Vincere la dipendenza (2018) di Judson Brewer – Recensione del libro

In 'Vincere la dipendenza', Judson Brewer, psichiatra presso l'Università di Medicina del Massachiussets, illustra come attraverso la mindfulness si possono affrontarre le dipendenze ed i processi sottostanti come il craving.

ID Articolo: 155212 - Pubblicato il: 29 maggio 2018
Vincere la dipendenza (2018) di Judson Brewer – Recensione del libro
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Vincere la dipendenza offre un percorso guidato, fondato scientificamente da numerosi studi, per vincere le cattive abitudini in cui tutti possiamo cadere, imparando ad essere consapevoli e attenti.

 

Nella prefazione di Jon Kabat – Zinn, a cui siamo debitori del metodo mindfulness, ci viene ricordato che siamo alla costante ricerca di un metodo per la salvezza fuori di noi, ma che è dentro il nostro essere che dobbiamo ricercare quella completezza e unicità che possono permetterci di trascendere il dolore e la frustrazione del vivere quotidiano.

Vincere la dipendenza : il craving trattabile con la mindfulness

Messaggio pubblicitario L’autore si pone proprio questo nobile scopo: offrire un percorso guidato per “intraprendere un viaggio all’interno della mente” e arrivare così alla completezza dell’essere, vivendo lontani da qualsiasi dipendenza.

Secondo Judson Brewer – psichiatra con una lunga esperienza nel campo delle dipendenze e direttore del Laboratorio di Neuroscienze Terapeutiche presso il “Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society” dell’Università di Medicina del Massachusetts – le dipendenze derivano da uno stato mentale, il “craving”, traducibile con un intenso desiderio rivolto verso un oggetto che ostacola la nostra innata capacità al cambiamento.

Il concetto di craving non è una novità. Questo tipo di desiderio è presente, come causa di sofferenza e infelicità, già da secoli negli insegnamenti del buddismo.

Uno dei pregi del libro Vincere la dipendenza, evidente fin dalle prime pagine, è la capacità dell’autore di far incontrare la scienza occidentale con i dettami della filosofia buddista. Il risultato di questa unione olistica è la mindfulness, una pratica di meditazione formale e uno stile di vita che l’autore utilizza e studia da vent’anni come trattamento del craving.

Il segreto del metodo illustrato da Brewer è prestare attenzione. Essere consapevoli del nostro funzionamento e del nostro reagire alle esperienze dolorose è il primo passo per arrivare ad un reale stato di benessere.

Craving: arriva quando ci convinciamo di non farcela

Nel manuale Vincere la dipendenza viene mostrato come, quando non ci sentiamo bene, invece di affrontare la radice del problema, tendiamo a cadere in un bias (l’errore cognitivo) che ci convince che la soluzione reale non sia alla nostra portata e che abbiamo assolutamente bisogno di qualcosa che ci consoli.

In questa prospettiva, poco importa se l’oggetto consolatorio è un gelato, una sigaretta o un like su Instagram, il meccanismo alla base è sempre lo stesso: il craving. Questo modello, in cui impariamo ad associare lo stare bene a una ricompensa è quello dell’apprendimento studiato a partire dagli anni ’50 grazie all’opera di B.F. Skinner. Più ricerchiamo l’oggetto, più rinforziamo il nostro bisogno dell’oggetto e quindi la dipendenza da esso. Il problema, nel medio termine, è che la ricompensa ha un effetto benefico solo momentaneo e che per fare in modo che il desiderio rimanga soddisfatto, dobbiamo continuamente ricercare l’oggetto consolatorio, rinforzando, ovvero rendendo più forte, il craving. Sul lungo periodo la ricerca della ricompensa non si basa nemmeno più sull’ottenimento di un benessere, ma sull’evitamento del malessere che la sua assenza ormai causa. A lungo termine avremo aggiunto al problema reale, la dipendenza dalla strategia utilizzata per evitarlo.

Ciò che rende diverso Vincere la dipendenza dagli altri manuali di aiuto per le dipendenze, è che non opera insegnando a reprimere questi desideri, promuovendo una presunta forza di volontà o la prospettiva di una diversa ricompensa, sempre momentanea, ma illustra come arrivare a un cambiamento stabile attraverso la consapevolezza del qui ed ora.

Dipendenze: la mindfulness per relazionarsi con se stessi diversamente

Grazie alla pratica mindfulness quello che viene proposto è un nuovo modo di relazionarsi con se stessi. Vincere la dipendenza non affronta solo le dipendenze “classiche” come le sostanze stupefacenti, l’alcol, il fumo o il cibo. L’autore ci mostra come anche la relazione con gli altri, il rapporto con noi stessi, l’amore o addirittura il pensiero possono causare assuefazione.

Il tono non è mai accademico. Brewer parte sempre dalla sua prospettiva personale. Il libro è costellato, infatti, di esempi aneddotici legati alle difficoltà, alle crisi, alle delusioni e alle cadute in qualche forma di dipendenza che l’autore ha incontrato nel corso della vita e di come è stato possibile superarli, cambiando prospettiva e diventando più consapevole di quello che stava succedendo.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Vincere la dipendenza è divisa in più parti. Si inizia con la spiegazione di come si instaura il craving e il percorso di ricerca scientifica che ha portato l’autore a perfezionare il suo modello terapeutico e di auto-aiuto. Prosegue con con l’approfondimento di diversi tipi di situazioni e modi di essere alla base della dipendenza: l’uso della tecnologia, l’egoismo, le relazioni, perfino sognare ad occhi aperti, per esempio, possono tutte condurre alla dipendenza.

Mindfulness: con la gentilezza disinteressata ci prendiamo cura di noi

Il manuale prosegue con spiegazioni approfondite e consigli tecnici su come migliorare le pratiche meditative. Viene anche approfondito il metodo del surfing che permette di “cavalcare l’onda” del craving e tornare in uno stato mentale non desiderante e di flow, concetto a cavallo tra fisiologia e psicologia che si basa sul lavoro dello psicologo ungherese CsÍkszentmihályi e che è al centro degli insegnamenti buddisti. Il flow è uno stato di coscienza profonda dato dall’essere completamente coinvolti in un’esperienza. Viene promossa, poi, la pratica della gentilezza disinteressata, fare il bene per il bene stesso e non per ottenere una qualche ricompensa, che secondo le evidenze scientifiche non fa stare solo bene e in armonia con gli altri, ma costituisce uno dei modo più efficaci di modificare la mente.

Infine, viene spiegato come allenare la propria resilienza, ovvero l’abilità di riprendersi in modo adattivo dalle difficoltà. Vincere la dipendenza si conclude con un appendice dedicata alla valutazione della personalità, con tanto di test, che Brewer e i suoi ricercatori utilizzano per individuare i tipi di personalità in relazione al modo di vivere le esperienze.

Tra i numerosi pregi di quest’opera vi è quello di approfondire un modello terapeutico delle dipendenze presentando l’approfondito lavoro di ricerca sul quale questo modello si fonda. Un libro che permette, con un linguaggio scorrevole e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori, di avvicinarsi, non solo alle neuroscienze e alla psicologia cognitiva e comportamentale, ma anche di scoprire gli insegnamenti millenari delle filosofie orientali, adattando il tutto al metodo della mindfulness che negli ultimi anni ha acquisito una credibilità scientifica sempre maggiore. Meditare per credere!

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Bibliografia

  • Brewer, J. (2018) Vincere la dipendenza. Sigarette, smartphone, relazioni: come superare le abitudini autodistruttive di Judson – Ferrari Sinibaldi
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