con ricadute in ambito sia di ricerca che di intervento clinico. Il convegno Identity Report è stato occasione di confronto e di scambio tra esperti sul tema identità.

ID Articolo: 155350 - Pubblicato il: 01 giugno 2018
Identity Report: l’ identità tra concettualizzazioni teoriche a confronto, dati di ricerca, psicopatologia e intervento clinico – Report dal convegno di Roma, 25 Maggio 2018
Messaggio pubblicitario SFU BANNE MAGISTRALE 2018-03
Condividi

Di cosa parliamo quando parliamo di identità? Si tratta di un concetto che si presta a una molteplicità di rappresentazioni, le quali hanno un’ampia gamma di ricadute in ambito sia di ricerca che di intervento clinico.

 

Il convegno Identity Report tenutosi a Roma lo scorso venerdì 25 maggio presso l’Università LUMSA, organizzato dal Consorzio universitario Humanitas, è stato occasione di confronto e di scambio, presentando alcuni contributi sul tema provenienti da studiosi afferenti a differenti aree di indagine.

Identity Report: la ricerca sul tema identità

Messaggio pubblicitario Le relazioni della prima parte della mattinata, dopo il saluto di apertura da parte del rettore dell’Università LUMSA Francesco Bonini, circoscrivono il tema in esame attraverso contributi forniti dalla ricerca.

L’intervento iniziale del convegno Identity Report, del prof. Santino Gaudio, ricercatore presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università Svedese di Uppsala, prende in esame la rilevanza che i processi corporei hanno nella definizione dell’ identità; vengono presentati i risultati di alcuni studi volti ad indagare l’esistenza di una correlazione tra caratteristiche neurobiologiche e insorgenza e mantenimento dei disturbi alimentari. Alcune ricerche mettono in evidenza come le donne, rispetto agli uomini, avvertano le critiche al proprio aspetto fisico in termini di minaccia alla propria percezione di identità (come si evince dalle aree cerebrali attivate).

La relazione a seguire del prof. Cristiano Castelfranchi mette a fuoco il tema dell’ identità intesa come rappresentazione del sé nel mondo; viene preso in esame il concetto di appartenenza: l’appartenere ad un determinato gruppo ci induce a conformare il nostro comportamento a determinate aspettative. Ciò costituisce una pratica identitaria nella misura in cui ci permette di riconoscerci come facenti parte di una specifica categoria.

Nel terzo intervento del convegno Identity Report il prof. Domenico Parisi illustra gli esperimenti che conduce insieme al proprio gruppo di ricerca presso il CNR di Roma; le ricerche hanno per obiettivo lo studio di funzioni mentali identitarie di natura elementare e si avvalgono dell’utilizzo di robot in grado di compiere comportamenti esplorativi e comportamenti finalizzati al raggiungimento di uno scopo.

Idenity Report: identità in ambito clinico

Gli interventi della seconda parte della mattinata del convegno Identity Report si situano in ambito clinico, mettendo a fuoco l’impatto esercitato sul senso dell’identità personale dalla presenza di conflitti intrapsichici, le declinazioni dell’identità osservabili nell’ambito dei disturbi di personalità e le invalidazioni dell’identità che possono fare da substrato all’insorgenza di episodi deliranti.

Il prof. Mancini incentra la propria relazione sui conflitti intrapsichici che minano il senso dell’identità; la coscienza, intesa come consapevolezza critica del conflitto, rappresenta una forma di integrazione rispetto alle istanze in gioco nel conflitto.

Possiamo distinguere i seguenti tipi di conflitto:

  • oscillazioni tra stati mentali diversi e separati non rappresentati nello stesso contesto mentale di scelta;
  • oscillazioni all’interno dello stesso contesto mentale di scelta – conflitti pratici, cedimenti alle tentazioni.

Nel caso di oscillazioni tra stati mentali diversi e separati, maggiore è l’importanza e l’urgenza degli scopi attivi, maggiore è la focalizzazione sull’obiettivo perseguito e la defocalizzazione di obiettivi in competizione; ciò rende più difficile costruire un prospetto di scelta in cui si tenga conto delle opinioni in contrasto.

Viene riportato, a titolo di esempio, il caso di una paziente che oscilla costantemente tra il desiderio di costruire una relazione e il desiderio di salvaguardare la propria autonomia. Quando è impegnata nella costruzione di una relazione affettiva stabile è talmente dedita a questo scopo da trascurare totalmente il bisogno opposto e complementare, cioè quello dell’autonomia, fino a realizzare di aver investito troppo nella relazione, cosa che la porta a investire nel recupero dell’autonomia perdendo di vista lo scopo opposto della stabilità affettiva.

