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Le voci dentro. Storia e scienza del dialogo interiore (2018) di C. Fernyhough – Recensione del libro

Le voci dentro analizza la natura del pensiero umano. Fernyhough distingue il self talk dalle allucinanzioni psicotiche secondo i più recenti contributi scientifici. Ma non tralascia di raccontarci come l'uomo, nelle diverse epoche storiche, ha interpretato il pensiero.

ID Articolo: 154897 - Pubblicato il: 17 maggio 2018
Le voci dentro. Storia e scienza del dialogo interiore (2018) di C. Fernyhough – Recensione del libro
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Le voci dentro indaga la natura del pensiero umano. Fernyhough ripercorre come l’uomo ha definito e spiegato il pensiero nel corso dei secoli e il punto di vista scientifico attuale.

 

Il pensiero si muove

afferma Charles Fernyhough nel suo saggio dal titolo Le voci dentro e aggiunge:

Il pensiero crea qualcosa dove prima non c’era nulla, senza aver bisogno di alcuna direzione dettata dal mondo esterno. Questo è parte di ciò che ci rende distintamente umani

Le voci dentro: distinzione tra self talk e psicosi

Messaggio pubblicitario Nel suo saggio Fernyhough si interroga sulla natura del pensiero umano, esaminando come ci si sente ad essere trascinati dalla corrente del proprio flusso di coscienza. Sembra che il linguaggio interiore non sia onnipresente, tuttavia è presente nell’esperienza di molte persone in modo significativo e con ruoli diversi. Il linguaggio interiore, noto anche come self talk ci fornisce una prospettiva su noi stessi che potrebbe essere l’elemento chiave per pensare in modo flessibile e creativo.

Attraverso la descrizione di ricerche scientifiche e grazie ad un variegato numero di riferimenti culturali l’autore di Le voci dentro ci spiega come funzionano le nostre voci interiori, specificando che “sentire le voci” non sempre è sintomo di psicosi, anzi ci mostra come il nostro pensiero può alimentare processi creativi ed evolutivi.

In modo interessante l’autore cerca di modificare le comuni opinioni sugli “uditori di voci”, riportando i casi di scrittori e letterati che per primi hanno trasformato il proprio flusso di coscienza e le proprie voci interiori in opere di fama mondiale. L’Ulisse di Jaimes Joyce e alcuni scritti di Virginia Woolf ad esempio, sono la prova provata che il dialogo interiore è alla base della creatività.

Tutti gli scrittori sentono le voci – disse un autore di fantascienza in un’intervista del 1990 – ma come sono queste voci? Hanno qualcosa in comune con le voci degli “uditori di voci” o delle persone con schizofrenia?

A queste e ad altre interessanti domande Fernyhough cerca di dare una risposta nel corso del suo interessante saggio.

Le voci dentro: dalle voci divine ai processi creativi

Attraverso un susseguirsi di riferimenti culturali, l’autore ci aiuta a capire che le voci che sentiamo nella nostra testa sono le voci della nostra personalità, del nostro genitore interiorizzato e del nostro Io che dialogano tra di loro; per la maggior parte di noi queste voci vengono classificate come pensieri, tranne in casi di forte stress emotivo e fisico. Se tutto ciò è abbastanza comprensibile per noi, pare non lo fosse in modo così chiaro per i nostri antenati, ad esempio nell’Atene del quarto secolo, era abbastanza comune che una voce interiore fosse identificata come “voce divina”. Diversi sono infatti i capitoli di Le voci dentro che l’autore dedica all’esplorazione di questo tema nel passato, passando da Socrate all’Illiade e all’Odissea.

Oltre ai riferimenti culturali, l’autore dedica alcuni capitoli ai pazienti con psicosi e schizofrenia e al modo in cui la psicoterapia può esser di aiuto per dare un senso alle proprie voci e imparare a gestirle. In particolare, secondo l’approccio Hearing Voices Movement, riportato dall’autore, lo scopo è quello di incoraggiare gli uditori di voci a cercare di capire gli eventi di vita dai quali deriva il disagio emotivo che le voci stanno esprimendo.

La domanda che dovremmo porci non è quale sia il tuo problema, ma quale sia la tua storia

Le voci dentro: le allucinazioni potrebbero originare da una dissociazione post-traumatica

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA In merito a questo aspetto Fernyhough si chiede se alcune esperienze allucinatorie abbiano caratteristiche simili a quelle dei ricordi e ritiene che un approccio alternativo sia vedere se chi sente le voci presenta alcune differenze nel modo di elaborare i ricordi.

Ci sono ormai solide evidenze del fatto che esiste un collegamento tra allucinazioni uditivo-verbali ed esperienze precoci traumatiche, anche se occorre essere prudenti. L’anello mancante nel collegamento tra trauma e voci allucinatorie potrebbe essere il fenomeno psicologico conosciuto come “dissociazione”, e può darsi che la dissociazione descriva un qualcosa che è presente in ognuno di noi che si manifesta in versione estrema in persone che hanno vissuto esperienze traumatiche.

Concepire le voci all’interno di questa cornice consente di gestire in modo diverso l’esperienza allucinatoria. Se le voci riguardano almeno in parte ciò che è accaduto a qualcuno, allora forniscono anche qualcosa su cui lavorare e offrono una prospettiva di guarigione.

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Il sentire delle voci nella mente potrebbe essere una strategia di sopravvivenza ingenua e creativa che non dovrebbe essere vista come sintomo di malattia.

Bibliografia

Fernyhough, C. (2018). Le voci dentro. Storia e scienza del dialogo interiore. Raffaello Cortina Editore

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