Conferenza Internazionale sull’Educazione Cognitivo Affettiva. Roma 26 e 27 maggio

La tradizione dell’educazione cognitivo affettiva, in soggetti autistici, mira ad una crescita graduale delle capacità di comprendere se stessi e gli altri per compiere delle scelte in linea con i propri scopi e valori. Tra i nuovi strumenti che vanno in questa direzione il CAT-Kit.

ID Articolo: 155389 - Pubblicato il: 04 giugno 2018
Conferenza Internazionale sull’Educazione Cognitivo Affettiva. Roma 26 e 27 maggio
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Davide Moscone, psicoterapeuta e Presidente di Spazio Asperger, e David Vagni, fisico, psicologo e ricercatore, introducono questo workshop raccontando come è nato l’interesse per il CAT-Kit e più in generale l’importanza dell’educazione cognitivo affettiva all’interno dei percorsi terapeutici rivolti alla popolazione affetta da disturbi dello spettro autistico

 

Messaggio pubblicitario A differenza degli approcci puramente comportamentali basati sulla pliance (ubbidienza), tutta la tradizione dell’educazione cognitivo affettiva si basa sul principio del tracking (seguire le tracce), è cioè rivolta a stimolare la comprensione delle conseguenze naturali e non arbitrarie dei propri comportamenti e non ha come obiettivo immediato il comportamento atteso ma una crescita graduale delle capacità di comprendere se stessi e gli altri per poter compiere delle scelte in linea con i propri scopi e valori.

Dopo un necessario approfondimento sulla natura delle emozioni con un accento all’importanza di esse come nuclei di generalizzazione del comportamento, Vagni approfondisce i temi della motivazione e dei rinforzi per evidenziare quanto sia importante uscire da una logica strettamente comportamentista nell’insegnamento di abilità sociali, laddove le risposte rapide e automatiche generate da un apprendimento stimolo-risposta si scontrano con la complessità delle richieste provenienti dal mondo sociale.

Disturbi dello spettro autistico: nuove tecnologie e possibilità di trattamento

Giovanni Pioggia, ingegnere presso il CNR di Messina, ci presenta le potenzialità dell’impiego dei robot nei percorsi riabilitativi rivolti a bambini con disturbi dello sviluppo. In particolare l’interazione tra persone con disturbi dello spettro autistico (ASD) e robot è stata testata con un gran numero di modelli robotici e ha mostrato vantaggi in diverse sfere: comportamenti sociali, attenzione condivisa, imitazione, linguaggio e comportamenti ripetitivi.

A Messina i robot sono in uso presso l’HOME-LAB, un insieme di strutture che simulano l’ambiente domestico, per ridurre i vissuti ansiogeni elicitati dagli ambienti ospedalieri e per riprodurre il più fedelmente possibile le relazioni interne all’ecosistema familiare, così da rendere più significativo un percorso diagnostico e più sostenibile un intervento terapeutico.

Dopo la pausa caffè Davide Moscone prende nuovamente in mano il microfono per illustrarci alcuni strumenti utili nel trattamento della depressione e del disturbo ossessivo-compulsivo in persone affette da disturbi dello spettro autistico: Il Mio Scudo e la Mia Bussola. Il primo è volto a incrementare le capacità di resilienza mentre il secondo vuole sostenere la motivazione, indispensabile in qualsiasi percorso di trattamento e in particolare nella cura del DOC che può presentare, in un primo momento, costi emotivi difficili da sostenere.

L’esperienza italiana: alcuni casi di successo

Nell’arco delle due giornate del workshop 4 poster danno spazio al racconto di alcune esperienze italiane di successo nell’ambito delle iniziative a favore della popolazione autistica.

Giulia Cavallo, tutor dell’apprendimento, e Manuela Ciallella, prossima alla laurea in psicologia, occupano lo spazio del primo poster del congresso e ci raccontano la nascita della loro associazione, AltaMente differente, che ha come obiettivo la diffusione della cultura della neurodiversità, intesa come un concetto neutro che, a seconda delle situazioni, può far emergere difficoltà, opportunità o talento. L’Officina Pedagogica di AltaMente Differente si dedica a diverse attività che sono esempi di impiego dell’Educazione Cognitivo Affettiva.

Il secondo poster che chiude la mattinata è dedicato alla visione del cortometraggio Il Re del Mercato realizzato dalla Fondazione ARES per sensibilizzare i bambini, compagni di scuola o fratelli, alla conoscenza delle caratteristiche del funzionamento autistico.