In questo tipo di conflitto si osserva un fenomeno denominato framing: quando un evento è valutato nel dominio delle perdite ha un valore doppio di quanto ne ha se è valutato nel dominio dei guadagni; la stessa persona può valutare lo stesso evento nel dominio delle perdite e, alternativamente, in quello dei guadagni.

Ad esempio, quando la paziente è impegnata nella relazione, confronta stabilità affettiva e libertà, minimizzando gli aspetti negativi della libertà che le risultano, invece, evidenti quando la riconquista. Quando è single desidera rapporti affettivi stabili, ma non considera i momenti di noia della relazione; ciò facilita il ripetersi delle oscillazioni.

Nel caso, invece, di oscillazioni all’interno dello stesso stato mentale, osserviamo conflitti del tipo “cedimento alle tentazioni”, ad esempio quando siamo in conflitto sull’aderire alla dieta o mangiare qualcosa che ci piace. Il cedimento alle tentazioni è spiegato dal fenomeno del temporal discounting, per il quale il valore soggettivo di un oggetto o di un evento aumenta in modo iperbolico con la vicinanza: più qualcosa è vicino nel tempo, facendo balenare la prospettiva di una soddisfazione immediata, più appare attraente, anche se compromette obiettivi desiderabili nel medio-lungo termine.

La prof.ssa Manca presenta, nel proprio contributo, l’ identità intesa, secondo la definizione di Mosticoni, come una classe di risposte (oggetti, aggettivi, esperienze, eventi, azioni) che ha una duplice funzione:

  • rendere costante la percezione e la memoria di sé nel tempo (identità diacronica);
  • rendere costante la percezione di sé nel confronto con altri oggetti o individui (identità sincronica).

Il concetto di identità è sovrapponibile ai concetti di autodeterminazione, autonomia decisionale e agentività: tutto ciò che permette riconoscimento delle azioni compiute come proprie, non sollecitate da pressioni esterne.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA In questo quadro vengono declinate le variazioni di natura psicopatologica cui il processo di definizione dell’ identità può andare incontro nell’insorgenza di disturbi di personalità; viene, inoltre, prospettato come strutturare l’intervento clinico, ponendo l’accento sull’importanza di definire il frame, la cornice entro cui sviluppare strategicamente tutta la terapia e di procedere con lentezza, perché il cambiamento, per quanto desiderabile, può essere visto, dal paziente, come una modificazione strutturale del proprio sé, del proprio modo di essere, cambiamento da cui si difende.

Il convegno Identity Report continua con il prof. Lorenzini che indaga il fenomeno delirante come estrema difesa da un’invalidazione gravissima del senso di identità; il delirio, nella sua insensatezza e irrealtà, ha un senso rispetto agli eventi di vita che ne hanno scatenato l’insorgenza.

Per andare ad operare sul delirio è importante accogliere la sofferenza senza colludere, creare una buona alleanza terapeutica e non attaccare il delirio, aiutando il soggetto a riprendere il contatto con la realtà, realtà fonte di dolore dalla quale egli cerca disperatamente di difendersi, attraverso interventi di ristrutturazione cognitiva che hanno il fine ultimo di aiutare il soggetto a riformulare il proprio progetto esistenziale, ricentrandosi sui propri bisogni e desideri.

Le relazioni pomeridiane approfondiscono ulteriormente i nessi esistenti tra identità ed empatia (prof. Giambattista Presti), facendo riferimento all’Acceptance and Commitment Therapy; empatia e autodeterminazione (prof. Rosario Capo); identità e significato personale (prof. Maurizio Dodet), avvalendosi dei contributi di Varela sull’autopoiesi.

Il convegno Identity Report si conclude con l’intervento del prof. Armando Cotugno che riprende il tema dell’ identità e dell’immagine corporea nei disturbi alimentari, trattato nella relazione di apertura dal punto di vista delle neuroscienze, e lo affronta da un punto di vista squisitamente clinico.

In conclusione, l’ identità nelle sue molteplici rappresentazioni costituisce una chiave di lettura fondamentale per comprendere l’agire umano e per strutturare interventi di natura terapeutica.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 5,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

Identità sociale complessa: quando la multiculturalità porta al benessere psicologico

Identità sociali complesse e benessere: le correlazioni

Esiste una relazione diretta fra identità sociale complessa e benessere percepito, purché nessuna sottounità dell' identità sociale sia oggetto di stigma
State of Mind © 2011-2018 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario DEFAULT SU NETWORK FORMAZIONE
Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA 2 - footer right

Messaggio pubblicitario

Università e centri di ricerca