Messaggio pubblicitario

Scuola: l’intelligenza emotiva come prevenzione del disagio di bambini e adolescenti

La scuola può costituire un importante luogo per lo sviluppo dell' intelligenza emotiva e di prevenzione del disagio di bambini e adolescenti.

ID Articolo: 152813 - Pubblicato il: 11 aprile 2018
Scuola: l’intelligenza emotiva come prevenzione del disagio di bambini e adolescenti
Condividi

A scuola, appare evidente il ruolo centrale che i processi affettivi giocano nell’organizzare l’esperienza e il comportamento. La scuola, in un’ottica di prevenzione, ci può aiutare nello sviluppo dell’ intelligenza emotiva.

Luisana D’Alessandro, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI SAN BENEDETTO DI TRONTO 

 

Il costrutto di intelligenza emotiva

Messaggio pubblicitario Il concetto di Intelligenza emotiva è stato introdotto da Salovey e Mayer (1990) per descrivere “la capacità che hanno gli individui di monitorare le sensazioni proprie e quelle degli altri, discriminando tra vari tipi di emozione ed usando questa informazione per incanalare pensieri ed azioni”.

Goleman, nel 1995, riprende tale concetto mediante la pubblicazione del suo libro ” Intelligenza emotiva ”; questo termine, secondo Goleman, include l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, nonché la capacità di auto-monitorarsi.
Questi concetti possono essere insegnati ai bambini, mettendoli nelle migliori condizioni per far fruttare qualunque talento intellettuale la genetica abbia dato loro (Goleman, 1995).

Si afferma, che la famiglia è il primo contesto in cui apprendiamo gli insegnamenti riguardanti la vita emotiva. L’educazione emozionale opera, non solo attraverso le parole e le azioni dei genitori indirizzate al bambino, ma anche attraverso i modelli che gli offrono mostrandogli come gestiscono i loro sentimenti e la propria relazione coniugale. Avere dei genitori intelligenti, sotto il profilo emotivo, è una fonte di beneficio per il bambino.
I bambini che imparano a gestire le proprie emozioni e a controllare i propri istinti tollerano meglio le situazioni stressanti, imparano a comunicare meglio i propri stati emozionali e sono in grado di sviluppare relazioni positive con la famiglia e gli amici e ottengono maggiori successi a scuola.

Intelligenza emotiva: la scuola come contesto di prevenzione

La scuola, in un’ottica di prevenzione, ci può aiutare in questo compito.
In un clima favorevole alla crescita, l’apprendimento è più profondo, procede più rapidamente, in quanto nel processo è investita l’intera persona, con sentimenti e passioni al pari dell’intelletto (Rogers, 1978).

A scuola, appare evidente il ruolo centrale che i processi affettivi giocano nell’organizzare l’esperienza e il comportamento. In ultima analisi, “non si dà apprendimento senza gratificazione emotiva” (Galimberti, 2001).
L’analfabetismo emozionale rappresenta un fattore di rischio e pericolo per la società. L’esclusione o la marginalizzazione nei programmi scolastici di spazi da destinare alla formazione emozionale, è un indicatore negativo che può spiegare l’impotenza delle istituzioni scolastiche di fronte all’aumento delle difficoltà e del disagio, oltre all’insorgenza di alcuni disturbi fra gli adolescenti e i bambini (Mariani, 2001).

Il disagio giovanile, rilevabile in ambito scolastico, è inquadrato in “un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali“. (Mancini e Gabrielli, 1998). La sofferenza psicologica, come evidenziato dalle ricerche in questo settore, può comportare stress, ricollegabile alle prestazioni scolastiche, comportamenti di angoscia e insicurezza, problemi di comunicazione, sintomi di tensione e assunzione di sostanze psico-attive (Baraldi e Turchi, 1990). Tutto ciò può sfociare in fenomeni rilevanti come bullismo, difficoltà d’ apprendimento, deficit di attenzione e iperattività o rifiuto della scuola; tali fenomeni rendono ancora più visibile l’impotenza dei genitori e degli insegnanti.

Goleman, nel suo libro Intelligenza emotiva, riporta l’esperienza di una scuola di San Francisco, con quindici alunni di quinta elementare. In questa scuola viene proposto un programma di alfabetizzazione emotiva; si richiede che “gli insegnanti e gli studenti si concentrino sul tessuto emozionale. La strategia consiste nell’utilizzare come argomento del giorno le tensioni e i traumi presenti nella vita dei bambini. Gli insegnanti parlano di questioni concrete: del dolore di sentirsi esclusi, dell’invidia e dei contrasti che potrebbero sfociare in una zuffa nel cortile della scuola” (Goleman, 1995). I programmi di alfabetizzazione emotiva proposti nell’ambito della prevenzione, hanno come obiettivo quello di consentire un’adeguata gestione dei sentimenti. Le finalità dello sviluppo dell’ intelligenza emotiva riguardano pertanto la conoscenza, l’acquisizione e la realizzazione delle competenze emotive relative a cinque aree: Consapevolezza di sé, Autocontrollo, Motivazione, Empatia, Abilità sociali.