CAT-Kit (Cognitive Affecctive Training Kit): uno nuovo strumento per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico

Dopo pranzo prendono parola le psicologhe danesi Kirsten Callen e Annette Moller Nielsen che hanno collaborato insieme al collega Tony Attwood all’ideazione del CAT-Kit (Cognitive Affective Training Kit), uno strumento operativo che ha le proprie radici nella CBT (Cognitive Behavior Therapy) ed è rivolto soprattutto a bambini e giovani ragazzi che mostrano difficoltà nella comunicazione e nella gestione delle emozioni.

Le autrici ci guidano all’uso dello strumento CAT-Kit attraverso esercitazioni pratiche utilizzando la versione App che, ultimamente, si è aggiunta come alternativa al materiale cartaceo diffuso già da diversi anni e il cui adattamento italiano è stato curato proprio da Davide Moscone.

Obiettivo principale dello strumento non è il cambiamento comportamentale ma l’aumento nell’individuo della consapevolezza di sé, dei propri processi mentali ed emotivi e diverse sono le risorse all’interno del CAT-Kit che promuovono tali obiettivi. Gli strumenti di automonitoraggio (per es. La Ruota e Il Misuratore) hanno lo scopo di aumentare la conoscenza di sé, delle proprie parti, dei propri pensieri e vissuti emotivi, mentre strumenti come Il Giorno, La Settimana e L’Anno forniscono un supporto visivo per la prevedibilità degli eventi e la gestione dell’ansia spesso associata al cambiamento.

La creatività del clinico rende comunque il CAT-Kit, come ogni altro strumento, adattabile a diversi obiettivi terapeutici e poter vedere le autrici operare con lo strumento ha il valore aggiunto di poter fare esperienza della flessibilità di uno strumento che, di primo impatto, potrebbe invece apparire rigido.

Seconda giornata: nuovi strumenti ed esempi per una migliore educazione cognitivo affettiva

Kirsten Callen inaugura la seconda giornata formativa mostrandoci le ultime risorse contenute nella CAT Web-App e diventa così sempre più evidente che si tratta di uno strumento di educazione affettiva la cui applicazione può essere estesa non solo a bambini affetti da disturbi dello spettro autistico ma a tutta la popolazione, con l’intenzione di promuovere autoconsapevolezza e migliorare la comprensione della circolarità tra pensieri, emozioni e comportamenti.

Annette Moller Nielsen ci presenta a seguire il programma Aktoren, sviluppato con il collega Gun Iversen, rivolto ai bambini dai 6 ai 12 anni destinato ad aumentare le competenze sociali. Grande enfasi è data all’apprendimento basato sull’esperienza all’interno di un background teorico di chiara derivazione cognitivo-comportamentale. I contenuti del programma riguardano anche in questo caso l’esplorazione delle emozioni, la consapevolezza del proprio sistema sensoriale, l’individuazione di qualità e talenti personali, obiettivi perseguiti attraverso canali multimediali, esperimenti, illustrazioni e giochi di gruppo e condivisi con genitori e insegnanti.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Dopo pranzo è il momento di altri due poster, il primo presentato da Enza Giarratano, insegnante specializzata nel sostegno che ha realizzato un progetto laboratoriale con l’obiettivo principale di realizzare un’effettiva inclusione scolastica prima ancora che di raggiungere gli obiettivi di espressione e alfabetizzazione emotiva.

Il secondo poster è illustrato da Lisa Costagliola e Francesco Bianco e dedicato al Progetto Stravedo, con l’obiettivo di fornire materiali utili, belli e in italiano e favorire la partecipazione dei non professionisti in interazioni di gioco e quindi in relazioni motivanti ed educative.

Un video mostra l’impiego nel contesto di una classe materna delle CAAnzoncine: materiali cartacei che facilitano il coinvolgimento dei bambini che prediligono il canale visivo all’interno delle attività di canto così diffuse nelle routine scolastiche in questa fascia di età.

È poi nuovamente il turno di Kirsten Callen che torna al tema del trauma solo accennato in mattinata, evidenziando i trattamenti più efficaci nel trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD), spesso presente in comorbidità nella popolazione autistica e mostrando gli effetti neurobiologici del trauma sul cervello.

Questa ricca esperienza formativa si chiude nel migliore dei modi, con un po’ di pratica con la CAT Web-App applicata a casi clinici presentati dai partecipanti.

Un convegno interessante che arricchisce di un altro strumento operativo il bagaglio di risorse a cui il professionista può attingere per comprendere e aiutare i propri pazienti.

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