Nello specifico:
1. Consapevolezza di sé: conoscere in ogni istante i propri sentimenti e le proprie preferenze e usare questa conoscenza per guidare i processi decisionali; avere una valutazione realistica delle proprie abilità e fiducia in se stessi.
2. Autocontrollo: gestire le proprie emozioni in modo che facilitino il compito in corso invece di interferire; essere coscienziosi e capaci di rimandare le gratificazioni per perseguire i propri obiettivi; saper ben fronteggiare la propria sofferenza emotiva.
3. Motivazione: usare le proprie preferenze più intime per spronare e guidare se stessi al raggiungimento dei propri obiettivi, come pure per aiutarsi a prendere l’iniziativa; essere altamente efficienti e perseverare nonostante insuccessi e frustrazioni.
4. Empatia: percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di adottare la loro prospettiva e coltivare fiducia e sintonia emotiva con un’ampia gamma di persone fra loro diverse.
5. Abilità sociali: gestire bene le emozioni nelle relazioni e saper leggere accuratamente le situazioni sociali; interagire fluidamente con gli altri e usare queste capacità per guidarli, per ricomporre dispute, come pure per cooperare e lavorare in equipe.

L’ autoconsapevolezza rappresenta un aspetto centrale per capire la propria vita affettiva e favorire nel bambino tale consapevolezza, determina un consolidamento della capacità di valutare e regolare meglio quello che accade quando si è preda di un’emozione intensa e distruttiva.
Questo nuovo punto di partenza nell’introdurre l’alfabetizzazione nelle scuole fa delle emozioni e della vita sociale vere e proprie materie di insegnamento cosicché questi aspetti tanto rilevanti della vita quotidiana dell’alunno non vengono più considerati come intrusioni non pertinenti né come occasionale materia disciplinare (Goleman, 1995). Le lezioni possono apparire piatte, inadeguate a offrire una soluzione ai problemi che affrontano, ma sono assai significative. L’apprendimento emozionale mette le radici e fruttifica, dando risultati in futuro (Goleman, 1995). In sintesi, il repertorio comportamentale dell’uomo, secondo Goleman, è in buona parte determinato dalle emozioni (Goleman, 1998).

L’esigenza di progettualità, d’altra parte, trova spiegazione e conferma nelle più recenti ricerche psicologiche nell’ambito del disagio che sottolineano la necessità di offrire interventi sistematici di supporto e consulenza ai giovani (Mariani, 2003). Ciò deve avvenire proprio in riferimento alle problematiche della fase “autonoma e prolungata” dell’adolescenza, caratterizzata dall’attivazione di stati emozionali intensi, di sofferenza.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Fondamentale è “essere nella prevenzione” in quanto ci permette di costruire validi e profondi rapporti con i bambini e i giovani, antidoti del disagio.
Sintonizzarsi con gli alunni e con i figli, offrire loro le parole che identificano quello specifico stato emotivo, condividere il significato di ciò che sentono e di conseguenza analizzare le problematiche connesse e le possibili soluzioni è un’azione altamente educativa. Costituisce, infatti, un’occasione di riflessione e di confronto con sé e con l’altro, diminuendo il rischio di perdersi nella “sicurezza” offerta da qualsiasi forma di dipendenza (Mencaroni, 2013).

Se c’è una cosa da considerare, è l’importanza di guardare ai giovani con occhi liberi da ogni pregiudizio culturale, di ascoltarli aprendo la mente e il cuore, perché, se non si propongono valide alternative, “il giovane rabbioso di oggi è destinato a diventare l’uomo solitario e ostile di domani”. (D.Kindlon, M.Thompson, 1999).

E’ indispensabile, infine, riaffermare che “l’alfabetizzazione emozionale può per certi versi apparire come un esercizio banale, o comunque insufficiente a impedire le multiformi manifestazioni del malessere giovanile, ma l’obiettivo finale di formare nell’ambito scolastico esseri umani, in un clima di libertà e dignità, costituisce un traguardo fondamentale per il nostro futuro e per quello della scuola” (Vignati, 2000).

Il diffondersi di esperienze formative centrate sulla crescita emozionale, credo autorizzi la speranza in un futuro nel quale la scuola assumerà il compito educativo prevalente di promuovere qualità e attitudini come l’autocontrollo e la sicurezza di sé, l’esprimere i sentimenti, l’arte di ascoltare e di risolvere i conflitti, di cooperare, e tutte le altre abilità della vita emotiva.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 6, media: 4,67 su 5)

Consigliato dalla redazione

Life skills: effetti a lungo termine dei programmi di apprendimento socio-emotivo

Life Skills: l'importanza di apprendere empatia e abilità socio-emotive tra i banchi di scuola

I programmi di apprendimento di Life skills per i giovani migliorano la salute mentale e le abilità sociali, mantenendo tali benefici anche dopo molti anni

Bibliografia

  • BARALDI C.,TURCHI D. Educazione scolastica e motivazione allo studio”, Angeli,1990.
  • GOLEMAN D., Intelligenza emotiva, Rizzoli, 1996.
  • GOLEMAN D. Lavorare con intelligenza emotiva, Rizzoli 1998.
  • KINDLON D.–THOMPSON M.(1999) Intelligenza emotiva per un bambino che diventerà uomo, Rizzoli, 2000.
  • MANCINI G. – GABRIELLI G. Test di Valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Erickson, 1998.
  • MARIANI U. Educazione alla salute nella scuola, Erickson, 2001.
  • MARIANI U., SCHIRALLI R. Costruire il benessere personale in classe, Erickson, 2003.
  • ROGERS C. R. (1977) Potere personale, Astrolabio, 1978
  • VIGNATI R. La scuola dalle emozioni, Convegno: “Un ponte educativo sul Terzo Millennio”, Centro Studi P.S. di Fermo – 4 novembre 2000
  • MENCARONI F. Convegno la Qualità dell’integrazione scolastica e sociale, Rimini – 8, 9 e 10 novembre 2013.
State of Mind © 2011-2018 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario DEFAULT SU NETWORK FORMAZIONE
Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA 2 - footer right

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da